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Giancaspro sul restyling San Nicola: "Il progetto c'è, ora attendo il Comune"

Il presidente del Bari ha presentato ufficialmente il progetto di ammodernamento dell'impianto sportivo e dell'area ad esso adiacente. Investimento da 150 milioni

Nelle ultime settimane, più che l’imminente inizio della nuova stagione, in casa Bari si è parlato moltissimo del progetto riguardante il restyling dello Stadio San Nicola. Il club biancorosso nei giorni scorsi ha presentato al Comune uno studio di fattibilità in cui è illustrato in maniera preliminare ciò che la società intende fare dell’impianto e dell’area a esso circostante. 

Dopo la presentazione del documento, tuttavia, sono giunte anche le prime polemiche. A destare particolare perplessità tra i tifosi sono state le rivelazioni di Repubblica che ha constatato come in alcuni passaggi il progetto dei galletti sia praticamente identico a quello presentato nel 2015 dal Cagliari. A tal proposito nel pomeriggio è stata convocata una conferenza stampa in cui il presidente del Bari Cosmo Antonio Giancaspro ha cercato di diradare le nubi createsi attorno alla questione stadio.

L’amministratore unico dei biancorossi ha spiegato come l’operazione stadio fosse in preventivo sin dal suo ingresso in società come socio di minoranza. L’obiettivo primario è quello di creare un’azienda in grado autofinanziarsi. L’avvio dell’iter per lo stadio risale ai mesi finali del 2016: “Tra settembre ottobre 2016 ho incontrato l’allora presidente della Lega B Andrea Abodi – racconta Giancaspro -. Abbiamo iniziato a parlare dello stadio e di come esso sia al centro dei nostri piani per il futuro. Lui mi ha dato fiducia e a gennaio di quest’anno mi ha inviato in maniera riservata il documento di B futura (organismo che assiste le società di B dal punto di vista infrastrutturale).” Giancaspro ha poi illustrato per mezzo di alcune slide come dovrebbe essere il nuovo stadio. Nessuna novità rispetto a quanto trapelato fino ad ora: confermate le intenzioni di ridurre la capienza, l'installazione di sky-box e l'eliminazione della pista d’atletica con conseguente avvicinamento degli spalti al campo.

NON SOLO STADIO: CENTRO SPORTIVO E POLO SANITARIO – Il restyling del San Nicola, come già anticipato in passato, non riguarda soltanto l’impianto sportivo ma anche l’area ad esso adiacente che oggi versa nelle condizioni di degrado ben note a tutti. “Il comune – ricorda Giancaspro - aveva già preventivato la formazione di una cittadella dello sport attorno alla struttura. Io vorrei trasformarla in una cittadella del Bari. Questo mi fa ben sperare in una velocizzazione a livello burocratico. Già nel 2005, infatti, fu presentato uno studio di fattibilità. Gran parte di ciò che è scritto in quella delibera, l’ho riportata nel fascicolo che ho consegnato al comune, anche per semplificare l’iter burocratico”. Nelle intenzioni del club biancorosso vi è la creazione di centro sportivo della società antistante lo stesso stadio. Attorno ad esso sorgerebbero negozi, alberghi e un centro medico per cui la nota clinica privata romana Villa Stuart ha già espresso il proprio interesse.

I RAPPORTI CON IL COMUNE DI BARI - Arrivati a questo punto, affinché i piani del club di via Torrebella si concretizzino, diventa importante trovare l'intesa con Palazzo di Città. "Ho parlato col sindaco a proposito dello studio di fattibilità - afferma Giancaspro - chiedendogli se vi fosse materiale sufficiente per una delibera. Nel Bari ho investito soldi per passione e per fare qualcosa di importante per la nostra città, ma è anche vero che non sono un benefattore e che non posso fare altri salti nel buio. Col sindaco devo avere la chiara impressione che ci sia la giusta volontà per proseguire nel nostro percorso. Non realizzare questo tipo di opera significherebbe perdere altri 3 anni e la nostra tifoseria non lo merita.” Giancaspro auspica dunque una nuova delibera da parte del consiglio comunale. "In questa operazione lo stato italiano non investirà nulla - rassicura -. Lo stesso Comune di Bari ricaverà benefici e risparmio di bilanci". I costi dell'intera operazione non dovrebbero superare i 150 milioni di euro e dovrebbero essere così ripartiti: 30 milioni di euro di capitale di rischio e 120 di debito.

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