Giovedì, 5 Agosto 2021
Cassano delle Murge

25 Aprile, festa della liberazione nazionale. Il sindaco: " W l’Italia. W la democrazia. W la Repubblica"

"Il 25 aprile assume quest’anno un significato ed un contenuto senza precedenti al confronto di quel 25 aprile del 1945" scrive Maria Pia Di Medio e, per spiegare, affronta la rielezione del Presidente Giorgio Napolitano di Napolitano

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

«Il 25 aprile assume quest’anno un significato ed un contenuto senza precedenti al confronto di quel 25 aprile del 1945. Ci troviamo a vivere un momento storico estremamente critico e difficile per la nostra Repubblica. La rielezione, di pochi giorni fa, del Presidente Napolitano ha un significato drammatico: l’Italia, politicamente, segna il passo. Uno degli ultimi “ragazzi” combattenti della Resistenza è stato “costretto” a farsi di nuovo carico di liberare l’Italia dalle beghe, questa volta, di una Politica ormai senza più carattere, capacità di governare, senso dell’istituzione e del dovere nella tutela dei diritti costituzionali di tutti.

Ma la Politica non è un’entità astratta a sé stante: è fatta di individui, ed è a questi individui, eletti dal popolo italiano come propri rappresentanti, che va chiesto di dar conto del proprio operato. Le lacrime di questo grande uomo di Stato sono, a mio parere, lacrime di tristezza e di disperazione che sgorgano al pensiero di quello che è stato, che si è subito, di quanto si è lottato, dell’impegno profuso per rendere l’Italia libera, democratica e repubblicana. Nella Sua Persona dobbiamo vedere i nostri padri, i nostri nonni e tutti coloro che hanno voluto la libertà e la democrazia e per questo hanno combattuto aspramente contro la dittatura che non permetteva nemmeno la libertà di parola, che negava il libero arbitrio, in cui tutti erano inquadrati, obbedienti ad un solo vendicativo leader.

Tutto questo non può essere dimenticato né sacrificato. Bisogna difendere la nostra libertà e la nostra democrazia, che trovano la loro realizzazione nelle istituzioni repubblicane. Siamo tutti responsabili del futuro dell’Italia: da chi esprime la propria scelta con il voto a chi riceve il mandato di rappresentare. Tutti dobbiamo prendere coscienza che non si possono chiedere solo i diritti, bisogna anche compiere i propri doveri, fino in fondo, se si vuole vivere in pace e in condizioni economiche soddisfacenti. Chi  ne ha avuto l’incarico deve fare le riforme che possano allineare l’Italia al nostro tempo, alle esigenze cambiate, alle innovazioni tecnologiche, ad una vita che scorre più veloce e che tende alla massima efficienza. Adesso, non domani. Il giardino d’Europa sta diventando una steppa. Gli italiani stanno affrontando una crisi peggiore del dopoguerra. Abbiamo bisogno di un nuovo 25 aprile. W l’Italia. W la democrazia. W la Repubblica».

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