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Domenica, 23 Giugno 2024
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Da Bari in Giappone: Francesco Loragno sogna in grande ai Mondiali di Atletica Paralimpica

Il ventunenne velocista barese è impegnato ai World Para Athletics Championships di Kobe in Giappone, dove è arrivato in finale nei 100 m e dove venerdì 24 maggio correrà nei 200 m. Tra i suoi obiettivi anche la partecipazione ai Giochi paralimpici di Parigi

Un giovane barese si sta mettendo in luce nel mondo dell'atletica paralimpica: si tratta del velocista di 21 anni Francesco Loragno, attualmente impegnato nei mondiali di categoria a Kobe, in Giappone.

Classe 2003, Loragno nel 2020 rimase coinvolto in un grave incidente stradale che gli costò l'amputazione della gamba destra dal ginocchio in giù. All'epoca Francesco giocava a calcio nella squadra Berretti del Monopoli e quel terribile schianto mise fine alla sua carriera calcistica, ma non alla sua voglia di essere sportivo. Dopo l'incidente, infatti, si è avvicinato all'atletica leggera, praticata mediante un'apposita protesi in carbonio.

Ai World Para Athletics Championships di Kobe ha partecipato ai 100 T64 (dove la "T" sta per "track", pista, e il numero identifica il tipo di disabilità funzionale degli atleti che competono nella categoria) arrivando in finale dove ha chiuso al sesto posto, con un tempo di 11"48 (appena più alto del suo personal best 11.47). Venerdì 24 maggio parteciperà alle batterie dei 200 T64 e lo abbiamo intervistato proprio in vista di questa importante gara.

Quanto è emozionante rappresentare il proprio paese in una manifestazione così importante? Dopo il sesto posto nella finale dei 100 T64, che aspettative hai per venerdì?
“È un'emozione indescrivibile. È un onore e un privilegio poter portare i colori della mia nazione e sapere che tanta gente sta facendo il tifo per me. Ogni volta che scendo in pista mi sento super motivato e pronto a dare il massimo per ognuno di loro. È un'opportunità per dimostrare che con impegno e dedizione si possono raggiungere traguardi incredibili. Il sesto posto in finale lascia un po’ di amaro in bocca, il podio era vicinissimo e vederlo sfumare così non è facile, sono ancora più determinato a dare il massimo nelle prossime gare. Ogni competizione è un'opportunità per imparare e migliorare, e sto lavorando sodo per migliorare la mia tecnica e la mia strategia di gara. Venerdì c’è la mia gara, la distanza sulla quale al momento sono sicuramente più preparato, le mie aspettative sono di superare i miei limiti piazzando un nuovo personal best e ovviamente, di puntare a una posizione a livello mondiale ancora migliore rispetto a quella del 100 metri. Continuerò a mettere tutto me stesso negli allenamenti e a concentrarmi sulla gara per ottenere il miglior risultato possibile”.

Francesco Loragno (foto Fispes)-2

La tua vita è cambiata nel 2020. Dove hai trovato la forza per reagire e come ti sei avvicinato allo sport paralimpico? C'è qualcuno che ti ha ispirato o era un tuo desiderio?
“Il 2020 è stato un anno di grandi cambiamenti per me, a seguito di un incidente in motorino la mia vita è cambiata paradossalmente in meglio. Ho scoperto sin dal primo momento di avere una grandissima forza interiore pronta a supportare il mio percorso e chi mi sta attorno, ma devo lo stesso ringraziare la mia famiglia e le persone a me care per essermi state vicine e non avermi mai fatto mancare l’affetto e le energie positive che ti aiutano a forgiare la tua mentalità. La qualità che da sempre mi contraddistingue è la velocità ed ho voluto ricostruire la mia vita partendo da questo. Mi sono avvicinato allo sport paralimpico per dimostrare che nonostante le difficoltà, è possibile raggiungere traguardi inimmaginabilmente grandi”.

