Martedì, 19 Ottobre 2021
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A Bari una mostra racconta la storia delle ‘Cape de firr’, al Museo Civico foto e oggetti tradizionali celebrano il simbolo dell'Acquedotto pugliese

La mostra fotografica “La Fontana racconta” riparte da Bari. Rivisitata nei contenuti e arricchita con inedite foto e oggetti della tradizione popolare, sarà visitabile al Museo Civico dal 15 al 31 ottobre

Come sottolinea il titolo, “La Fontana racconta” è la mostra fotografica itinerante dedicata alla storica colonnina in ghisa che, a partire dagli inizi del secolo scorso, è presente in tutti i punti strategici dei centri pugliesi.

La rassegna, dopo essere stata ospitata in diversi comuni della regione, fa tappa questa volta al Museo Civico di Bari segnando, in realtà, l’inizio di una nuova stagione: rispetto ai precedenti allestimenti, infatti, è stata rivisitata nei contenuti e arricchita con foto inedite, oggetti della tradizione popolare, nuove teche e pannelli descrittivi. Un restyling all’insegna della sostenibilità, soprattutto per quanto riguarda l’allestimento - curato da Post Factory di Vittorio Palumbo - realizzato con materiali perfettamente riciclabili.

La mostra è composta da un centinaio di scatti, provenienti non solo dall’archivio dell’Acquedotto Pugliese ma anche contributo dei numerosi fans della storica fontanina. 

Tra gli oggetti esposti si possono ammirare manufatti tipici degli inizi del secolo scorso utilizzati per l’approvvigionamento, il trasporto, il consumo e la conservazione dell’acqua prima dell’avvento dell’Acquedotto Pugliese. Anfore, vasi, recipienti per l’igiene personale, provenienti da collezioni private, arricchiscono questa esposizione che ha l’obiettivo di conservare la memoria della fontanina pubblica, simbolo del riscatto della nostra gente da sempre in lotta contro la scarsità d’acqua del territorio.

Attraverso i numerosi scatti fotografici in bianco e nero e quelli più recenti si racconta una storia che appartiene all’intera comunità. La fontanina è l’icona più popolare della conquista dell’acqua, premessa di sviluppo, benessere e progresso per tutta la popolazione pugliese.

L’obiettivo della mostra è ribadire la centralità dell’acqua pubblica, promuoverne il valore e la difesa, e insieme diffondere la conoscenza dell’Acquedotto Pugliese, che gestisce da oltre cent’anni un bene così prezioso. La mostra vuole sottolineare, inoltre, l’assoluta sicurezza dell’acqua distribuita dall’Acquedotto Pugliese, garantita da una rete di laboratori, dislocati su tutto il territorio, dove viene sottoposta a oltre 600mila controlli l’anno oltre che da una miriade di dispositivi elettronici lungo la rete.

La mostra resterà aperta al pubblico fino a domenica 31 ottobre, tutti i giorni dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 18,00 alle 20,30.

La fontanina dell’Acquedotto Pugliese

Simbolo indiscusso dell’Acquedotto Pugliese e di tutta un’epoca passata, la fontanina, con la sua tipica sagoma con tanto di cappello e vaschetta di recupero delle acque, è presente in tutti i centri della regione.

Vere e proprie icone della “conquista sociale” dell’acqua, le fontanine cominciarono a popolare le strade e le piazze cittadine agli inizi del secolo scorso, portando la prima acqua salubre pubblica in Puglia.

La loro storia risale esattamente al 1902, alla legge per la costruzione e l'esercizio dell'Acquedotto Pugliese in cui si dispone che "il Consorzio dovrà costruire a sue spese in ciascun comune, in numero proporzionato agli abitanti, fontanine gratuite pel pubblico, restando in facoltà del comune di disciplinarne l'uso, ed a suo carico il pagamento dell'acqua".

