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Bari e il valzer della cessione: quando la chiusura definitiva?

Da qualche settimana si vocifera dell'interesse della Meleam come nuovo acquirente per la società biancorossa. Il recente passato, però, insegna ad andarci con i piedi di piombo in attesa della chiusura risolutrice

"Il Bari è in vendita". "C'è un gruppo interessato all'acquisto". "E' stata avviata una due diligence per valutare l'acquisto". Negli ultimi anni frasi di questo e altro genere si sono sentite cospicuamente quando l'argomento di discussione era la cessione dell'A.S. Bari. Basta fare un relativamente breve excursus storico delle trattative per il passaggio di consegne fra la famiglia Matarrese e l'acquirente di turno per accorgersi che i tentativi, reali o presunti, sono stati innumerevoli: partiamo dal 2006, anno nel quale si affacciò un imprenditore brianzolo di nome Gianmario Cazzaniga. Già proprietario di un piccolo club lombardo, il Seregno, Cazzaniga ad inizio 2006 venne allo scoperto dichiarando di voler acquistare il Bari. Circa tre settimane di suspence poi la rottura: Matarrese attacca Cazzaniga sostenendo di aver spifferato tutto ai giornali e, quindi, di essere persona poco seria, l'imprenditore lombardo si difende sostenendo che non si poteva procedere ad una trattativa senza la corretta visione di tutti i documenti e i dati utili, non fatti pervenire dalla società biancorossa. Stop alla trattativa e avanti un altro. L'altro arriva nel 2007 ed è un misterioso russo, si vocifera sia uomo di fiducia di Roman Abramovich, patron milionario del Chelsea. Il suo nome è Viktor Feliksovich Vekselberg, secondo una delle principali riviste di economia e finanza come Forbes, uno dei dieci uomini più ricchi al mondo all'epoca. Il sindaco Emiliano si espone, dice che il magnate russo è arrivato a Bari per parlare della cessione della società ma, poco dopo, la trattativa diventa un mistero: i Matarrese sostengono che non hanno mai ricevuto un'offerta e l'ipotesi russa si dissolve in una bolla di sapone. Si vocifera che non si sia trovato l'accordo economico perchè le cifre richieste dalla dirigenza biancorossa fossero giudicate non congrue da Vekselberg (circa 25 milioni di euro). Insomma: ricco si ma fesso no. Passano pochi mesi, sempre nel 2007, e arriva la cordata monegasca del trio Stancarone-Vedeo-Cohen. Come da copione, l'entusiasmo è palpabile fra i tifosi, la trattativa parte, poi, dopo più di un mese di tira e molla, l'ormai canonica rottura. Ognuno tira l'acqua al proprio mulino e le motivazioni dello stop alla trattativa sono enormemente differenti: Stancarone, portavoce del trio, alla Gazzetta del Mezzogiorno dice che la trattativa è saltata per la non accettabile richiesta economica della famiglia Matarrese (circa 18 milioni) e parla di valutazioni del parco giocatori fuori mercato come quella di Santoruvo, valutato 2 milioni. Di contro, la famiglia Matarrese rilancia sostenendo che la cordata monegasca avesse intenzione di attuare la modalità d'acquisto chiamata 'Put&call': Stancarone e soci, cioè, avrebbero acquisito il 10% societario a 800mila euro senza avere il vincolo di comprare il restante 90% e con la possibilità di ricedere al venditore la quota precedentemente acquistata in caso di mancato completamento della trasazione. Insomma, un esborso complessivo (in caso di acquisizione totale) di 8 milioni a rischio zero. I Matarrese non ci stanno, sostengono di non voler cedere meno del 49% delle quote e tutto naufraga. Nel 2008 è la volta di un 'galactico': a Bari, infatti, si parla dell'interesse dell'ex patron del Real Madrid, Lorenzo Sanz. La vicenda attorno all'immobiliarista spagnolo è la solita storia di una partenza lineare ma di un mistero che si infittisce e porta alla rottura della trattativa: in questo caso non si parla di cifre ma il tutto salta perchè Sanz, dopo aver dato disponibilità per incontrare Matarrese e discutere dell'acquisto, inspiegabilmente sparisce. L'ex presidente del Real non risponde ai solleciti della società biancorossa, non si fa vivo alla convocazione dell'incontro fissato in precedenza e, dopo poco più di un mese dall'alba della vicenda, il Bari, sedotto e abbandonato, chiude la porta. Nel 2009, poi, arriva quella che è (forse) la più grossa delusione per la città e i tifosi baresi in ambito societario: l'americano Timothy Barton. Nell'estate 2009, infatti, arriva in seno al San Nicola un immobiliarista texano di origini irlandesi proprietario delle JMJ Holdings. Sembra che l'acronimo (JMJ sta per Jesus, Mary and Joseph) altamente 'divino' sia un segno per la svolta della storia del Bari calcio: la trattativa è data per conclusa, i tifosi festanti accolgono all'aeroporto il magnate statunitense che presiede anche al Comune assieme al sindaco Emiliano per una cerimonia di presentazione in pompa magna. 25 i milioni da pagare alla famiglia Matarrese ma è tutto ok, l'accordo è stato trovato. Passa un mese e arriva la prima scadenza, il primo milione da versare nelle casse dei Matarrese. Qui, però, il colpo di scena: Barton non paga e chiede una proroga di 60 giorni. La proprietà non ci sta e il cambio ai vertici societari, ancora una volta, sfuma proprio sul più bello. E si arriva, dopo altri timidi tentativi della cordata De Gennaro-Guastamacchia-Ladisa, a quest'anno dove la trattativa più eclatante è quella che ha visto in prima linea l'imprenditore milanese Alessandro Proto: presidente di un'omonima società di consulenza ad aziende e privati, Proto fa da portavoce ad una cordata ignota di imprenditori pronta a rilevare il Bari. La cordata si dice interessata, per un paio di settimane si parla della trattativa poi, a cavallo fra maggio e giugno scorso, l'incantesimo svanisce: la trattativa, come dichiarato dall'imprenditore milanese, non prende mai il via perchè, a quanto pare, la dirigenza biancorossa non ha mai fatto pervenire ai propri interlocutori il patto di riservatezza fondamentale per dare il via ufficiale al dialogo. Dopo quindici giorni di solleciti da parte di Proto relativi alla ricezione del patto firmato dall'A.S. Bari e in assenza di riscontri, la cordata capeggiata dal consulente meneghino si ritira.

