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Applausi e sorrisi per i runner baresi alla maratona di New York: "Emozione e orgoglio"

In quindici hanno partecipato al grande appuntamento nella metropoli americana. Per alcuni è stata la prima volta, per altri una nuova grande esperienza tra sacrifici ed entusiasmo

Emozioni, colori e passi veloci tra street e boulevard della Grande Mela, senza curarsi del freddo o della pioggia, circondati dal calore della folla assiepata lungo il percorso. Brooklyn, Queen's e Manhattan, con l'immancabile arrivo sotto l'arco di Central Park: la Maratona di New York non è una corsa qualunque. Quarantadue km e 195 metri per cui vale la pena sobbarcarsi allenamenti, sveglie all'alba e mattinate intrise di acido lattico. Dalle strade del Murattiano allo skyline della metropoli americana, il sogno a stelle e strisce per 15 baresi è diventato realtà.

La maglietta col logo cittadino per i baresi pronti alla sfida della Maratona di New York

Li avevamo lasciati qualche settimana fa sul palco di piazza Prefettura allestito per la San Nicola Half Marathon, dove hanno ricevuto le magliette con il nuovo 'logo' turistico della città. Con quella stessa t-shirt, domenica scorsa, hanno percorso le strade di New York per una giornata davvero indimenticabile. Qualcuno di loro ha anche sfoderato una grande prestazione, come Fulvio Mazzocchi, 63 anni, piazzatosi quindicesimo della categoria Sm 60/64 e 2772 assoluto su 50643 partecipanti: "E' stata bellissima - racconta a Bari Today - la partenza accanto ai top runner, così come attraversare Brooklyn con la maglietta di Bari. Tutti mi incitavano tra un Go Italia e un Go Fulvio. Emozionante, poi, la parte finale verso Central Park, tra due ali di folla festanti. La fatica sulle gambe non la sentivo più e ho accelerato".

"Indimenticabile il boato all'ingresso di Central Park"

La voglia di partecipare era più forte anche della paura di attentati, a pochi giorni dall'azione di un terrorista che con un furgone ha investito in pieno centro ciclisti e passanti,  provocando 8 morti e 15 feriti: "Alle 7 eravamo già in metropolitana - spiega Ruggiero Pierno -, quindi abbiamo raggiunto l'imbarco per Staten Island. Successivamente siamo saliti sui ferry-boat scortati dalla polizia con mitra spianati. I controlli sono stati davvero al top. Alle 10.40, dopo l'inno Usa, il colpo di cannone e la partenza. Il ponte di Verrazzano sembrava interminabile. Non dimenticherò mai il calore della gente di Brooklyn, le centinaia di persone malate di cancro che con le guide hanno partecipato alla corsa e il boato all'ingresso di Central Park. Dopo aver tagliato il traguardo abbiamo ricevuto la medaglia e un caldissimo poncho. E' la quarta maratona in meno di due anni, di sicuro la più dura e in assoluto la più bella. Un sogno".

D'altra parte, quando cominci a correre sulla massima ed epica distanza non ne puoi fare più a meno: "Era la mia dodicesima esperienza - afferma Emanuele Fino -, la prima all'estero. La gara in sé passa quasi in secondo piano, perché il calore della migliaia di persone costantemente ai margini del percorso prende il sopravvento sulla corsa. Il tracciato ti consente di vivere appieno la città e la gente è fantastica. Tutti cantano, applaudono, urlano il tuo nome, che un secondo prima ti hanno letto sulla maglia. In molti si aggiungono allo staff e distribuiscono a proprie spese acqua, frutta e barrette. New York è una città splendida ed inclusiva. Quando passeggi per le strade, puoi cogliere perfettamente la dimensione reale e concreta del famoso melting pot. La sua maratona la rappresenta alla perfezione. Porto con me in Italia il ricordo di un'esperienza unica, che auguro a tutti i runner di poter vivere".

Petruzzelli a New York: "Emozione correre col tricolore sul petto"

La compagine dei baresi, 'capitanata' dall'assessore allo Sport Pietro Petruzzelli, ha affrontato l'esperienza con spirito di amicizia e condivisione: "Per me è stata la seconda volta qui a New York - dice Bepi Cazzorla - la prima condivisa. Abbiamo creato gruppo da subito, condividendo la scelta di partecipare agli allenamenti delle 6 di mattina. Il progetto era partito a marzo ma gli ultimi quattro mesi sono stati i più intensi. Il pubblico locale ci incoraggiava, soprattutto gli italoamericani che leggevano Bari sulle t-shirt. Bello anche l'arrivo con il five del direttore della maratona sceso tra i volontari per salutare e chiedere impressioni o suggerimenti. Ho corso 11 maratone, molte all'estero, ma questo evento ha qualcosa in più degli altri". E quel qualcosa, a pensarci bene, è il calore della gente, quello di chi ama correre o più semplicemente quello di scendere per strada solo per tifare e condividere lo sforzo dei maratoneti. L'umanità racchiusa in un sincero applauso, in un grido d'incoraggiamento, in un sorriso che fa scomparire ogni fatica.

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