Martedì, 15 Giugno 2021
Sport

ESCLUSIVA - De Rosa: "Bari non trova punti di forza su cui ricostruire"

In esclusiva, abbiamo ascoltato l'ex difensore biancorosso Gaetano De Rosa: l'ex giocatore napoletano ha commentato il Bari attuale, le vicende societarie e il 'sistema calcio' dove "ci sono tanti piccoli Moggi"

La maglia del Bari è quella che lo ha tenuto più a lungo in una squadra di calcio. Sette anni in biancorosso che ne hanno fatto, oltre che un pilastro sul campo, anche uno degli idoli della tifoseria a cavallo fra anni novanta e duemila. Stiamo parlando di Gaetano De Rosa, tedesco di Napoli o, se volete, napoletano di Dusseldorf, a Bari dal 1997 al 2004. Sette anni intensissimi che lo hanno visto sempre in prima linea sia nelle annate da incorniciare (i tre consecutivi campionati di A dal 1997 al 2000), sia in quelle da dimenticare (come quella della retrocessione in serie C del 2003\04 poi scongiurata per il fallimento del Napoli). Siamo riusciti a contattare l'ex difensore partenopeo per parlare del Bari, delle vicende societarie e di qualche suo ricordo degli anni vissuti nella nostra città.

Quale ritieni possa essere la dimensione di questo Bari e a quale obiettivo può puntare?

"E' un organico con grandi potenzialità e indubbiamente ha il dovere di svolgere un ruolo da protagonista in questo campionato, anche se in questo momento sta ancora cercando di trovare la giustà identità. Però sono convinto che alla fine possa lottare per un obiettivo importante".

Visti i tuoi trascorsi, ti chiediamo un giudizio su Borghese. Pensi che in futuro possa diventare un pilastro per il Bari come sei stato tu, magari anche in massima serie?

"Non lo conosco benissimo ma da quello che ho visto, ho notato che ha grandi potenzialità. Credo si stia imponendo con grande personalità e sicuramente ha tutte le caratteristiche adatte per diventare un punto di riferimento per la squadra".

Una domanda sul Pescara di Zeman, avversario di domani al San Nicola: tu hai affrontato l'allenatore boemo varie volte, sia quando eri a Bari e lui allenava la Salernitana, sia quando a Genova l'hai affrontato quando siedeva sulla panchina del Lecce. Come si imbriglia il suo gioco?

"Indubbiamente il Pescara è una squadra che sta facendo molto bene. Sta lavorando con grande entusiasmo e motivazione ed esprime un gran bel gioco. Quando si affronta una squadra che ha una marcia in più sicuramente quello che ci vuole è un grande spirito di sacrificio. Non bisogna lasciare nulla al caso, lasciare pochi spazi e cercare di limitare le potenzialità degli avversari. Bisogna lavorare al meglio in tal senso per provare a portare a casa una vittoria importante non solo per i tre punti ma anche per dare morale utile al fine di fornire un'identità precisa utile per recitare un ruolo importante in campionato".

Con l'assenza di Immobile, i riflettori saranno puntati su Insigne, pupillo di Zeman e giocatore che fin qui si è espresso benissimo. Viste le caratteristiche di Insigne, giocatore brevilineo, tecnico e rapido negli spazi stretti, come pensi che Borghese e Claiton possano limitarne la sua pericolosità?

"Soprattutto esercitando una pressione continua e procedendo sempre ad un raddoppio. Insigne è molto agile, brevilineo e bravissimo a saltare l'uomo: per questo bisogna cercare di prenderlo sempre quando è spalle alla porta e poi pianificare sempre un raddoppio della marcatura."

Zeman è da sempre uno dei principali sostenitori della presenza di un 'sistema', capeggiato da Moggi all'epoca, nel mondo del calcio. Qualche tempo fa tu hai definito Calciopoli una 'bufala all'italiana'. Cosa significa questa definizione? Si pone in antitesi con la visione dell'allenatore boemo?

"No, io non la penso diversamente da lui. Non è che non condivida l'idea di un mondo del calcio che desta sospetti o porta a situazioni discutibili. A differenza di Zeman, intendevo dire che nel calcio non esiste solo un Moggi bensì tanti 'piccoli Moggi'. Il calcio è informato su queste dinamiche nelle quali ci sono tante figure che adottano comportamenti che a volte sono piuttosto discutibili, così come questo tipo di situazioni si creano anche nella vita quotidiana. In fin dei conti, si è messo fine a 'Calciopoli' ma questo tipo di dinamiche all'interno del mondo del calcio credo che esistano ancora".

