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Bari, capitan Di Cesare si ritira: "Avrei giocato fino a 50 anni, ma penso di poter essere più utile fuori"

Il difensore biancorosso appende gli scarpini al chiodo a 41 anni. Ricoprirà un ruolo dirigenziale in società

Nessuna sorpresa, nessun ripensamento: Valerio Di Cesare lascia il calcio, ora è ufficiale. Il capitano del Bari, uno dei principali artefici della salvezza conquistata ai play-out della scorsa stagione, ha comunicato la propria decisione in una conferenza stampa. Diventerà dirigente, con un ruolo ancora da chiarire, ma che non sarà di certo quello dell'uomo immagine, vista anche l'abilitazione da ds conseguita lo scorso anno.

"Questa è la conferenza più difficile da quando gioco a calcio - ha detto, visibilmente emozionato -. È stato un momento difficile, di riflessione, la gente mi ha messo in grande difficoltà. La mia carriera da giocatore finisce qui. Se avessi ascoltato il bambino che è in me avrei giocato fino a 50 anni, ma penso sia la scelta più giusta. Sono arrivato a 41 anni, non me l'aspettavo. È stata un'emozione grandissima, da bambino sognavo di fare il calciatore e ce l'ho fatta. Forse potevo fare di più, ma il calcio è la mia vita e oggi si conclude un pezzo".

Qual è il sogno da dirigente: "Devo ringraziare il presidente Luigi De Laurentiis che mi ha dato la possibilità di continuare con questa società, non era scontato. Il mio obiettivo è di migliorare, imparare, quello che ho fatto da giocatore mi piacerebbe raggiungerlo da dirigente. Mi manca qualcosa a cui siamo andati vicino, da dirigente sarà contribuire al sogno".

Al capitano è stato chiesto cosa gli abbia fatto maturare l'idea di chiudere: "Il modo migliore per chiudere la mia carriera poteva essere l'anno scorso, al di là della finale persa era stata una delle mie migliori stagioni. Fisicamente sto bene, avrei potuto continuare, ma secondo me potrei essere più utile fuori. Giusto cambiare, arriveranno un direttore, un allenatore nuovo, penso sia giusto che possano fare le loro scelte, non voglio essere un peso".

Aleggia ancora riserbo sul ruolo che verrà ricoperto da Di Cesare, benché si sia ampiamente vociferato di un possibile incarico da responsabile dell'area tecnica al fianco del nuovo direttore sportivo: "Ho parlato con il presidente, lo stabilirà lui, credo che tra poco ci sarà una conferenza stampa in cui verrà ufficializzato il direttore, lì verrà dichiarato l'organigramma societario".

In molti attribuiscono a Di Cesare una sorta di ruolo da garante nei confronti del popolo biancorosso: "Nella mia carriera mi sono sempre preso responsabilità, ho scelto sfide difficili. Ne ho parlato col presidente, ha voglia di rivalsa. È stato un anno difficile per tutti, ci sono stati degli errori. Se sono qui è per gli obiettivi che vuole raggiungere la società. Non mi spaventa il ruolo di garante. L'obiettivo di questa società è sempre stato competere, la scorsa stagione non ci siamo riusciti. Gli obiettivi restano gli stessi. Questa scelta non mi è stata imposta. Potevo continuare. La società non mi ha messo qui per fare da garante. Ho scelto io, sono consapevole di ciò che verrà. Il presidente è carico e motivato, uno dei motivi è anche questo. Abbiamo fatto un percorso di sei anni. Sullo scorso anno non vorrei più tornare. Dobbiamo mettere un punto e ripartire, è stata un'annata tragica ma l'abbiamo portata a casa. Non guardiamo al passato, ma al presente. Arriverà un direttore nuovo, un allenatore nuovo, vorrei che lavorassero in maniera serena, che è la cosa più importante".

Bari, si va verso la fumata bianca per il nuovo ds: atteso l'annuncio di Magalini 

Non c'è l'ufficialità ma il nuovo direttore sportivo dovrebbe essere Giuseppe Magalini, con cui Di Cesare ha lavorato quando militava nel Mantova: "Posso parlare di lui perché ci ho lavorato quando ero giovane e pazzo (ride ndr), posso parlarne bene, è una persona pulita, seria, che gira per i campi. Un grande lavoratore".

