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La verità di Matarrese: "Niente più soldi per il Bari. Mi sento offeso e preso in giro"

Conferenza stampa fiume dell'ex presidente Figc che attacca Montemurro e Rapullino: "Quando uno deve comprare deve dimostrare conoscenza del mondo del calcio, capacità finanziarie e le garanzie. Sul Bari non si possono fare le nozze sui fichi secchi".

"La rabbia della tifoseria ci ha fatto uscire il Bari dal cuore. Non ci sono risorse per continuare. Io farò tutti i tentativi per vendere la società. Ma se noi non creiamo un clima favorevole agli investimenti, non ci riusciamo. Li capisco, ma dobbiamo sotterrare l'ascia di guerra". Antonio Matarrese scende nell'arena e spiega, nel corso di un'intensa conferenza stampa tenutasi presso un albergo alle porte del capoluogo, la sua verità a riguardo della trattativa fallita con Montemurro e Rapullino per la cessione dell'As Bari. Fuori alcuni tifosi attendevano all'esterno mentre all'interno la polizia impediva l'accesso ai non accreditati. 

Quasi 2 ore e mezza (qui il resoconto della diretta) per togliere il velo, assieme all'avvocato Francesco Biga, legale della società, ai tanti punti oscuri di una vicenda capace di infiammare ancora una volta, nel bene e nel male, la piazza barese, alla quale l'ex capo della Figc non risparmia parole dure: "Ho ancora davanti agli occhi - afferma - 100mila baresi in piazza che festeggiarono la promozione in serie A con Conte. Avete dimenticato la storia. Le critiche ci vogliono, ma civili. Ci siamo presi l'onere di coprire 30 milioni di euro di debiti perché è nei nostri doveri. Quando uno deve comprare deve dimostrare conoscenza del mondo del calcio, capacità finanziaria e garanzie. Sul Bari non si possono fare le nozze sui fichi secchi".

Ed è proprio questa frase a sintetizzare, secondo Matarrese e Biga, una trattativa lunga quasi tre mesi, nella quale è accaduto di tutto. I Matarrese sono rimasti scottati sopratutto sulle condizioni di vendita proposte dal duo Montemurro- Rapullino: "Un pagamento in 10 anni, nessun acconto: mi sento offeso, preso in giro. Secondo me non avevano fatto bene i calcoli. Rapullino poi, con tutto il rispetto, predicava bene e razzolava male".

Dettagli più precisi li fornisce l'avvocato Biga: "Ritengo che 74 giorni dall'inizio della trattativa siano un tempo sufficiente per predisporre la disponibilità che serve e le garanzie, specie se c'è una rateizzazione cos lunga, mai capitata nella mia carriera". Il legale ripercorre le tappe mostrando alla stampa una copia del preliminare finale dei possibili acquirenti: "Il 5 luglio c'è stato fornito il primo loro schema, il 10 luglio abbiamo inviato il nostro. Non era questione di prezzo. Ci interessavano l'acconto e le garanzie. Abbiamo detto loro quanto avrebbero dovuto scrivere nel contratto. La controproposta ci è arrivata. Il nostro non era un ultimatum, ma c'era necessità di fare in fretta per la squadra. Nella loro bozza non c'era alcun acconto. Viene chiesta alla Salvatore Matarrese una garanzia da dare al momento della stipula del contratto, ancor prima della somma da restituire. Non risulta precisato il tempo della dilazione del prezzo. Non vengono riconosciuti gli interessi della somma".

Biga poi rincara la dose: " Come veniva disciplinata la cogestione? Nella loro proposta ci era stato chiesto di lasciare la gestione sportiva ordinaria della società. Questo ci andava bene. Ci venne richiesto di avere la maggioranza nel cda di 5 membri, pur non avendo dato un euro di acconto, senza essere proprietari. I nostri due membri poi non potevamo nominarli a nostro piacimento, ma tra persone estranee, non di nostra fiducia. Se la società fosse retrocessa in Lega Pro saltava il contratto e non si prendevano neppure la responsabilità di coprire l'avanzo nonostante la possibilità dei 6,5 milioni in cassa e i Matarrese avrebbero dovuto ripianare i debiti". Per Biga inoltre "la foto apparsa sui social dell'incontro con Torrente è una prova inoppugnabile della violazione del patto da parte degli acquirenti".

Parole molto pesanti che verranno sicuramente commentate dalla contro-conferenza stampa di mercoledì indetta proprio da Montemurro e Rapullino, nella quale ne sentiremo delle belle. Antonio Matarrese, in ogni caso, lascia poche speranze per un futuro roseo, confermando ancora una volta l'abbandono del timone. "Non c'è nessuno della nostra famiglia che può fare il presidente. Siamo fuori con la mente, ma non con il cuore. Il Bari si dovrà autogestire. Faccio i complimenti ad Angelozzi, a Gautieri, Doronzo, Vinella. Non serve a niente quello che potranno dire Montemurro e Rapullino, con tutto il rispetto. Li ringraziamo per il rapporto cordiale avuto con noi. Ma hanno capito che il gioco si faceva troppo grosso. Con questa crisi dovrebbero pensare alle loro aziende. Aspettiamo altri acquirenti. Se è necessario venderemo i giocatori. Noi - conclude Matarrese -  non mettiamo più soldi perchè obbiamo salvare le nostre imprese. E' vergognosa l'aggressione morale dei media locali. Fuori veniamo rispettati e qui veniamo aggrediti anche moralmente. Questa città si sta chiudendo in sé stessa. Noi abbiamo distrutto il nostro patrimonio per tenere alto il Bari".

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