Le caratteristiche 'Fontanine in ghisa dell’Acquedotto Pugliese', icone immortali della storia dei paesi del Sud

Erano il fulcro della vita quotidiana delle famiglie del sud, luoghi di innamoramenti, di appuntamenti con l’amata e ritrovo di chiacchiere, di sfoghi, di risate e di giochi: le fontane pubbliche dell’Acquedotto Pugliese sono testimoni longeve della storia di intere generazioni

©Facebook Acquedotto Pugliese

Le fontanelle in ghisa dell’Acquedotto Pugliese hanno avuto nella nostra terra un grande ruolo sociale. Erano il fulcro della vita quotidiana delle famiglie del sud, la povera terra priva di acqua. Le fontanelle portatrici di un'acqua fresca e pura furono viste come le sorgenti. Averle in paese e in città significò non solo semplificarsi buona parte della routine giornaliera, ma anche imparare ad essere comunità. Furono per molti i luoghi di innamoramenti casuali, di appuntamenti con l’amata e divennero l’agorà delle donne, il ritrovo di chiacchiere, di sfoghi, di risate e di confidenze dalla voce bassa come anche il parco giochi di generazioni di bambini soprattutto nel periodo estivo.

pugliesi le amano e le rispettano, i turisti le guardano affascinati: le tante fontane presenti, specialmente nei centri storici, rientrano nei caratteri distintivi della regione.

Rigorosamente di produzione artigianale, le fontane pubbliche dell’Acquedotto Pugliese si presentano nelle stesse caratteristiche tanto in Salento quanto sul Gargano: con forma conica, corredata di cappello e vaschetta di recupero delle acque, queste sono tutte in ghisa e presentano un rubinetto a getto intermittente, possibile grazie al meccanismo interno in ottone.

Ancora utilizzate, le fontanine dell’Acquedotto Pugliese sono state installate per permettere a tutti quanti di usufruire della prima acqua salubre pubblica del Tacco d’Italia.

Un po' di storia

La loro storia, spesso ignorata, ha origine nel 1902, anno durante il quale ci fu la legge per la costruzione e l’esercizio da parte dell’Acquedotto Pugliese nel quale si disponeva che il Consorzio avrebbe dovuto costruire, a proprie spese, in numero proporzionato agli abitanti, delle fontanine che erogassero acqua gratuitamente, restando in facoltà del comune di disciplinarne l’uso e che avrebbe dovuto provvedere al pagamento.

Nello specifico, il decreto Regio del 1904, sanciva che sarebbero dovute essere installate una fontana per ogni 2500 abitanti nei grossi centri che ne contano più di 20mila, una per ogni 1500 per i comuni tra i 10 e 20 abitanti, e una per ogni 1000 abitanti o meno nei centri minori.

Preciso in ogni suo punto, il regolamento aveva anche stabilito che ogni fontanina non avrebbe dovuto erogare meno di 25 metri cubi di acqua al giorno.

Visto come un vero e proprio strumento di vita, a partire dalla loro installazione, le fontanine dell’Acquedotto Pugliese hanno fatto parte della storia di ciascun abitante della regione: tantissimi, infatti, sono anche le storie e i poemi in rima che si sono diffusi intorno a questo oggetto.

Sebbene oggi siano poco utilizzate e in molti paesi siano state rimosse, queste fontanine continuano a fare parte della storia imprescindibile della regione. Basti pensare, infatti, che Renzo Piano, l’architetto del nuovo santuario di Padre Pio San Giovanni Rotondo, abbia deciso di installare una batteria di queste sei fontane vicino all’atrio d’ingresso della chiesa.

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(Fonte Puglia.com)

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