Sogliano: "Creata una base per il futuro. La A è un sogno, non un obbligo"

Il direttore sportivo del Bari è intervenuto in conferenza stampa a mercato concluso. "Abbiamo lavorato al massimo e preso calciatori che volevano fortemente venire qui"

Sean Sogliano

Il mercato di gennaio ha visto il Bari tra le protagoniste indiscusse della serie cadetta. La squadra biancorossa è profondamente cambiata con ben dieci volti nuovi in organico. Dieci sono anche i calciatori che hanno salutato il capoluogo pugliese. La rosa a disposizione di Colantuono è stata impreziosita con calciatori di categoria superiore con l'obiettivo di risalire in classifica e lottare per la Serie A, sia anche attraverso i play-off. A fare il punto sulle strategie portate avanti dal club durante la finestra di trasferimenti invernale è intervenuto il direttore sportivo del Bari Sean Sogliano in conferenza stampa.

"Come ho già detto in estate, a fine mercato io non sono mai contento. Anche in questa sessione nonostante abbiamo lavorato tanto, ho sempre la sensazione che manchi qualcosa. Poi speriamo che i punti che faremo mi smentiscano. Ma quando si è troppo rilassati si tralascia qualcosa. In tutte le squadre in cui ho lavorato è sempre stato così". Il riferimento è forse a qualche operazione che non si è concretizzata come ad esempio quella di Tonev: "E' un giocatore a cui avevamo pensato - ha rivelato il ds - ma il Crotone forse per un discorso economico ha preferito trattare con il Benevento. E quindi abbiamo preso la strada di Galano. Noi siamo contenti così. Per me il colpo deve essere Floro Flores, un affare chiuso prima che iniziasse il giro delle punte. Raicevic? Bari per lui può essere un trampolino di lancio, una squadra con cui affermarsi e farsi vedere dopo un inizio stagione così così. Abbiamo preso un attaccante a metà mercato in modo tale da poter rischiare anche di non prenderne uno a fine mercato". 

Le manovre di mercato hanno visto cambiare qualcosa anche in difesa: "Se non fosse uscito Di Cesare c'era un difensore in più. I centrali erano cinque, Di Cesare è un ragazzo serio, è stato coerente. Io ho parlato con lui, la scelta di cambiare è nata perché noi non vogliamo giocatori col maldipancia. Lui è uno di quelli che se sta fuori due partite di fila fatica ad accettarlo. Chi rimane qui deve accettare le decisioni del mister. Non vogliamo gente che appende il muso per due partite fuori. Lui è stato coerente ed è andato a Parma. Voto al mercato? Non mi piace dare un voto al mio lavoro, l'impegno della società è stato massimo. Siamo una società nuova, dobbiamo consolidarci. Siamo persone serie, gli errori li facciamo tutti Moras? Sta recuperando, non vogliamo rischiare nel fargli accelerare il recupero. Ha avuto un problema respiratorio. Non è un mistero che volessimo prendere Aya dell'Andria, era un'occasione per lui che poteva mettersi in mostra senza, al tempo stesso, avere pretese. Non è stato così, l'Andria ha deciso di trattenerlo. Prendere calciatori più affermati non mi sembrava il caso". 

Cambiare tanto a gennaio spesso significa stravolgere i programmi fatti in estate ma tutte le operazioni, ha spiegato il ds, sono state fatte secondo una precisa logica: "Abbiamo fatto dieci operazioni più due che sono in prestito a Monopoli. Potevano essere cinque, sei. Tutte le uscite sono dovute a una motivazione. I sei mesi vissuti a Bari per alcuni sembravano tre anni. Qualche giocatore che era qui da qualche anno non aveva più l'entusiasmo. Il calcio è bello perché è soggettivo. Chi è andato via non lo ha fatto perché era scarso, ma perché aveva occasioni per un contratto migliore o per rilanciarsi. Entusiasmo o testa sono le componenti su cui abbiamo puntato".

Concludere movimenti di mercato a gennaio non è mai semplice perché bisogna mettere d'accordo tutte le parti in poco tempo: "Sembrano tutte operazioni già chiuse, invece prima di mettere le firme, c'è da mettere d'accordo le società, i giocatori, i procuratori e i loro legali. L'operazione di Floro Flores è stata un'occasione presa al volo. Nessuno credeva potesse scendere in Serie B. E' stata un'intuizione che può essere buona anche per lui. Raicevic? Ero al Genoa e lo trattava il Napoli. Il Vicenza non lo cedette nonostante una buona offerta dei partenopei. E' stata una trattativa complessa, tutte le parti sono state brave a portarle avanti. Anche Parigini aveva tante squadre che lo volevano, il fatto che abbia scelto Bari dà forza a questa società. A volte ci si riesce a volte no. Esuberi? Non ne abbiamo. Con la formula del portiere free siamo a posto. La lista si può cambiare a seconda delle esigenze, abbiamo preso Offredi perché Ichazo ha chiesto di andare a giocare. Nel caso ci sia bisogno potremo giostrare il portiere a seconda delle necessità del tecnico".

