Gravina

Sigilli ai tesori della mala murgiana, sequestrati beni per 23 milioni

Destinatario del provvedimento un 57enne gravinese ritenuto vicino ai clan malavitosi locali Mangione, Gigante e Matera. Tra i beni sequestrati, una società di costruzioni a Gravina, un resort di lusso ad Altamura, sette auto di grossa cilindrata, una moto "Harley Davidson" e numerosi conti correnti bancari

A meno di un mese di distanza dal sequestro che riguardò i beni del boss gravinese Raffaele Di Palma, la Procura di Bari assesta un nuovo colpo al patrimonio della mala murgiana. Ad essere confiscati questa volta i beni appartenenti ad un 57enne di Gravina, S.S., ritenuto vicino ai clan locali Mangione, Gigante, Matera.  Un coinvolgimento, quello del 57enne, già dimostrato nell'ambito dell'operazione “Canto del Cigno”, che mise in luce il suo ruolo fondamentale nel riciclaggio del denaro proveniente dalle attività illecite dei clan.

Non si tratta comunque del primo sequestro di beni per il malvivente, che già nel 2002 si è visto confiscare una nota sala ricevimenti ad Altamura, costruita in un suggestivo scorcio dell'Alta Murgia, oggi diventata simbolo dei beni sottratti alla malavita grazie ad un progetto di gestione affidato al famoso chef Gianfranco Vissani.

A dare avvio alle indagini, partite a settembre scorso, è stata la forte discrepanza tra i redditi ufficialmente dichiarati dal 57enne e il suo reale tenore di vita. In particolare, nel corso delle indagini, è stato dimostrato come a partire dal 2007, nonostante il coinvolgimento nell'inchiesta "canto del Cigno", l'uomo avesse continuato a gestire i suoi traffici illeciti attraverso fiduciari e prestanome, come dimostrato peraltro dall'entità del patrimonio sequestrato oggi.

 
Il provvedimento patrimoniale ha riguardato infatti una società di costruzioni a Gravina, un resort di lusso ad Altamura, due società di ristorazione ad Altamura e Gravina, otto immobili tra Altamura e Gravina, sette auto di cui quattro di grossa cilindrata (Mercedes e BMW), una moto “Harley Davidson” e numerosi conti correnti bancari presso vari istituti di credito della provincia (la cui consistenza è ora in corso di quantificazione), per un ammontare complessivo di circa 23 milioni di euro.

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