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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Calcio

Mignani alla vigilia di Bari-Avellino: "Siamo soddisfatti, speriamo sia un punto di partenza"

Il tecnico dei biancorossi, neopromossi in Serie B, ha parlato alla vigilia della sfida di domenica contro gli irpini

Domenica pomeriggio il Bari, vincitore del Girone C di Serie C, promosso con tre turni d'anticipo, tornerà a giocare al San Nicola per la sfida contro l'Avellino, in programma alle 17:30.

La gara con gli irpini è stata introdotta in conferenza stampa dall'allenatore dei galletti, Michele Mignani, il quale è partito commentando la promozione in B: "È una bella soddisfazione, ci siamo tolti di dosso un po' di peso. Ce la godiamo e stiamo bene. Abbiamo raggiunto l'obiettivo con tre giornate d'anticipo e tanto vantaggio sulle inseguitrici. Questo ci gratifica".

Il tecnico ligure, pur apparendo più disteso, appare sempre molto riservato: "Ognuno è fatto a modo proprio, io non amo condividere con gli altri i miei pensieri. Sono felice, sono contento, per me è una crescita professionale. Un anno qui mi ha fatto crescere tanto, parlo del contesto, dei giocatori, del direttore. Speriamo che sia un punto di partenza, per il Bari e per me".

La conferma sulla panchina biancorossa è arrivata dopo lo show di Polito nei giorni scorsi: "Il nostro direttore è unico sotto certi aspetti. Ho rapporti quotidiani con lui, stiamo spesso insieme dentro e fuori dal campo. Ceniamo spesso insieme, parlo sempre di calcio con lui, mi ha sempre tranquillizzato. Lui mi ha voluto qui, mi ha sempre dato fiducia e stima durante tutto il campionato e nell'ultima conferenza stampa in cui mi ha confermato. Io poi avevo un rinnovo automatico in caso di conferma ma non si resta per diritto ricevuto. Devo essere onesto ho sempre percepito la stima e la vittoria del campionato è stata la ciliegina sulla torta. Mi torna in mente la prima conferenza, devo ringraziare il direttore, sono qui grazie a lui. Poteva sembrare una scelta azzardata e ha pagato. La fortuna di un allenatore è essere al posto giusto nel momento giusto. Il direttore è stato fondamentale col suo appoggio. In questa società c'è grande rispetto dei ruoli, ognuno fa il suo. Ho sempre visto rispetto del mio lavoro, mi sono confrontato con lui e mi ha lasciato libero di fare. La mano importante che lui ti dà è quando c'è da supervisionare qualcosa che non va. Ha presenza e personalità, per un allenatore è un vantaggio speciale".

Le basi della vittoria, secondo qualcuno, sono state messe nel difficile ritiro di Storo in estate: "Il ritiro è stato particolare per tanti motivi. Eravamo in costruzione, sapevamo che molti di quelli che erano lì avrebbero salutato, poi si è aggiunto il covid. L'inizio di un percorso, la conoscenza con alcuni, la creazione di un rapporto, sono tutte cose avvenute lì. I più esperti come Di Cesare, Antenucci, Frattali c'erano, abbiamo iniziato a creare lì un rapporto schietto, onesto. Ci siamo detti che dovevamo fare qualcosa di grande. Con l'aiuto di chi è arrivato dopo il gruppo si è cementato e l'obiettivo è stato raggiunto".

Sul triangolare della Supercoppa di Serie C da disputare contro le vincenti degli altri due gironi e sulle condizioni della squadra: "C'è ancora da finire il campionato, non cambia il mio modo di lavorare. Manca ancora un allenamento, non ci sarà Pucino per un riacutizzarsi di un problema a ginocchio, gli altri sono tutti a disposizione, eccetto Botta che si sta preparando individualmente. Cerchiamo di capire chi sta bene".

Mignani era andato vicino a vincere sia col Siena, sia col Modena, non riuscendo ad arrivare al traguardo per poco: "Penso che i sacrifici li facciano in tanti, non solo io. Chiunque faccia il suo mestiere al massimo dovrebbe essere premiato col massimo riconoscimento. Il calcio a volte è meritocratico, altre no. Ho avuto la fortuna di allenare in una grande piazza, questo traguardo è un riconoscimento. So di essere stato fortunato e di averci messo anche il mio lavoro".

Il mister ha parlato anche del bagno di folla ricevuto dai tifosi dopo aver vinto: "È bello vivere in simbiosi con la città questi momenti. Vincere campionati non capita spesso, non è detto ci si riesca in una carriera. La conseguenza è sicuramente l'affetto che viene ricambiato da parte dei tifosi. Era scontato passasse attraverso i risultati. Viverlo in una città come Bari con tanto entusiasmo, dopo una rabbia sopita a lungo, è ancora più bello. Non mi sono tolto un peso. Alla lunga uno raccoglie ciò che merita. Si può lavorare bene quanto si vuole, ma i campionati li vincono le squadre forti, il merito va sempre diviso. Quando sono venuto qua, sapevo che questa poteva essere l'occasione giusta. Sapevo che il direttore avrebbe allestito una squadra forte, che c'era una società importante. Se non ci fossi riuscito, mi sarei fatto delle domande. Ci sono allenatori che salgono di categoria senza vincere campionati, altri vincono tutti i campionati partendo dal basso. La promozione è una gratificazione personale"..

Sul concreto rischio dell'esclusione del Catania per problemi finanziari: "Non è una sorpresa, ogni tanto capita di perdere squadre per strade. Si falsa il campionato escludendo una squadra. Viene premiato chi non ha fatto risultato contro di loro. Andrebbero fatti controlli prima per non mettersi nella condizione di arrivare a questo".

Pronto per la B: "Per forza. Nella mia gavetta ho fatto due anni da collaboratore in B a Siena e a Latina, è una categoria che conosco. Il calcio poi è lo stesso in ogni categoria, cambiano alcune cose, ma bisogna farsi trovare pronti. Piazza divisa? Non si può piacere a tutti, non mi faccio grossi problemi. Lavoro, faccio il massimo, quando uno fa così deve camminare a testa alta. I risultati poi danno ragione, ma so bene che ci sono altri meglio di me, io devo continuare a studiare e aggiornarmi, non ci si può accontentare. Spero che il prossimo anno si possa fare un altro ottimo lavoro".

Su Gautieri, tecnico dell'Avellino: "CI ho giocato contro e l'ho trovato da avversario quando allenava il Pisa e la Triestina. Lo rispetto, si è sempre comportato bene con me, lo ritrovo volentieri".

Sul suo rapporto con la città: "Sono stato affascinato da Bari e dalla città, ma non esco tanto. Stavo a Palese, è un po' più tranquillo. Non ero qui per fare il turista, sono rimasto me stesso".

Infine Mignani ha risposto a proposito della sua partita preferita della stagione e del calciatore che lo ha più sorpreso: "Le partite che mi hanno dato coscienza sono state le ultime del girone d'andata. Penso a come abbiamo giocato ad Andria, come ci siamo contrapposti ad Avellino e Palermo, il campionato era ancora apertissimo. Lì la squadra ha dato un segnale a tutti. Chi mi ha sorpreso? Li conoscevo più o meno tutti, finché non li alleni non li conosci mai. Nessuno mi ha sorpreso, il primo che mi viene da dire è Polverino, si è trovato a giocare in un momento delicato e non aveva tante partite alle spalle. Mi dispiace fare nomi, perché se ne fai uno fai torto ad altri. Ho avuto la fortuna di avere un gruppo di giocatori tra quelli che hanno giocato meno di essere persone che si sono fatte trovare pronte e hanno fatto le differenza".

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