Tra i calciatori che sembravano destinati a lasciare Bari e che alla fine sono rimasti c'è Marco Romizi. "Era in uscita per volontà sua e quindi nostra. Era un'uscita impostata. Lui lo sa benissimo, per una serie di motivazioni che non sono prettamente del Bari, non si è trovato l'accordo e quindi ha deciso di rimanere nonostante per noi fosse in uscita. Probabilmente dopo diversi anni di Bari aveva bisogno di nuovi stimoli. Lui l'ultimo giorno di mercato ha deciso di restare, ne abbiamo preso atto. Noi lo metteremo in lista. Poi che giochi una partita o venti lo deciderà l'allenatore. L'atteggiamento però non deve essere sbagliato, né il suo, né di nessuno".

La brutta prestazione di Cittadella ha sollevato nuovi dubbi sulla squadra ma Sogliano predica calma. "Avevamo appena preso Floro Flores e c'era gente che ancora si chiedeva quando prendessimo un attaccante. Se dopo ogni sconfitta c'è una caccia alle streghe sarà sempre difficile. Dobbiamo essere uniti. quando succedono cose del genere si finisce col fare conclusione. Andare in A è un sogno, non un obbligo. Lo stesso deve essere per i tifosi. Altirmenti ogni anno qui cambieranno giocatori e ds. Remando tutti nella stessa direzione abbiamo molte più possibilità di realizzare questo sogno. Non si avvantaggeranno più così le squadre che si nascondono. Questo non vuol dire creare alibi. Se io, Colantuono e altri giocatori siamo venuti qui è perché abbiamo questo sogno. Ci sono squadre con potenzialità economiche maggiori delle nostre, ma noi abbiamo fatto il possibile per dare alla città una squadra competiva. Dopo Cittadella ero arrabbiatissimo anche io. Però ci sono dei momenti in cui va riconosciuto che stiamo facendo il massimo. I tifosi sostengono sempre la squadra ma ci sono delle volte in cui ai calciatori serve una pacca sulla spalla. O questa squadra diventa un gruppo o sicuramente raccoglieremo meno di quanto vale questa squadra".

Circa le prospettive future del club il direttore sportivo si è dimostrato come di consueto molto pragmatico: "Mi piace guardare al presente. Il mio progetto è vincere sabato e così a seguire. La gente di calcio sa che il presente è troppo importante per una società. Bari ha bisogno di stabilità, ha cambiato tanti giocatori, a volte per necessità. In estate avevamo sotto contratto solo 10-12 calciatori. c'era da fare un mercato importante. Le squadre che si trovano meglio sono quelle che vengono da più anni insieme. Non a caso Cittadella e Spal stanno facendo un gran campionato. Bari aveva una rosa ridotta, a fronte di fallimenti, delusioni, l'entusiasmo cala. Per quello alcuni dovevano cambiare aria o hanno cambiato aria. E' fisiologico. Il Bari ora ha una base di giocatori su cui fare degli innesti per il futuro". 

Uno dei momenti di maggiore polemica legati al calciomercato del Bari è coinciso con le cessioni di Castrovilli e Scalera alla Fiorentina. La società è stata accusata di non puntare sui prodotti del vivaio e di averli quasi 'svenduti'. "A momenti non abbiamo dove far giocare i ragazzi - il commento amaro del ds -. Se abbiamo delle offerte per dei giocatori che hanno fatto qualche presenza in B in questo caso la plusvalenza serve per dare solidità al club, per costruire strutture e campi. Ho sentito fare paragoni con l'Atalanta. Loro investono da 30 anni nel settore giovanile, è un loro modus operandi eccezionale, hanno possibilità e voglia di farlo. Hanno venduto due giocatori che hanno fatto 10 partite in Serie A, è parte del calcio. E' anche una vetrina per il Bari, così si dà l'impressione di investire nel settore giovanile. I nostri giovani sono ambiti. Erano due ragazzi di prospettiva ma che non avrebbero trovato moltissimo spazio nell'immediato. Se giocheranno in A siamo contenti per loro. Inoltre noi avremo dei bonus, faremo il tifo per loro. Scalera è in prestito, se non dovesse andare qualcosa rientrerà a Bari. Io penso che di sbagli se ne facciano, ma non dobbiamo fare i bastian contrari. Montini ad esempio è un'operazione di prospettiva. La società è presente, poi può andar bene o male. Intervenire sul mercato degli svincolati? Attualmente siamo coperti in tutti i ruoli, oggi non è un nostro pensiero".

Rispetto ad alcune cessioni Sogliano non ha nascosto alcune logiche puramente economiche: "In molti avevano il contratto in scadenza, è andata bene ma poteva andare anche male". Mentre sul mancato addio di Riccardo Maniero: "Abbiamo fatto questa valutazione, non potevamo darlo a una concorrente se non a fronte di una cospicua offerta. Il giocatore lo sa. Maniero è un bravo ragazzo, forse qui sta troppo bene, alle volte un calciatore è troppo tranquillo. Oggi avendo concorrenza sana credo possa ritrovare smalto per fare bene anche a gara in corso". 

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Infine Sogliano ha parlato anche di Leandro Greco, centrocampista di grande esperienza prelevato dall'Hellas Verona: "E' un calciatore che per la B è molto forte. E' andato in contrasto col Verona, è finito fuori lista. Fino a dicembre stava bene, ha avuto un problema muscolare, prima di portarlo a Bari volevo essere sicuro che stesse bene. Abbiamo atteso riprendesse ad allenarsi col Verona. Greco voleva venire a Bari nonostante avesse dieci squadre su di lui".

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