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Al motto di "Vai che ce la fai" Ottavio Panunzio promuove sport e salute durante la pandemia al parco 2 Giugno

Lettera aperta di Ottavio Panunzio, allenatore ed ex campione di arti marziali in cui spiega dal personale punto di vista la difficile situazione sportiva agonistica e dilettantistica al tempo del Covid e chiede alle Istituzioni più attenzione per il mondo dello Sport perché utile all'educazione come lo sono l'arte e la cultura.

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

La pandemia da Coronavirus a marzo scorso ha fermato l'Italia intera e uno dei settori a subire di più il danno da stop forzato è stato quello sportivo sia agonistico che dilettantistico fatto di persone che ferme non vogliono, non possono e non sanno stare. Lo sa bene Ottavio Panunzio, prima campione nazionale e internazionale, poi maestro di Karate Full Contact, Kickboxing, Muaythai e Pugilato e da sempre punto di riferimento per la comunità di atleti e appassionati della categoria di sport riconosciuti dal CONI nella federazione di riferimento FEDERKOMBAT (Federazione Italiana Kickboxing, Muaythai, Savate, Shoot Boxe, Sambo). Ottavio che tutti chiamano Maestro all'interno della sua OPAcademy al motto di "Vai che ce la fai" ha dovuto stravolgere la sua attività sportiva dal tatami delle palestre al prato, all'aria aperta, del Parco 2 Giugno. "Per continuare a praticare l'allenamento abbiamo adottato le misure di distanziamento e anti-contagio istituite dal governo e se per una disciplina fisica di contatto come la nostra poteva sembrare impossibile ricevere un riscontro positivo dagli allievi, nessuno mi ha abbandonato, anzi in molti di loro mi dicono che abbiamo guadagnato il piacere di stare in mezzo alla natura. E siccome siamo dei combattenti nemmeno i cambiamenti climatici della stagione e l'impossibilità di poter utilizzare gli attrezzi e gli strumenti lasciati in palestra ci abbattono, caparbi, ma coscienti come siamo, a tutte l'età, dai sei ai sessant'anni, perché in queste occasioni è importante guardarsi negli occhi invece che fissare lo schermo tentando delle lezioni online alle quali per necessità ho aderito. Poi a dicembre scorso è accaduto un piccolo miracolo: l'esame di passaggio di grado dei nuovi allievi, cinture gialle e arancioni, donne e uomini, bambini e bambine al parco come in una giornata pre-Covid, stavolta in mascherina, ma senza baci e abbracci finali per la promozione, purché mens sana in corpore sano. Penso che a questa generazione sia stata tolta la possibilità di fare movimento, cosa che era già prima un privilegio di pochi. Ma durante il restringimento, quasi naturalmente, qualcosa si è mosso e andare a camminare, a correre, in bicicletta è stato fondamentale per continuare a vivere e l'ho riscontrato anche nella mia disciplina con i nuovi iscritti seppure le palestre fossero chiuse e le attività limitate. È stata proprio la limitazione delle attività a far capire alle persone che lo sport è fondamentale come dormire, come mangiare e che su di esso come sull'arte e sulla cultura bisogna investire, ma prima ancora crederci."

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