Il regolamento per la costruzione e l'esercizio dell'Acquedotto Pugliese, approvato con Regio decreto nel 1904, ne disciplina l’installazione, "in ragione di una per ogni 2500 abitanti nei grossi centri che ne contano più di 20 mila, una per ogni 1500 nei comuni di popolazione compresa tra i 10 e 20 mila abitanti, ed infine una per ogni 1000 abitanti o meno nei centri minori".

Secondo il regolamento "ogni fontanina non dovrà erogare meno di 25 metri cubi d'acqua al giorno e sarà a luce tassata, mediante apposito rubinetto idrometrico, e l'acqua dovrà dai comuni essere pagata al prezzo di 0,20 lire".

Le fontanine erogano acqua da oltre un secolo e, quale simbolo della tradizione pugliese, nel corso degli anni sono state protagoniste di tante storie e componimenti in rima. “All'acqua, all'acqua, alla fendana nova, ci non tene la zita (leggasi fidanzata) se la trova" recita, ad esempio, una filastrocca anonima risalente agli anni '20.

Immagine romantica e affascinante, la fontana pubblica gode dell'affetto immutato dei pugliesi. Testimonianza del suo indiscutibile valore simbolico è l'installazione, voluta dall’architetto Renzo Piano, di sei esemplari sul sagrato del nuovo santuario dedicato a Padre Pio a San Giovanni Rotondo.

L’epopea dell’arrivo dell’acqua in Puglia

L’arrivo dell’acqua a Bari rappresentò un evento straordinario. A descriverlo in modo efficace è il giornalista e scrittore Antonio Rossano nel volume “E venne l’acqua” (Editori Laterza). Qui una galleria di fotografie del tempo, in bianco e nero, rende ancora più affascinante quel momento che rappresentò una svolta storica per il territorio.

Ecco l’incipit: “È il 24 aprile del 1915. Uno zampillo prima incerto, poi alto e scrosciante prorompe dalla fontana scavata nella piazza antistante l’edificio che diverrà sede dell’Ateneo di Bari.

La gente ha un fremito: l’applauso dei baresi è incontenibile, commosso.

Il sindaco Giuseppe Bottalico stringe molte mani. Non ci sono discorsi.

La solennità del momento è sottolineata dalle note della banda cittadina, diretta dal Maestro Annoscia, che intona l’inno reale.

È davvero una data storica per la città”.

Per giungere a quell’evento occorre fare un po’ di storia. 

La Puglia è la più vasta regione del Sud d'Italia, con i suoi quasi 20.000 km quadrati tra i due mari, Adriatico e Ionio. È una regione carsica e la natura del sottosuolo non offre riserve d'acqua. Lo stesso poeta Orazio nel primo secolo a.C. la definì “Apulia siticulosa”. La mancanza d’acqua diventa così un’emergenza nazionale, causa principale di epidemie endemiche, mortalità infantile e numerosi decessi. 

Per fra fronte alla diffusione delle malattie, nel 1896 si insedia una Commissione per lo studio delle acque potabili e, in particolare, per l'Acquedotto Pugliese.

Il Regio Decreto del Ministro dei Lavori Pubblici è il primo atto ufficiale che vede intervenire lo Stato in materia di approvvigionamento idrico della Puglia. A tale proposito un ruolo importante è quello svolto dal deputato Matteo Renato Imbriani, eletto nel collegio di Trani, animatore della battaglia per dissetare la Puglia col motto "acqua e giustizia".

In seguito, una legge dello stato autorizza nel 1898 la spesa di 120 mila lire per lo studio di un progetto tecnico grazie a cui fornire d’acqua potabile la Puglia. Con Regio Decreto viene istituito ad Avellino un ufficio speciale del Genio Civile per lo studio del progetto dell'Acquedotto Pugliese.

