La protesta degli studenti contro i test di ingresso: "Inaccettabile limitare la scelta degli studi"

A Bari come in altre città italiane la mobilitazione promossa dal sindacato studentesco Link con presidi e flash mob

"Fermiamo l'estinzione, aboliamo il numero chiuso". E' lo slogan scelto dagli studenti di Link, che questa mattina, a Bari come a Milano, Salerno, Siena, Bologna, Foggia e Roma, hanno protestato contro i test di ammissione a Medicina.

"Non è più tollerabile - spiegano gli studenti di Link Bari - che uno studente in uscita dalle scuole superiori non possa scegliere liberamente il suo percorso di studi, i test non valutano realmente la preparazione dei candidati, ma sottopongono ad un inutile e stressante vaglio le loro conoscenze col fine di selezionare i futuri studenti universitari. Con le maschere del panda e il nostro hashtag #MediciInEstinzione abbiamo voluto sottolineare come il sistema chiuso rappresentato dai test d'accesso non sia che il riflesso di un continuo definanziamento delle strutture universitarie, della ricerca e del diritto allo studio: di anno in anno questa rigida scelta politica ha portato ad oggi ad un sistema sanitario pubblico al collasso, inaccessibile e con personale medico in netta diminuzione e ridimensionamento". 

"Un sistema malato, che nasconde un forte ascendente classista: riesce ad entrare solo chi può permettersi la formazione migliore. I dati parlano chiaro: la maggior parte dei giovani laureati nelle aree scientifiche è figlio di laureati", afferma Piercarlo Melchiorre, coordinatore cittadino di Link Bari. "Si specula sulla formazione, tra corsi di preparazione ed editoria, per un giro di svariate migliaia di euro, senza che il Ministero si assuma la responsabilità della tutela del diritto allo studio, aperto e accessibile a tutte e tutti".

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Continua Asia Iurlo, coordinatrice di Link Medicina Bari: "Gli ospedali meridionali quest’anno hanno chiuso bandi senza candidati, già ora non ci sono abbastanza medici per garantire i livelli essenziali di assistenza sanitaria nella nostra regione. Possiamo immaginare cosa succederà nel giro di 10 anni, quando in tutto il Paese ci saranno 20.000 medici in meno. Paventano di voler migliorare la qualità della formazione mantenendo un basso numero di studenti: la realtà è che la didattica e le strutture universitarie sono già in crisi, e non saranno i tagli a migliorare la situazione. Ci vuole la volontà politica di finanziare l’università e la sanità pubblica".
 

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