Mercoledì, 28 Luglio 2021
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L’eccellenza gastronomica della “Terra di Bari”

L'Istat nel suo ultimo rapporto "I prodotti agroalimentari di qualità" conferma il privilegio della provincia barese. L'olio extra vergine d'oliva Dop, che sarebbe meglio valorizzare

Conosciuto e invidiato in tutto il mondo il Made in Italy dei prodotti agroalimentari, nonostante la crisi, tiene molto bene e l’Italia si conferma primo Paese per numero di riconoscimenti Dop, Igp e Stg conferiti dall'Unione Europea: sono ben 248 i prodotti di qualità riconosciuti al 31 dicembre 2012, ben nove in più rispetto al 31 dicembre 2011. Di questi, 243 risultano attivi. Dopo di noi Francia e Spagna, che però si allontanano sempre più: la Francia detiene 192 prodotti riconosciuti mentre la Spagna 161. A dirlo l’Istat nel rapporto “I prodotti agroalimentari di qualità”. I prodotti Dop (Denominazione di Origine Protetta) al 31 dicembre 2012 sono 154 (cinque in più rispetto al 31 dicembre 2011, con un aumento del 3,4%). Per quanto riguarda gli Igp (Indicazione geografica Protetta), invece, quelli riconosciuti sono 92, con quattro nuovi riconoscimenti (+4,5%). Le regioni con più Dop e Igp sono l’Emilia-Romagna e il Veneto rispettivamente con 36 e 35 prodotti riconosciuti.

Ma anche la Puglia è messa bene con i suoi 16 prodotti a cui è stato conferito il prezioso riconoscimento. Ed è in Puglia dove, dopo la Toscana, è presente il maggior numero di imprese di trasformazione dell’olio extra vergine d’oliva. L’orgoglio del capoluogo pugliese (e della sua provincia) è Terra di Bari: non solo contribuisce a dar lustro al Bel Paese, ma significa anche numeri importanti dal punto di vista economico. Sono 1.601 i produttori di quest’olio e ben 15.880,49 ettari di superficie sono dedicati alla coltivazione dei preziosi ulivi. Terra di Bari è un prodotto dalla tradizione millenaria: sia la coltivazione dell’ulivo sia l’estrazione dell’olio, furono introdotte dai Fenici e dai Greci. E – si legge sul sito del Consorzio -  furono poi i monaci benedettini, nel V secolo, a trasformare in oliveti  le grandi distese selvatiche, avviando e diffondendo la cultura della produzione di olio.

Un ottimo risultato tutto italiano commentato positivamente anche dalla Cia (Confederazione Italiana Agricoltori): «Ancora di più con la crisi economica, il segmento dei prodotti italiani certificati si dimostra fondamentale per la nostra economia, con un fatturato al consumo di 12 miliardi di euro nel 2012, di cui più di un terzo (il 35 per cento) legato alle esportazioni. Un giro d'affari notevole, quindi, ma in grado di crescere molto di più: basterebbe da una parte potenziare gli strumenti di promozione e di marketing a sostegno delle nostre Dop e Igp ancora sconosciute e dall'altra intensificare la lotta alla contraffazione».

E prosegue «oggi, infatti, il 97 per cento del fatturato complessivo del paniere Dop e Igp italiano è legato esclusivamente a una ventina di prodotti: Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Aceto Balsamico di Modena, Mela Alto Adige, Prosciutto di Parma, Pecorino Romano, Gorgonzola, Mozzarella di Bufala Campana, Speck Alto Adige, Prosciutto San Daniele, Mela Val di Non, Toscano, Mortadella Bologna, Bresaola della Valtellina Igp e Taleggio. Ecco perché -osserva la Cia- ora bisogna lavorare per sviluppare le tante certificazioni meno conosciute ma suscettibili di forte crescita; e farlo organizzando le filiere, incrementando i Consorzi partecipati da tutte le componenti produttive, rafforzando le politiche di promozione in primis sulle vetrine internazionali».
 
A questo però, conclude la Cia, va assolutamente affiancata la lotta alle imitazioni: «Solo in Italia la contraffazione alimentare fattura più di un miliardo di euro, con 10 milioni di chili di cibi “tarocchi” sequestrati soltanto nel 2012. Per non parlare dei danni ancora maggiori provocati dall’Italian sounding nel mondo, un business illegale che “vale” 60 miliardi di euro l’anno».

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