Da circa un paio di settimane siamo ad un nuovo capitolo: pare, infatti, che la Meleam, società bitontina che si occupa di sicurezza sul lavoro, si sia fatta avanti per acquisire la società. La trattativa non è partita proprio con il piede giusto visto che, ad inizio ottobre, l'amministratore delegato della Meleam Pasquale Bacco dichiara che è stato firmato il patto di riservatezza ottenendo come risposta la secca smentita da parte della società di via Torrebella che, con un immediato comunicato apparso sul proprio sito ufficiale, smentisce qualsiasi tipo di trattativa con la Meleam. Sconcerto immediato ma, a distanza di ventiquattro ore, tutto diventa più chiaro: si è trattato solo di un disguido. Bacco e soci, infatti, credevano, al momento dell'annuncio, di aver già fatto pervenire ai legali dell'A.S Bari il patto firmato mentre questo fu inviato alla società biancorossa solo il giorno dopo. Falso allarme, quindi, e trattativa che parte, pare definitivamente. Il primo incontro fra le parti per provare ad abbozzare un discorso, fissato in settimana, però salta e slitta di una settimana, ossia verso la fine del mese. Non proprio una premessa promettente per il buon esito della trattativa se si considerano, inoltre, i passati tentativi di entrare nel mondo del calcio del gruppo bitontino. La Meleam, infatti, ha più volte provato invano ad acquisire una società 'pallonara', nell'ordine Bitonto, Leonessa Altamura, Gallipoli, Salernitana, Foggia, Bologna, Siena, Torino a cui si aggiunge anche un precedente tentativo di acquisire lo stesso Bari nel 2009, naufragato insieme agli altri. L'ambiente barese, insomma, pur ottenendo come risultato quello della creazione di una scorza dura come il marmo per le trattative fallite, in cuor suo spera sempre che l'ennesima volta sia quella buona. E chissà che la Meleam possa cancellare l'elenco dei 'naufragi' piuttosto che allungarne ulteriormente lo sviluppo....

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