Altamura

Riordino Province: Stacca per Altamura non esclude la Basilicata

Il sindaco considera l'ipotesi per la propria cittadina di passare in terra lucana, "ma è una decisione da prendere in Consiglio Comunale". Invece IDV afferma "rispettare legami economici e culturali"

Il riordino delle Province è sicuramente uno dei temi più caldi dell’ultimo periodo: la creazione dell’area metropolitana di Bari,  la soppressione della giovanissima provincia di Bat e il suo accorpamento alla provincia di Foggia; stesso destino per Brindisi e Taranto inglobate nella provincia di Lecce. Il destino  invece sembra essere abbastanza incerto per due grossi comuni dell’area murgiana e cioè per Altamura e Gravina in Puglia. 

Qualche giorno fa, a proposito di questa nuova geografia pugliese abbiamo pubblicato un articolo in cui abbiamo dato spazio alle voci levatesi dal centrosinistra altamurano. I partiti di quest’area politica hanno comunemente espresso l’impossibilità per la propria cittadina di far parte della Capitanata perché troppo lontana, non solo dal punto di vista fisico-geografico. Insomma “siamo levantini” diceva Michele Cornacchia dal Partito Democratico  per riassumere in due parole la vicinanza e l’appartenenza  realizzate all’interno della provincia barese.
 
Anche il sindaco Mario Stacca ha detto la sua e lo ha fatto sulle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno di mercoledì  25 luglio. Il primo cittadino risponde alla domanda “Altamura in Basilicata?” tenendo conto della scomparsa della Provincia di  Matera. La città dei sassi e relative "dipendenze"infatti,  potrebbero essere accorpate a Potenza oppure proprio con il contributo di Altamura costituire una seconda provincia lucana. Ipotesi.
 
“Bisogna sottoporle ad un’attenta valutazione -afferma- anche perché dal punto di vista amministrativo significherebbe rientrare in un’altra regione. E’una decisione importante e bisogna prenderla con l’intero Consiglio Comunale”.
 
Prende parte al dibattito anche Filippo Lemma coordinatore cittadino dell’Italia dei Valori  con una posizione piuttosto radicale, come egli stesso ammette. Infatti  dice: “l'anno scorso abbiamo raccolto firme dei cittadini per presentare una legge d'iniziativa popolare per abolire tutte le province italiane. Enti inutili, privi di reali funzioni amministrative, ma solo" parcheggi" per alimentare la casta a livelli inferiori. Come al solito non si ha il coraggio di fare vere riforme. La nostra proposta di legge giace nei sottoscala di Montecitorio , e non arriverà mai in aula. E' importante che si dia voce alla volontà popolare per definire i territori d'appartenenza, con la nuova ridisegnazione delle province e della città metropolitana, rispettando legami culturali, economici ed una comune storia antropologica”. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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