Il 26 giugno 1902 viene approvata dal Regno d’Italia la legge n. 245 “per la costruzione e l’esercizio dell’Acquedotto Pugliese”. Nasce il Consorzio fra lo Stato e le tre province di Bari, Foggia e Lecce, a cui è affidato il compito della "Costruzione, manutenzione e l'esercizio perpetuo dell'Acquedotto Pugliese che verranno concessi in un unico appalto all'industria privata, mercé gara internazionale fra le ditte riconosciute idonee dal Ministero dei lavori pubblici".

La "Società anonima italiana Ercole Antico e soci concessionaria dell'Acquedotto Pugliese" si aggiudica i lavori per un importo di 125 milioni. Il contratto viene sottoscritto nel luglio 1905. Il primo Consiglio di amministrazione del Consorzio per l'Acquedotto Pugliese, di cui era presidente l'on. Giuseppe Pavoncelli, viene costituito nel 1906 e alle sorgenti Madonna della Sanità di Caposele hanno inizio i lavori per lo scavo della grande galleria dell'Appennino, confermando così i progetti avveniristici dell'ing. Camillo Rosalba.

L’acqua corrente arriva per la prima volta a Bari il 24 aprile 1915, sgorgando dalla fontana in piazza Umberto I, di fronte al Palazzo Ateneo. Un momento storico non solo per il capoluogo pugliese ma per tutta la regione, anche a seguito dell’estensione delle reti idriche. Quell’attesa tanto lunga finalmente ha termine, cedendo il passo all’entusiasmo e alla speranza. L’arrivo dell’acqua in città significa infatti salute, benessere e progresso.

Prima dell’Acquedotto

L’acqua e i servizi igienico-sanitari sono fondamentali per il benessere delle comunità.

Prima dell’Acquedotto Pugliese non si disponeva di acqua potabile nelle proprie case e le malattie, soprattutto quelle gastrointestinali, mietevano migliaia di vittime.

Un vero e proprio antenato dell’Acquedotto era l’acquaiuolo: colui che vendeva l’acqua per strada in appositi barili.

Nelle case l'acqua veniva conservata in orci di terracotta, nei quali si immergeva un mestolo di rame per attingerne con moderazione.

L’acqua veniva utilizzata con parsimonia e nelle abitazioni il gabinetto con pozzo nero era considerato un lusso.

La presenza delle cisterne e dei pozzi privati, con le loro acque stagnanti, rappresentava l’ambiente ideale per la diffusione della zanzara Anofele, portatrice della malaria che soprattutto nelle campagne era una delle principali cause di morte. Ad esempio, nel Comune di Castelnuovo della Daunia nel 1916, su un totale di 213 morti se ne contarono 16 per malaria "perniciosa" più altri 13 per malaria; l’anno successivo, sempre su un totale di 213 persone, 30 morirono per "perniciosa" più altre 7 per malaria.

Una volta che la rete idrica e quella fognante entrarono in esercizio, i casi di malaria in Puglia si ridussero drasticamente. Continuarono a verificarsi solo in soggetti provenienti da zone malariche o prive di acqua corrente nelle abitazioni.

Il completamento dei lavori dell'Acquedotto Pugliese migliorò le condizioni igieniche dell'intera regione e rappresentò un evento storico, un grande volano di progresso e di benessere. L'acqua veniva erogata da fontanine pubbliche, situate nei punti più importanti del paese, e in seguito con l’estensione della rete potè giungere nelle abitazioni private. A seguito dei lavori per la fognatura i cittadini installarono i primi gabinetti privati.

L’acqua potabile e i servizi igienico-sanitari sono state le condizioni essenziali per garantire la salute dei cittadini. Determinarono una drastica riduzione delle malattie gastro-intestinali e di quelle cosiddette "a veicolo idrico", come l'epatite A e la febbre tifoide.

Oggi la purezza e la salubrità dell’acqua distribuita nelle case di tutti i cittadini è garantita dai numerosi laboratori dell’Acquedotto Pugliese, distribuiti sull’intero territorio servito, e da una serie di dispositivi elettronici dislocati lungo la rete.

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