Avendo praticato sport da normodotato e da atleta con disabilità, trovi che ci siano differenze sostanziali o l'adrenalina della competizione è la stessa? 
“Praticare sport sia da normodotato che da atleta con disabilità mi ha permesso di vedere il mondo dello sport da prospettive diverse. Dal punto di vista dell'adrenalina della competizione, posso dire che l'emozione e la tensione prima e durante una gara sono incredibilmente simili, anzi, mi sento molto più motivato e pronto alla guerra ora rispetto a prima. La voglia di dare il massimo, di superare sé stessi e di competere contro avversari di alto livello è cresciuta sempre più nel tempo in quanto gli sforzi e i sacrifici per arrivarci aumentano giorno dopo giorno”.

Consiglieresti di provare a ragazzi e ragazze con disabilità che non si sono mai cimentati con una disciplina paralimpica? Può essere un modo per guardare le cose da una prospettiva diversa? “Assolutamente sì, consiglio a ragazzi e ragazze con disabilità e non, di cimentarsi nello sport, questo offre un'opportunità unica di scoperta personale e di crescita. Non solo permette di migliorare la forma fisica e la salute, ma può anche aiutare a sviluppare una forte determinazione, che come nel mio caso poi torna utilissima, oltre ad accrescere la fiducia in sé stessi. Cimentarsi in uno sport paralimpico può davvero trasformare il modo in cui si vedono le proprie capacità e possibilità. Si imparano a superare le difficoltà, a porsi obiettivi ambiziosi e a lavorare duramente per raggiungerli. Inoltre, lo sport crea un senso di comunità e appartenenza incredibili. In definitiva, lo sport paralimpico può essere un potente strumento per guardare la vita da una prospettiva diversa, valorizzando le proprie abilità e riscoprendo il proprio potenziale. Invito tutti a provare, perché potrebbe essere l'inizio di un'avventura straordinaria, proprio come la mia.

Dove li indirizzeresti qualora volessero avvicinarsi allo sport paralimpico?
“Per chi desidera avvicinarsi allo sport paralimpico, consiglierei di iniziare cercando qualche atleta di riferimento e chiedendo informazioni, quasi sempre chi c’è dall’altra parte è passato nella stessa situazione e sarà pronto ad aiutarvi e indirizzarvi al meglio. ci tengo a menzionare la federazione che ci segue, la Fispes, grazie a loro tanti ragazzi, dai bambini agli atleti d’élite hanno la possibilità di conoscere il mondo dello sport con la giusta gradualità tipica di chi ha sensibilità e ci tiene a supportare i ragazzi e rendere concreti i loro sogni”.

A prescindere da come andrà a finire venerdì nei 200, che ricordo conserverai dell'esperienza giapponese? Quali sono i prossimi appuntamenti che ti vedranno impegnato?
“Porterò con me ricordi indimenticabili dell'esperienza vissuta qui a Kobe. Partecipare a una competizione di questo calibro, nonostante il mio percorso paralimpico sia iniziato solamente un paio di anni fa è già di per sé un traguardo straordinario. Ho avuto l'opportunità di conoscere e competere con atleti da tutto il mondo, di condividere momenti di grande emozione e di scoprire una cultura ricca e affascinante. Le strutture, l'organizzazione impeccabile e l'entusiasmo del pubblico hanno reso questa esperienza unica. Inoltre, ogni gara è una lezione importante, un tassello in più che mi permette di crescere sia come atleta che come persona. Porterò sempre con me il ricordo delle sfide affrontate con determinazione e spirito di squadra, un gruppo fantastico e compatto pronto a supportarsi. Questa esperienza mi ha dato ancora più motivazione per continuare a lavorare sodo e a migliorarmi, indipendentemente dal risultato finale, perché si può sempre migliorare e raggiungere traguardi ancora più grandi. Al mio rientro ci saranno tanti eventi in giro per l’Italia che mi vedranno partecipe, sul mio Instagram li documenterò passo dopo passo, evento dopo evento, tra gare, test con i tecnici che ci aiutano a migliorare le nostre attrezzature sportive, allenamenti con la mia squadra, l’ASD Academy Bari e ai miei grandissimi allenatori, che sono quasi come dei secondi genitori per me, Paolo e Pina e tanto altro, sperando a settembre di riuscire a prendere parte alla spedizione per la paralimpiade di Parigi”.

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