Domenica, 13 Giugno 2021
Sport Carbonara / Strada Torrebella

Bari, Nicola si presenta: "Ho scelto Bari perché è una piazza che ha fame"

Il tecnico piemontese carico e sorridente: "Voglio una squadra con grande intensità. Il senso di appartenenza dovrà essere la nostra marcia in più". Paparesta ringrazia Mangia e il suo staff

Gianluca Paparest, Davide Nicola e Alberto Marangon

Il Bari ha presentato il suo nuovo allenatore: Davide Nicola, piemontese di Luserna San Giovanni, classe 1973. Da giocatore tanta gavetta in Serie B, da tecnico esperienze con Lumezzane e Livorno.

Proprio con gli amaranto ha centrato la promozione in Serie A nella stagione 2012-2013, vincendo i playoff. Meno fortunata l'esperienza in A dove, pur mostrando sprazzi di bel gioco, non è riuscito a salvare dalla retrocessione i toscani, dimettendosi all'inizio della scorsa estate.

Protagonista di una straziante tragedia nel mese di luglio (ha perso il figlioletto quattoridicenne Alessandro in un incidente stradale) Nicola, riparte dalla bollente panchina del Bari

Inizialmente ha preso la parola il presidente Gianluca Paparesta:

"Faccio una premessa doverosa non di rito ma sentita: un ringraziamento a chi ha lavorato in questi mesi in maniera precisa curata dedicandosi anima e cuore a questa squadra, ovvero a mister Mangia e al suo staff. Purtroppo un susseguirsi di risultati negativi nelle ultime partite ha reso necessario prendere questa decisione. La squadra aveva bisogno di una scossa e ho dovuto esonerarlo, ma lo ringrazio per il lavoro svolto con dedizione e professionalità. Lavoro confermato anche dalla squadra che è stato vicina al mister fino all'ultimo. Purtroppo i risultati incidono e se non si vedono svolte tocca prendere decisioni anche dolorose.

Detto ciò presento un altro professionista di grandissimo rilievo, mister Nicola che ho avuto la fortuna di conoscere in questi giorni. Ho capito il suo metodo di lavoro la sua voglia di lavorare tanto, in una piazza in cui ci sono tanti tifosi che seguono la squadra, gioiscono e si demoralizzano di pari passo coi risultati. Ho scelto lui perchè è un esperto di Serie B: è stato giocatore fino a poco tempo fa e da tecnico ha raggiunto ottimi risultati.

Ho ritenuto la persona più idonea fosse lui. Se fosse filato tutto liscio sarebbe stato bello, ma sapevo ci sarebbero state delle difficoltà. I tifosi devono sapere che il calcio non è tutto rose e fiori e che i momenti difficili, si superano stando insieme. Do il benvenuto a Nicola e al suo staff composto da Vanni Santini, allenatore in seconda, dai collaboratori tecnici Manuele Cacicia e Gabriele Stoppino e dal preparatore dei portieri Rossano Berti. Resta con noi la nostra bandiera Giovanni Loseto. Chiudo ricordando a tutti che se sono stati compiuti degli errori il primo responsabile sono io, che prendo le decisioni di comune accordo con i miei collaboratori".

La parola è passata dunque a Davide Nicola:

Il suo Livorno può essere uno spot della sua mentalità?
"Sì per quanto riguarda l'intensità. Poi ogni squadra ha delle interazioni chimiche diverse. Nel mio calcio prevedo soluzioni di gioco che i giocatori devono essere molto rapidi a cambiare. Spesso quando si dà un valore alla squadra in Serie B, trovi squadre che danno continuità, se non hai questa è tutto difficile. Soprattutto in piazze particolari, porta a picchi di eccessiva euforia e depressione. Dobbiamo essere estremamente forti".

Cosa l'ha spinta ad accettare? La difesa prende tanti gol, come intende rimediare?
"Sono arrivato a Bari per una precisa scelta: volevo andare in A, vero, ma nelle difficoltà, la passione della gente, vivo di emozioni. Se dispersa o poco controllata può essere la fossa. Ho scelto Bari, ho visto il presidente e c'è stato subito un buon feeling. Ho scelto Bari perché ha fame, se troviamo la chimica giusta ci possiamo divertire insieme. Possiamo raggiungere un obiettivo solo se capiamo che il senso d'appartenenza è il nostro valore aggiunto. Sui gol, mi pare siano stati subiti soprattutto dalle fasce, oggi farò il primo allenamento, da domani si lavora".

