Sabato, 25 Settembre 2021
Salute

Salvate tre vite grazie a una catena di interventi: a Bari il trapianto di rene incrociato. "Policlinico eccellenza della sanità"

Ad eseguire l'intervento è stata l'equipe del professor Michele Battaglia, direttore della unità operativa complessa di urologia e trapianto di rene dell’Azienda universitario ospedaliera Policlinico di Bari.

Veneto, Sicilia, Puglia, Piemonte unite in una catena di solidarietà che incrocia coppie di donatori incompatibili tra loro per salvare tre vite. Al Policlinico di Bari è stato eseguito un trapianto di rene incrociato (cross over): il paziente ha ricevuto l'organo da un donatore di Palermo e sua moglie l'ha donato a un ricevente in lista d'attesa a Torino. Ad eseguire l'intervento è stata l'equipe del professor Michele Battaglia, direttore della unità operativa complessa di urologia e trapianto di rene dell’Azienda universitario ospedaliera Policlinico di Bari.

“Il Centro Regionale Trapianti pugliese è stato tra i primi in Italia a sperimentare questa modalità di trapianto da vivente, prevista dal programma DECK (DECeased Kidney), ad agosto del 2018. Questa è la terza volta che entriamo in una catena di donatori e contribuiamo a restituire una migliore qualità di vita a tre pazienti in trattamento dialitico”, spiega il direttore dell’unità operativa di nefrologia e coordinatore del Centro Regionale Trapianti, prof. Loreto Gesualdo.

Come funziona il programma Deck. Spesso la donazione diretta tra persone legate affettivamente, nonostante la volontà espressa, non è possibile a causa di un'incompatibilità immunologica. In questi casi può aprirsi per i soggetti con insufficienza renale cronica l'opzione di una catena di scambio, innescata da un donatore deceduto. È quello che è successo: la catena si è aperta con una donazione da un soggetto deceduto in Veneto e si è chiusa in Piemonte evitando la dialisi a un paziente in lista d'attesa da donatore deceduto.

“Oggi si tende a far viaggiare gli organi piuttosto che i donatori e i riceventi – spiega il professor Michele Battaglia che ha eseguito l'intervento - il trapianto non è un gesto tecnico ma è un modello organizzativo che vede protagoniste tante figure professionali: il personale medico-infermieristico, le forze dell'ordine che accompagnano la staffetta ma soprattutto deve vedere sempre più coinvolta la società civile. Il dono è una scelta etica consapevole ed è importante che la gente sappia cosa succede, cosa si muove con il proprio singolo gesto d'amore consapevole”.

“Il Policlinico di Bari si conferma un'eccellenza della sanità pugliese – conclude il direttore generale dell'azienda ospedaliera Giovanni Migliore – le competenze del prof. Battaglia e della sua equipe si sono ancora una volta messe in luce in una catena di interventi che ha coinvolto più strutture ospedaliere sul territorio nazionale. Va riconosciuto anche il grande lavoro di coordinamento del centro regionale che con il prof. Gesualdo ha fatto segnare nell'ultimo anno un record di trapianti in Puglia”.

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