Prodotti ‘Islam friendly’, la Camera di Commercio guarda al Medio Oriente

Questa mattina il seminario 'Halal Italy, Prodotti di Puglia, CSQA. Nuove sinergie per il made in Italy': come ottenere le certificazioni e conquistare un mercato in espansione. Ma pochi imprenditori hanno partecipato

Si scrive halal, si legge ‘lecito’ e si scopre un potenziale volume di mercato di 40 miliardi di euro in Italia. In tempi di crisi come questi, una grande opportunità, un mercato ancora vergine (almeno nel nostro Paese) da conquistare. L’immigrato, in questo caso musulmano, non deve fare paura, anzi. Deve essere visto come un possibile consumatore, che può contribuire alla ripresa della nostra economia. Ma le nostre aziende sono attrezzate per rispondere a una fetta di mercato sempre in crescita (in Italia i musulmani sono 4 milioni)? E come si può fare per produrre prodotti ‘Islam friendly’, che rispettino gli standard halal senza paura di sbagliare?

Se ne è parlato questa mattina alla Camera di Commercio di Bari nel corso del seminario ‘Halal Italy, Prodotti di Puglia, CSQA. Nuove sinergie per il made in Italy’. Una nuova frontiera produttiva, che non mette affatto in discussione le tipicità nostrane, ma che può invece contribuire a esportare i nostri vini e salumi, che così come sono sarebbero vietati dal Corano, anche nei Paesi islamici. E una vera possibilità di vicinanza si intravede già dal nome del presidente della Halal Italy, Sharif Lorenzini, straniero e nello stesso tempo italianissimo.
Forse però non siamo ancora pronti. Forse il nostro orizzonte è ancora provinciale, vista la scarsa presenza di operatori del settore agroalimentare al seminario. Ma i pochi presenti hanno potuto conoscere la trafila a cui sottoporsi per ottenere la certificazione halal, rilasciata dalla Halal International Authority, riconosciuta dalle organizzazioni governative e non governative, dalle associazioni dei consumatori halal e dalle rappresentanze islamiche nel mondo. E pensare che la sede per il Centro–Sud Italia è proprio a Bari.
La procedura è molto semplice: basta effettuare un’analisi documentale per verificare che non vi siano controindicazioni per l’ottenimento della certificazione e poi sottoporsi a una visita ispettiva per accertare che l’azienda adotti il sistema Halal Quality System. Il bollino Halal Italy non riguarda solo i prodotti agroalimentari: si applica anche ai settori turistico, edile, chimico e farmaceutico, cosmetico, trasporti e grande distribuzione, tutti presenti sul nostro territorio. E va proprio nella direzione di un aiuto ad entrare a pieno titolo nel circuito di esportazione verso i Paesi musulmani il protocollo d’intesa siglato ieri dalla Camera di Commercio Italo-Orientale.
Si è parlato anche del marchio collettivo comunitario ‘Prodotti di Puglia’, che da 2 anni garantisce la provenienza dei prodotti agroalimentari dalla nostra regione, anche con la collaborazione dell’ente di certificazione CSQA. Tutte iniziative lodevoli, ma la certificazione serve a poco se non si colgono tutte le opportunità per allargare i propri orizzonti.

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