"Un contributo per gli amici detenuti": estorcono denaro a imprenditore, in manette quattro del clan Strisciuglio

Arrestati dalla Squadra mobile quattro giovani, ritenuti appartenenti all'articolazione del gruppo criminale operante al San Paolo. 1500 la somma incassata dalla vittima, poi destinataria di una seconda richiesta

Duemila e cinquecento euro - poi diventati 1.500 - da pagare come "contributo per aiutare gli amici detenuti", "un pensiero per gli amici". Con le accuse, a vario titolo, di estorsione pluriaggravata nei confronti di un imprenditore, gli agenti della Squadra Mobile di Bari hanno arrestato quattro persone - due 29enni, un 22enne e un 31enne - ritenute appartenenti all'articolazione del clan Strisciuglio operante al quartiere San Paolo.  I NOMI DEGLI ARRESTATI

La prima estorsione: le indagini e le accuse

Secondo quanto accertato dagli agenti della Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile, che hanno avviato le indagini a novembre scorso, a seguito delle dichiarazioni di un imprenditore che, convocato in Questura, aveva confermato di aver subito richieste estorsive, tutto sarebbe cominciato a fine agosto scorso. In particolare, due dei quattro arrestati avrebbero incontrato l'imprenditore nel loro 'quartiere generale' in via Candura, luogo di ritrovo abituale dei soggetti, imponendo allo stesso il pagamento della somma di 2500 euro - poi diventata di 1500 euro - quale “contributo per aiutare gli amici detenuti” e quale  “pensiero per gli amici”. All’iniziale tentativo di resistenza da parte della vittima, gli estorsori avrebbero affermato che “non era l’unico a dover pagare” e che tutti i commercianti del quartiere stavano pagando. La somma, suddivisa in due tranche da 500 euro ciascuna, era stata poi effettivamente consegnata dall'imprenditore.

>> VIDEO: GLI ESTORSORI NEL NEGOZIO <<

La seconda 'visita'

Ma un nuovo tentativo di estorsione si sarebbe poi verificato dopo pochi mesi, a novembre. Gli agenti della Squadra mobile, nell’ambito di servizi mirati e ritenendo in atto un tentativo di estorsione nei confronti dell'imprenditore, lo avevano infatti convocato in Questura. La vittima, riferendo sia della prima estorsione che della seconda visita, ha raccontato agli agenti di non aver denunciato il primo episodio convinto che le richieste non si sarebbero ripetute.

Gli arresti

Sulla scorta degli elementi acquisiti e riferiti dalla Squadra Mobile, la locale Direzione Distrettuale Antimafia prima, ed il Giudice per le Indagini Preliminari dopo, hanno ritenuto esistenti i gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli odierni arrestati in ordine alla commissione del reato di concorso in estorsione, aggravata da più persone riunite, posta in essere da persone facenti parte di un sodalizio mafioso e con l’uso del metodo mafioso.

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