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Martedì, 17 Maggio 2022
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Una cimice 'assassina' per aggredire la sputacchina: una nuova arma contro la Xylella? lo studio dell'Università di Bari

E' quanto dimostrato con gli studi e le ricerche di Francesco Porcelli, entomologo dell'Università degli Studi di Bari che ha pubblicato le evidenze scientifiche sulla rivista 'Insects'

Una cimice assassina capace di aggredire la sputacchina diventandone il predatore potrebbe essere la nuova arma per combattere la Xylella, che da anni devasta le ulivicolture pugliesi. E' quanto dimostrato con gli studi e le ricerche di Francesco Porcelli, entomologo dell'Università degli Studi di Bari che ha pubblicato le evidenze scientifiche sulla rivista 'Insects'. Lo riporta l'Agenzia Dire

Lo studio, basato su prove in laboratorio, spiega che la cimice denominata Zelus non provoca conseguenze sull'ecosistema delle piante che non subirebbero alcuna importante variazione con il suo arrivo. La cimice assassina si propone come "un promettente agente di biocontrollo di alcuni importanti parassiti dell'olivo", spiega Porcelli evidenziando che le caratteristiche della cimice oltre a "gestire l'infezione da Xylella fastidiosa, mitiga il danno causato da altri parassiti legati all'olivo". "Occorrono nuovi finanziamenti per approfondire gli studi in campo e tentare di arginare la diffusione della Xylella attraverso il controllo delle infezioni", aggiunge. Lo studio è diviso in due parti: nella prima compie una analisi dei metadati in una raccolta della bibliografia degli ultimi 165 anni, nella seconda ci sono le prove di predazioni eseguite per comprendere le possibilità del predatore in campo. "Zelus predilige certe prede invece di altre e le sceglie in base ai loro habitat che includono le piante ospiti delle prede, l'abbondanza, le dimensioni e la mobilità delle prede che incontra", chiariscono i ricercatori. "Ora bisogna verificare la possibilità di allevare Zelus in grandi quantità per usarlo come un insetticida vivente sostenibile, resiliente, rispettoso dell'ambiente e che possa agire nei campi coltivati anche partendo da aree marginali o protette", conclude Porcelli.

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