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In un disco la storia di due grandi compositori, Tommaso e Filippo Traetta: padre e figlio protagonisti delle vite musicali di due continenti

Da Napoli all’Europa alla conquista del Nuovo Mondo, ai due musicisti è dedicato un inedito e importante progetto promosso dal Traetta Opera Festival. Martedì 16 novembre debutto su Rai Radio3

Tra le grandi famiglie di musicisti europei del Settecento, gli Scarlatti, i Bach e i Mozart, ci furono anche i pugliesi Traetta: il più famoso Tommaso (1727-1779), uno dei grandi della scuola napoletana, e il figlio Filippo (1777-1854), che si affermò nel Nuovo Mondo nella prima metà dell’Ottocento. Ai due musicisti è dedicato un inedito e importante progetto promosso dal Traetta Opera Festival ed uscito per l’etichetta molfettese Digressione Music che segna il debutto discografico dell’Orchestra Sinfonica Metropolitana di Bari. Per l’occasione la formazione è stata diretta da uno specialista dei due compositori, Vito Clemente, direttore artistico del festival bitontino e ideatore del progetto discografico che, martedì 16 novembre, viene tenuto ufficialmente a battesimo su Rai Radio3 nel corso della trasmissione «Primo Movimento» in onda dalle 9.30 alle 11 e poi riascoltabile in podcast sulla piattaforma Rai Play Radio.

Le pregevoli note di copertina di Dinko Fabris ricordano che Tommaso Traetta debuttò come operista nel 1751, al Teatro San Carlo, mettendo in note il libretto del «Farnace» già musicato da Vivaldi nel 1726. Ma i primi successi arrivarono nel 1759 con l’opera comica «Buovo d’Antona» su libretto di Goldoni e il successivo incarico alla corte filofrancese di Parma, dove il compositore bitontino trascorse un decennio fondamentale, rendendosi protagonista (non solo a Parma) di un’importante riforma dell’opera seria sulla base della tragédie-lyrique con «Ifigenia in Tauride», «Ippolito ed Aricia» ed altre opere di un certo rilievo. Inoltre, con «L’Armida» scritta per Vienna nel 1761, Tommaso Traetta s’inserì a pieno titolo nel clima del riordino del melodramma dettato da Gluck e Calzabigi prima di trasferirsi per un settennato in Russia, alla corte della zarina Caterina II. Lasciata San Pietroburgo nel 1775, il compositore passò per Londra sulla via del ritorno a Venezia, dove morì il 6 aprile del 1779.

Dalla relazione con Elizabeth Sund, misteriosa artista scandinava conosciuta durante il soggiorno in Russia, nacque Filippo che, rimasto orfano, decise di seguire le orme del padre, ma dall’altra parte dell’Oceano. Dopo aver studiato a Napoli con Fedele Fenaroli e il barese Niccolò Piccinni, il giovane Traetta s’imbarcò sul vascello americano Mount Vernon per sfuggire alle ritorsioni dei Borboni dopo la breve esperienza al seguito della Rivoluzione Partenopea. E negli Stati Uniti, con il nome trasformato in Phil Trajetta, si rese protagonista della fondazione di tre diversi Conservatori di musica tra il 1800 e il 1828, prima a Boston, poi a New York e, infine, a Philadelphia, dove visse sino alla morte, avvenuta nel 1854. Tra l’altro, come ha rivelato il musicologo pugliese Franco Sciannameo, docente all’Università di Pittsburgh e autore della monografia «Phil Trajetta (1777-1854). Patriot, Musician, Immigrant», Traetta junior venne contattato da Lorenzo Da Ponte, da poco giunto a New York, dove la contemporanea presenza di Maria Malibran ispirò al librettista di Mozart l’idea di realizzare un’opera su tema americano della quale avrebbe dovuto essere protagonista il celebre soprano, progetto poi abortito.

Traetta portò, invece, a compimento la scrittura dei primi due oratori nella storia della musica americana, «The Daughter of Zion» e «Jerusalem in Affliction». Nel disco si possono ascoltare le due ouverture di questi oratori con la Sinfonia Concertata e l’Andante Sostenuto dal Quartetto n. 2, altre due pagine di Filippo Traetta. Di Traetta padre sono state incise, invece, cinque Sinfonie da altrettante opere («Il cavaliere errante», «Buovo d’Antona», «Armida», «Didone abbandonata» e «Olimpiade») e la Ciaccona dall’«Antigona».

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