Su quanto sia stato difficile prendere la decisione: "Ho ricevuto tanti messaggi da ex compagni, presidenti che ho avuto, colleghi con cui non ho giocato, che mi hanno fatto tanto piacere. Mi ha messo in grossa difficoltà la gente, ho cercato di uscire il meno possibile, perché mi davano emozioni forti. Quali differenze da giocatore a dirigente? Ancora non ho cominciato di fatto, sarà tutto sicuramente diverso. Ci saranno momenti di sofferenza, ho fatto questa vita per 25 anni, ci saranno cambiamenti. Devo essere bravo a gestirli, perché già so che farò fatica. Dall'altra parte mi è stata data una grande opportunità, ringrazio il presidente che me l'ha data. Ho tanta voglia di imparare, bisogna avere l'umiltà quando si inizia un nuovo ruolo".

Idee chiare su come svolgerà il suo ruolo: "Non mi rimprovero nulla, credo di aver dato tutto quello che avevo. Ho sempre messo il Bari davanti a me, a volte andando anche allo scontro con la stampa. Ho sempre detto ciò che pensavo per il bene della squadra. Penso che non lo facciano tutti i calciatori, in molti pensano più alla loro carriera. Sono stato sempre vero, e mi attrezzerò per quello. A me piace il campo, mi piace parlare di calcio, i giovani sono una parte importante, ma come ho detto prima devo imparare tanto".

Di fatto, Di Cesare è entrato nella storia del club: "Non avrei mai pensato a questo percorso con il Bari. Sono stato io a voler tornare in Serie D perché sentivo di aver lasciato le cose a metà. Pian piano ho visto la stima della gente dei miei confronti, ci sono stati momenti duri, in cui sono stato contestato. Avevo 37-38 anni, forse è stato in quel momento in cui ho sentito l'amore che avevo per questa maglia. L'anno con Mignani in Lega Pro è scattato".

Il suo saluto al San Nicola è avvenuto in occasione del pari con la Ternana nel pari 1-1 dell'andata dei play-out, in un'atmosfera a tratti surrele. C'è chi ha lanciato un'idea molto bella, ovvero l'ipotesi di una partita d'addio, per salutarlo in maniera degna: "Non nascondo che mi sarebbe piaciuto salutare in un modo diverso. Vedremo cosa si potrà fare".

Al capitano è stato chiesto quali siano stati i gol più belli o quelli a cui è più affezionato: "Difficile dirlo, forse quelli con Ternana e Parma se avessimo perso quelle partite eravamo in Serie C".

Sul lato emotivo di Di Cesare emerso in quest'annata: "Mi è capitato di piangere, anche a casa. Mi ha dato fastidio mostrarmi così, non è una parte di me che adoro".

Ricordi più belli col Bari e a Bari: "A Bari ho vissuto tantissime emozioni, tutte diverse, belle, brutte. Sono stati sei anni che non mi aspettavo, ho vinto campionati anche in società più blasonate di Bari, ma quello che ho vissuto qui non l'ho vissuto da nessuna parte. La vittoria del campionato in C, la sconfitta col Cagliari. Le emozioni di due anni fa sono state indescrivibili. Questa piazza fa la differenza se rema dalla stessa parte. So cosa può dare se si crea alchimia, se tutti sono allineati".

Su quale sia il ds che gli ha lasciato di più e da cui prenderà ispirazione: "Ho preso da tanti, ne ho avuti tanti bravi, non ce n'è uno in particolare a cui mi ispiro. Ho tanto da imparare".

Infine una battuta sulla città di Bari, diventata la sua seconda casa: "Non mi aspettavo di trovarmi così bene, ho visto crescere la città in maniera positiva, non ha nulla da invidiare ad altre città, qui si vive benissimo. Il pensiero della mia famiglia è di rimanere qui, poi non si sa mai. Sono contento e non me l'aspettavo".

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