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Giovedì, 19 Maggio 2022
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Bari e il suo bene prezioso, la storia dell'acqua tra passato e presente: alla scoperta di pozzi e cisterne nella città vecchia

Gli alunni della scuola Diomede Fresa alla scoperta delle prime tracce d'acqua nella città vecchia con l’associazione I Custodi della bellezza

Ogni anno, il 22 marzo si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua, proclamata nel 1993 dalle Nazione Unite per sensibilizzare alla conservazione e allo sviluppo delle risorse idriche, e che riconduce ai secoli della sete nella nostra regione.

La storia dell’acqua a Bari inizia nell’età preistorica perché nei pressi del fiume Iapix (nell’attuale quartiere Picone), era sorto l’insediamento di Bari, e uno dei possibili significati del nome della nostra città proviene da Var che significa acqua, in riferimento alle acque che quel fiume offriva per la vita quotidiana. Ma la penuria d’acqua per la Puglia è stata sempre un problema, tanto che il poeta Orazio Flacco (Venosa, 8 dicembre 65 a.C. - Roma, 27 novembre 8 a.C.) descriveva la Puglia come terra assetata: “arriva alla stelle l’afa della Puglia sitibonda”.

Tanto tempo fa, per cercare di arginare il problema, i nostri antenati costruivano cisterne di pietre per raccogliere l’acqua. Nella trulla della Cattedrale di Bari, durante i lavori di scavo eseguiti a più riprese, tra il 1993 e il 1995, dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali e della Sovrintendenza Archeologica, fu scoperta una cisterna databile al XII-XIII secolo. Questa cisterna, di dimensioni simili al perimetro della trulla, raccoglieva acqua piovana che veniva utilizzata per il fabbisogno della popolazione.

Bona Sforza, duchessa di Bari dal 1524 al 1557, accanto ai pozzi esistenti (quattro nei pressi della Basilica, due a San Pietro, una al duomo, una a San Gregorio, una a Santa Maria del Buon Consiglio e una a San Rocco attuale chiesa del Carmine), fece costruire altre cisterne. Una di queste, nei pressi del campanile della cattedrale, attiva fino al dopoguerra, presenta una vera a pianta quadrata, con facce disposte secondo i quattro punti cardinali. La facciata ad ovest (frontale per chi provenga dall’asse castello-cattedrale), è quella nobile, con una composizione a bassorilievo raffigurante, per quanto consunta, l’aquila sforzesca dell’arma della famiglia Sforza. La facciata a sud reca la scritta: “Agite semper pura caritate cessate superbias ad nos piissimi facti sumus siti sedata”. Anno Domini MDLIV (Agite sempre con pura carità. Cessati gli atti di superbia tra di noi diventiamo piissimi una vota sedata la sete. Anno del Signore 1554). La facciata a nord presenta una doppia sezione. La prima a sinistra presenta una raffigurazione, per quanto sbiadita, l’immagine vescovile di San Nicola. La seconda a destra riporta l’epigrafe, anche se logora, di un felice invito che si completa poi nella facciata meridionale del pozzo: “Bibite pauperes sine argento. Aquas regina bona preparavit” (Bevete, o poveri, senza moneta, (gratuitamente). La regina Bona ha donato (queste) acque).

Nel 1866, iniziò la costruzione dell’Acquedotto Pugliese, quando una lunga siccità causò un’epidemia di colera talmente grave che i consigli provinciali di Bari e Foggia bandirono un concorso pubblico per un progetto di acquedotto. Nel 1866 vinse il concorso il giovane ingegnere Camillo Rosalba, che propose per l’approvvigionamento idrico della Puglia di attingere l’acqua dalle sorgenti del fiume Sele, sito a Caposele in provincia di Avellino. La proposta venne scartata a causa della grande distanza delle sorgenti. Dopo tante leggi e provvedimenti emanati, finalmente nel 1906 alle sorgenti del Sele, si diede il primo colpo di piccone per lo scavo della Galleria dell’Appenino. Nel 1915 si inaugurò il canale principale lungo 244 chilometri che attraversa gli Appennini. A Bari la prima goccia d’acqua arrivò il 24 aprile 1915 zampillando dalla fontana di piazza Umberto. Nello stesso anno furono installate anche le fontane dette in gergo “cape de firre” (alcune delle quali ancora presenti a Bari vecchia). Queste fontane furono vitali per le famiglie numerose di allora. Nelle abitazioni, infatti, non arrivava neanche una goccia d’acqua e quindi la maggior parte della popolazione era costretta ad attingere acqua da queste fontane e dalle cisterne esistenti. Nei pressi di queste fontane si assisteva a un via vai di donne, uomini e bambini che in fila si recavano ad attingere acqua con bottiglie, secchi e anfore. Nell’attesa del proprio turno si parlava. Nascevano amori e amicizie a volte i presenti litigavano con i furbi che non rispettavano il proprio turno. A Bari ci sono fontane belle, caratteristiche e funzionanti. Un cenno a parte merita la fontana del 1600 detta della pigna o delle quattro facce di piazza Mercantile.

Visita guidata

In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqual’assessora Paola Romano parteciperà il 24 marzo alla visita guidata promossa dall’associazione i Custodi della Bellezza in collaborazione con l’assessorato alle Politiche educative e giovanili. A partire dalle ore 9.30 gli alunni della scuola dell’infanzia Diomede Fresa, insieme alle loro famiglie, guidati da Michele Cassano, percorreranno vicoli e piazze della città vecchia alla scoperta di pozzi, cisterne e fontane. La visita sarà accompagnata da racconti sulla storia dell’acqua nella città di Bari dalle origini ai giorni nostri.

Di seguito il percorso:

ore 9.30 

raduno in piazzetta Sant’Anselmo nei pressi della scuola Diomede Fresa

Partenza da strada San Marco; prima sosta nei pressi del pozzo fatto costruire dalla regina Bona Sforza vicino al campanile della Cattedrale; seconda sosta alla fontana in corte Saverio Triggiano; conclusione con brindisi finale alla fontana in piazza Mercantile.

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