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Digitalizzazione per la fabbrica 4.0: nasce in Puglia la soluzione tecnologica capace di far “parlare” le macchine

Ecsa, con sede principale a Bari e da qualche anno una succursale a Milano, è il punto di riferimento per alcune delle multinazionali del settore manifatturiero a cui offre soluzioni per l’automazione industriale di tipo custom, ad alto contenuto tecnologico e perfezionate negli anni grazie a competenze trasversali maturate nei settori più disparati, oltre che sistemi e soluzioni per l’ottimizzazione dei processi produttivi

Trasformare i propri dati in informazioni di valore mettendoli a disposizione delle decisioni strategiche è una vera e propria necessità per le imprese moderne. La pugliese Ecsa, da vent’anni impegnata nei settori dell’automazione e dell’informatica industriale, accompagna le aziende nel percorso di digitalizzazione dei processi produttivi, ponendosi come partner tecnologico e fornendo soluzioni per la Smart Manufacturing secondo i principi di Industry 4.0.

Ecsa, con sede principale a Bari e da qualche anno una succursale a Milano, è il punto di riferimento per alcune delle multinazionali del settore manifatturiero a cui offre soluzioni per l’automazione industriale di tipo custom, ad alto contenuto tecnologico e perfezionate negli anni grazie a competenze trasversali maturate nei settori più disparati, oltre che sistemi e soluzioni per l’ottimizzazione dei processi produttivi. Il suo Ceo, Giuseppe Trentadue, è il re Mida dal tocco d’oro.

Possiamo aumentare la produttività delle aziende del 12% in tre mesi. Come? Dando valore al tesoro nascosto presente nelle macchine: i dati. Informazioni preziose e troppo spesso sottovalutate. Dati e connettività diventano quindi gli elementi su cui si gioca la sfida di Ecsa, ossia la digitalizzazione. Adesso è il momento di investire”, spiega Trentadue.

Infatti, la legge di bilancio 2021 (Legge n. 178 del 30 dicembre 2020, art. 1, commi dal 1051 al 1067) con il rinnovo degli incentivi di Transizione 4.0 per l'acquisto di beni strumentali interconnessi o non (ex superammortamento) da parte delle imprese, attraverso il credito di imposta, va esattamente nella direzione indicata da Trentadue. L'agevolazione per i beni interconnessi è stata migliorata proponendo un credito di imposta pari al 50% (40% nel 2020) del valore dei beni materiali acquistati ed al 20% (15% nel 2020) dei beni immateriali (software), fino a un investimento totale, sul periodo d'imposta, rispettivamente di 2.500.000 di euro e 1.000.000 di euro (massimali).

L’assenza di una raccolta dati automatizzata crea la mancanza di una visione completa del processo, alta possibilità di errori, inefficienza operativa e bassa produttività. La capacità di trasformare i propri dati in informazioni di valore permette invece alle imprese di indirizzare le proprie decisioni di business e di avanzare saldamente verso il proprio futuro. Ecsa deve il proprio successo alla capacità di rispondere a queste esigenze. Una abilità quanto mai essenziale in un periodo storico come questo. Mercati sempre più imprevedibili e basati su nuove dinamiche, infatti, impongono non solo un’ottimizzazione data-driven a livello operativo, ma anche una pianificazione strategica fondata unicamente sui dati.

Siamo in grado di aggregare dati dalle fonti più diverse tramite piattaforme di Internet Of Things, elaborarli e trasmetterli ai sistemi informativi del cliente. In questo modo abilitiamo la comunicazione tra due mondi che fino ad ora operavano in comparti stagni: l’OT (sistema produttivo) e l’IT (sistema gestionale). In questo modo garantiamo la completa accessibilità ai sistemi da diversi dispositivi, tablet, telefoni, notebook”, spiega il Ceo di Ecsa.

Le soluzioni “chiavi in mano” di Ecsa permettono un approfondimento continuo, finalizzato a fotografare lo stato di un processo e a perfezionare le decisioni strategiche, tattiche o operative. In ambito produttivo, per esempio, si può risalire a quale macchina non lavora in modo efficiente impattando sul tempo medio di produzione, capirne il perché e intervenire tempestivamente. Inoltre, è possibile associare la produttività di ogni operatore alle macchine o quanti pezzi hanno prodotto, in che lasso di tempo, qual è la macchina che ha prodotto più scarti, che ha tempi di attrezzaggio più costosi o il turno più efficiente.

Si parte con il manifatturiero ma nessuno vieta l’impiego in altri settori e attività: costruzioni e facility management sono tra i primi candidati.

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