Il Museo Archeologico di Bari, nell’imponente complesso monumentale di Santa Scolastica, è lo scrigno prezioso di un'ampia collezione archeologica

Da piazza Mercantile, proseguendo sulla “Muraglia” barese fino alla sua estrema punta, si incontra l’imponente complesso monumentale di Santa Scolastica, fra i più belli e suggestivi della città

Da piazza Mercantile, proseguendo sulla “Muraglia” barese fino alla sua estrema punta, si incontra l’imponente complesso monumentale di Santa Scolastica, fra i più belli e suggestivi della città, comprendente il bastione aragonese risalente al XVI secolo (edificato dopo la demolizione della chiesa medievale dedicata ai Santi Giovanni e Paolo) e l’antico monastero, sede del Museo Archeologico della città insieme all’area archeologica di San Pietro. Attraverso l’ingresso ai piedi del bastione, ricavato all’interno di una cannoniera, si intraprende un itinerario archeologico che consente di osservare una parte della ricca stratificazione archeologica del sito, dall’età del Bronzo (II millennio a.c.), passando per l’età greco-romana, fino a giungere al periodo bizantino e medievale. I resti dell’antica cinta muraria urbica, risalente alla fine del IV sec.a.C., sono tra le testimonianze più suggestive. È possibile inoltre ammirare i resti di un villaggio preistorico, di una necropoli peuceta e di una greca. Dall’ottobre 2014 il complesso museale si è arricchito di nuovi spazi espositivi; il processo di riorganizzazione del Museo non è tuttavia ancora completo.

La collezione archeologica, ampia e diversificata, consta delle seguenti sezioni per un totale complessivo di oltre 30.000 reperti, tra cui materiale preistorico comprendente strumenti litici, ceramica impressa; ceramica indigena geometrica dauna, peuceta e messapica; ceramica apula di derivazione greca a vernice nera, sovradipinta, a figure rosse e dello stile di Gnathia; ceramica greca, corinzia e attica; terrecotte figurate e architettoniche; sculture in pietra; bronzi comprendenti vasi, armi, armature, utensili; oreficerie; epigrafi greche e latine; monete greche, romane, bizantine, medievali e moderne; gemme incise; oggetti di osso e di avorio; vetri e ambre.

Le origini del monastero di Santa Scolastica si perdono nella notte dei tempi. L’insediamento era infatti presente sin dall’età del Bronzo, come dimostra il ritrovamento dei resti di una capanna sotto le mura del bastione. Si ritiene però che la struttura vera e propria sia stata fondata prima dell’anno 1000; lo storico barese Beatillo ne fissa la data di fondazione nel 755, in epoca carolingia, sotto il papato di Stefano II. A conferma di tale tesi, il monastero benedettino della SS. Trinità, considerato il “padre” del monastero di Santa Scolastica, risultava già costruito nel 1053. In quell’anno infatti, in una Bolla di papa Leone IX, viene nominato il monastero con il suo abate Marco. Nel 1081 questi decise di fondare nella zona vicina alle mura settentrionali della città la chiesa dedicata ai SS. Giovanni e Paolo, i cui resti sono stati ritrovati sotto le mura del bastione aragonese ora porta d’ingresso del Museo Archeologico. Di tale struttura rimangono alcuni tratti dei muri perimetrali e delle absidi, i basamenti dei pilastri divisori delle navate e soprattutto la splendida pavimentazione in tasselli calcarei disposti in strutture geometriche. Dal 1102 è invece attestato l’insediamento delle monache benedettine di Cassino e la dedicazione del convento a Santa Scolastica sotto la guida della badessa Agnese. La chiesa presentava all’epoca una divisione in tre navate e un’abside centrale. Nel 1120 furono aggiunti i dormitori e il chiostro e la struttura fu notevolmente ampliata e migliorata con la badessa Guisanda Sebaste. La sua tomba in marmo, ricavata da un antico sarcofago romano riscalpellato, si trovava nella sala del Refettorio.
Nel 1156, il complesso conventuale fu uno dei pochi edifici pubblici della città a essere risparmiato dalla distruzione ordinata da Guglielmo il Malo grazie all’intercessione di Giorgio Maione, ammiraglio al servizio del re normanno e fratello dell’allora badessa Eustochia Maione. La badessa Marina aumentò il numero di monache ospiti del convento: le donazioni provenienti dalle novizie, appartenenti alle famiglie più nobili della città, arricchirono notevolmente il patrimonio. Fra i beni di inestimabile valore era il reliquiario in argento contenente il braccio dell’apostolo san Mattia, proveniente dal bottino del saccheggio di Costantinopoli nel 1204. Dopo la cerimonia di consegna della reliquia, il 6 giugno 1207, si narra che il santo avesse compiuto una serie di miracoli; il più suggestivo è la neve mista ad acqua caduta sul monastero il 5 agosto dopo un lungo periodo di siccità. Il convento venne poi confiscato alle benedettine cassinesi dopo l’Unità d’Italia; subì diversi rimaneggiamenti nel XIX e XX e ingenti danni durante il II Conflitto Mondiale. Fu sottoposto a un primo restauro negli anni Settanta, durante il quale tornarono alla luce le originarie fabbriche conventuali. Il restauro più significativo è però sicuramente quello iniziato nel 2011 e non ancora concluso, che ha condotto al ritrovamento di significative testimonianze archeologiche delle più antiche epoche storiche.

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(Fonte Around.Bari e ViaggiareinPuglia)

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