Passiamo all'aspetto societario. Durante i tuoi sette anni di permanenza a Bari hai vissuto periodi piuttosto complessi: hai parlato di ambiente ostile, problemi societari e stadio deserto. Oggi, a distanza di vari anni, tutte queste componenti si sono ripresentate, seppur in modalità e con cause forse differenti. Vedi delle analogie fra l'attuale situazione e quella che hai vissuto tu oppure no?

"Penso che sostanzialmente non sia cambiato nulla. E' rimasto, nonostante gli scorsi anni di serie A, un sistema e un ambiente che non riesce a trovare i punti sui quali ricostruire una realtà forte e, soprattutto, una cultura sportiva forte. Questo comunque non è solo il problema del calcio a Bari ma è il problema che vive il nostro calcio in generale. Noi parliamo di cultura sportiva ma, nel calcio attuale, di cultura ce n'è poca. Purtroppo tutta l'attenzione è posta sul risultato sportivo: la competenza si misura sul risultato sportivo ma, in realtà, non dovrebbe essere così. Un attaccante viene giudicato forte solo se fa cinquanta gol mentre, magari, un altro che lavora per il bene della squadra non è considerato tale. L'attenzione andrebbe posta su altri punti. Purtroppo, per ciò che riguarda il Bari, a distanza di anni si conferma il fatto che la famiglia Matarrese non è vista bene dalla città e questo inevitabilmente penalizza la squadra. Il Bari meriterebbe di varcare sempre le porte della massima categoria ma tutta questa situazione fornisce un segnale importante: il segnale di una città che non cresce, che pare non voglia affrontare questi problemi e che non fa nulla per uscire da questa situazione. A questo punto io mi chiedo: quanto è servito questo astio nel corso degli anni nei confronti della proprietà? Non sarebbe stato meglio cercare, da entrambe le parti, dei punti in comune per cooperare al fine di mettere in piedi un progetto importante?"

Una parentesi su Antonio Cassano: tu lo hai vissuto come compagno di squadra per due stagioni prima del suo primo trasferimento a Roma. Sei rimasto in contatto con lui? Magari a Genova quando ha vestito la maglia della Sampdoria vi sarete incrociati...

"Una volta ci siamo incontrati a Genova. Resto un suo estimantore ma, al tempo stesso, sono convinto che sia un Cassano inesploso, un Cassano che ha dato il 50% di quello che poteva dare. Oggi, forse, sta raggiungendo una certa maturità e consapevolezza dei propri mezzi. Da 'fratello maggiore' e da suo estimatore, facendo un passo indietro, credo che forse la scelta fatta relativa al passaggio a Roma piuttosto che in un altro club sarebbe potuta esser ponderata meglio. Altri club, forse, gli avrebbero dato quelle basi necessarie per esaltare il suo talento e dargli la predisposizione per farlo diventare un fenomeno".

Un ultima cosa: lo spazio per un tuo amarcord personale. Ci dici qual'è il più bel ricordo sul campo in maglia biancorossa e quello che ricordi con maggior piacere fuori dal campo e relativo alla citta?

"Credo che citare un momento piuttosto che un altro sia riduttivo. Io ho vissuto veramente sette anni speciali a Bari e il mio più grande sogno era quello di finire qui la carriera. Mi è dispiaciuto dover andar via in un momento di grande difficoltà e questa non è una frase detta retoricamente così come sostenuto da qualcuno anche in questi giorni e così come fanno tanti giocatori a distanza di anni. La mia coerenza con tale volontà è palese nelle scelte che ho fatto in quei sette anni: ho avuto vari estimatori che mi hanno allettato più volte con varie proposte ma Bari era per me una scelta di vita. Questa città rappresentava la mia dimensione ideale ed il giusto equilibrio fra vita e lavoro quindi per me quello dell'addio non è stato un momento particolarmente piacevole. Sono stati sette anni di grande importanza e di grande intensità".

 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

ESCLUSIVA - De Rosa: "Bari non trova punti di forza su cui ricostruire"

BariToday è in caricamento