Mercoledì, 29 Settembre 2021
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Turi nasconde un prezioso tesoro sotterraneo, la meravigliosa grotta carsica di Sant’Oronzo ricca di storia e religiosità

La grotta di Sant’Oronzo si trova al di sotto della chiesa omonima, ed è un luogo di preghiera ricco di preziose testimonianze storico-religiose

Nella città di Turi, in provincia di Bari, è presente una grotta carsica tutta da scoprire. Meglio conosciuta come grotta di Sant’Oronzo, questo antro è stato scoperto, quasi casualmente e durante la peste del regno napoletano, nell’ormai lontano 1658.

Sebbene all’epoca fosse lontana dalla città e in aperta campagna, a partire dal suo rinvenimento questa cavità sotterranea è tornata ad essere utilizzata come luogo di preghiera. La grotta di Sant’Oronzo, infatti, è una cavità che si presenta ricca di preziose testimonianze storico-religiose. Pare, infatti, che questo luogo fosse utilizzato dal patrono della città per predicare e amministrare l’Eucarestia durante la sua persecuzione.

Cappellone di Sant'Oronzo

Oggi la grotta di Sant’Oronzo si trova al di sotto della chiesa omonima, costruita volutamente per consentire ai fedeli di pregare e onorare il Santo in un luogo più accessibile rispetto a quello sottostante.

La nuova struttura, chiamata Cappellone di Sant’Oronzo, nacque come seconda chiesa di Turi dopo quella di Matrice, ed è oggi la terza più grande, preceduta anche dall’Ausiliatrice. Al suo ingresso si potrà notare la sua pianta a croce greca con tre navate sul cui sfondo ci sono altari in pietra con decorazioni policrome a numerose tele in onore del Santo, di San Pietro d’Alcantara, di Santa Teresa d’Avila e della Vergine con San Bernardino da Siena.

Grotta carsica

Per accedere alla grotta carsica, invece, bisogna scendere lungo un imponente scalone con gradini scolpiti. Non appena arrivati nell’anfratto si potranno ammirare due altari e un pavimento di mattonelle in terracotta.

La prima delle due mense sacre, più recente, pare sia stata costruita nel 1727 e posta verso nord, mentre la seconda sicuramente più antica si presenta oggi danneggiata dall’usura dei suoi anni.

Ciò che contraddistingue e caratterizza il tutto è sicuramente un pavimento di forma quadrangolare, composto da ben 238 mattonelle disposte su 17 file da 14 pezzi ciascuno. Oltre alla meravigliosa visione d’insieme, ciò che caratterizza queste strutture sono i differenti intenti decorativi presenti su ciascuna di loro. Molto presenti sono le figure di uomini donne, contraddistinti da particolari capigliature o da cappelli. Immancabili, inoltre, i riferimenti agli elementi naturali della luna e del sole e di alcuni luoghi di culto.

L’unico stemma araldico presente è fortemente deteriorato, ma è possibile intravedere i resti di un’aquila nera ad ali spiegate sormontata da una corona. Esso è riconducibile a una nobile famiglia locale non titolata, probabilmente la committenza del pavimento; infatti la mattonella è collocata in una posizione strategica, in modo da darle massima visibilità da tutti i punti.

(Fonte Puglia.com)

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