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La "Cima di Cola", l'ortaggio pugliese che fa molto bene al nostro organismo

La caratteristica che si nota con maggiore facilità è il forte e sgradevole odore che sprigiona ma contiene molti solfati e glucosinolati, composti con spiccata attività funzionale per il nostro organismo: curiosità e caratteristiche del cavolfiore pugliese

La Puglia offre numerose ed antiche varietà locali, tra queste vi è la "Cima di Cola". Come si legge sul sito BiodiverSO (Biodiversità delle specie orticole della Puglia) si tratta di un cavolfiore con "testa" verde, a palla, abbastanza soffice. Contiene molti solfati e glucosinolati, composti con spiccata attività funzionale per il nostro organismo. Lo si nota anche durante la sua cottura, per il forte e sgradevole odore che sprigiona. Le tradizionali cultivar italiane sono oggetto di studio e soprattutto sono tra le più importanti fonti di caratteri utili al miglioramento genetico per arricchire l’offerta di colori (bianchi, verdi, viola e ora anche arancioni) nonché di forme, sapori, compattezza della testa e calendari produttivi.

Cinquant’anni fa la “Cima di Cola” era la principale varietà di cavolfiore coltivata in Puglia. La produzione era principalmente indirizzata al mercato interno a causa del particolare colore verde della “testa”, mentre l’unico colore di cavolfiore commercializzabile con l’estero era quello di colore bianco.

L’aumento degli scambi commerciali, ed in particolare il progressivo orientamento al prodotto da esportazione, ha concorso in modo decisivo alla riduzione della superficie coltivata con la “Cima di Cola” in Puglia.

Grazie al progetto BiodiverSO, a giugno 2015 la Cima di cola è stata inserita nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali e ora anche nell’Anagrafe nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare.

(Fonte Biodiverso)

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