Quali sono le sue motivazioni? Si è fatto un'idea di qual è il problema?
"La tragedia di mio figlio ha cambiato gli equilibri della mia numerosa famiglia. Abbiamo molta fede, questo ci ha portato grande forza e dignità. Questo evento ha migliorato la mia lucidità di distacco. Non ho più paura di niente, valuto tutto con distacco. Ho imparato a dare il giusto peso. E' una grandissima motivazione in più. Riguardo i problemi del Bari, non è mia abiturdine commentare ciò che non è andato. Posso commentare da adesso in poi. Nel mio modo di interpretare il calcio dobbiamo essere più veloci nelle due fasi. Devo creare questo presupposto".

In questi anni non hai mai avuto un modulo fisso: da quale certezza parti?
"In Italia si parla di modulo, io ho un concetto diverso. Ho sempre allenato squadre non costruite da me, nelle mie esperienze ho sempre dovuto capire il potenziale della mia rosa. Per la verità ho cambiato due modi di stare in campo. A Livorno esprimevo un pressing iper-offensivo. Stare nella metà campo degli avversari costantemente, sfruttare l'uno contro uno sono alcuni dei miei obiettivi. Il mio calcio è universale, consiste nel trovare soluzioni".

Chi ti ha influenzato di più come allenatore?
"Tutti e nessuno, non so riconoscermi in qualcuno. Ho sempre tenuto a mente come si comportavano i miei mister, me lo son sempre portato dietro".

Si definisce un sergente?
"Cosa vuol dire essere sergente? Se non avessi rispetto non sarebbe buono. Sono pronto a dare tutto me stesso per chi mi dà tutto se stesso. Se c'è qualcuno che non ha capito dove si trova va in difficoltà. Il valore delle persone ha tanto valore, non contano solo gli schemi. Trovatemi una partita dove esiste una giocata preparata che va in rete. Nella nostra percezione avviene un autoinganno, spesso vediamo quello che vogliamo vedere. Si può parlare di una squadra senza palle, o di una squadra in difficoltà"

La squadra deve cambiare modo di pensare: è questa la sfida più difficile?
"E' un compito non facile. Bisogna cambiare il trend negativo. L'idea di questa squadra era di  fare un campionato di vertice. Ma le valutazioni non le fa la società. A volte il problema è legato alla scoperta dei valori. In Italia ci sono due squadre che possono prendere giocatori di sicuro livello. Conta il campo. La squadra fino ad ora non ha avuto la consapevolezza che ci vuole una certa mentalità. Cosa può aiutare la squadra sono i risultati".

A Livorno la ricordano ancora con grande affetto...
"Qualcuno potrebbe pensare che è perché siamo stati promossi, ma il merito è solo dei giocatori. Lì si è creata la chimica giusta, non era una squadra costruita per vincere. I ragazzi l'hanno scoperto strada facendo. L'anno scorso voi avete scritto una delle pagine più belle della storia del Bari. Avete una storia incredibile, l'anno scorso tutti si sono appassionati. 50-60mila persone allo stadio con un'unica idea, sostenere il Bari. I giocatori l'hanno avvertito, si sentivano dei re. Quest'anno poteva essere pesante partire con questo peso. Non sono venuto qui per vivacchiare, sono ambizioso: ad oggi l'obiettivo promozione è un sogno, ma è una cosa realizzabile. Noi dobbiamo guardare metro dopo metro, chiodo dopo chiodo come in un'arrampicata. Dev'esserci il sogno e l'applicazione pratica: dobbiamo uscire da questa situazione. In 4 giorni dobbiamo capire come fare per affrontare il Trapani. Le tifoserie se vengono rispettate ti contraccambiano"

Si è rapportato con il vecchio staff?
"Sì, ma quello che conta è il lavoro da oggi in poi.  Ho avuto il piacere di conoscere Giovanni, una persona semplice e franca che ti dice come stanno le cose. Ci sono 2-3 elementi che possono darci una grossa mano".

La prima cosa che dirà alla squadra? Che organico ha visto?
"Procediamo obiettivo dopo obiettivo. Sia che si vinca sabato,  bisogna essere certi per esprimere la mia idea di calcio ci vorranno più partite. Per sabato chiederò grinta. Sul gruppo non ho pregiudizi, voglio ascoltarli tutti"

La grande pressione della piazza costituisce un valore aggiunto o è una criticità?
"Sono venuto qui perché Bari è una piazza che ha fame. Ho accettato principalmente per il semplice gusto del sogno. Il tempo dirà qual è il mio lavoro. Io sono qui perché voglio rappresentarvi".

Il suo cognome è perfetto per questa città?
"Se mi garantiscono che giochiamo in 12 sì (ride ndr)".

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Bari, Nicola si presenta: "Ho scelto Bari perché è una piazza che ha fame"

BariToday è in caricamento