Bari calcio, perché è giusto ricominciare dalla Serie D

La nuova società, a prescindere dalla categoria, dovrà essere trasparente per tenere lontani interessi e speculazioni

La giornata di lunedì 16 luglio 2018 sarà a lungo ricordata come una delle più nefaste dai tifosi del Bari. Dopo il ritiro dal tavolo delle trattative da parte dei potenziali investitori la società biancorossa è stata lasciata sola al suo destino. Niente iscrizione alla prossima Serie B e libri in tribunale prestissimo per dichiarare il fallimento del club che era nato soltanto nel 2014 dopo un altro crack societario.

Uno scenario temuto e poi concretizzatosi nell'incredulità generale e che ha gettato nello sconforto un'intera città. Un dolore immenso specie per i tifosi più anziani del Bari che non sanno se e quando rivedranno la squadra della propria città nel calcio che conta. Un danno enorme anche per i più piccoli, che senza un riferimento cittadino che conti si appassioneranno gioco-forza alle squadre del Nord Italia. Accantonando per un attimo la sofferenza dei tifosi, non vanno poi dimenticate tutte le persone che hanno lavorato in società e i creditori del Bari. Nessuno tra loro probabilmente riceverà mai quanto dovuto e questo è francamente inaccettabile.

Gli scenari per il futuro del club

Le prospettive future del Bari, dopo la mancata iscrizione sono essenzialmente due. La prima prevede la ripartenza del club dalla Serie D (normalmente, quando un club professionistico fallisce deve ricominciare dall'eccellenza ma nel caso dei galletti così come di altre società si tiene conto della storia sportiva), con il titolo sportivo che verrà inizialmente conferito nelle mani del Comune che poi avrà l'incarico di individuare un soggetto affidabile cui cedere le redini della società. L'altra soluzione, almeno fino a ieri era quella del trasferimento del titolo sportivo di una società già esistente per ripartire direttamente dalla Serie C. In tal senso si era già andati molto avanti dato che il presidente del Bisceglie Nicola Canonico aveva persino registrato l'AS Bari 2018. Questa ipotesi, tuttavia, è stata rapidamente cassata vista l'ondata di dissenso levatasi sia dal capoluogo pugliese, sia da Bisceglie. C'è poi la possibilità remota ma non del tutto inverosimile che la FIGC possa varare un "lodo Bari" per consentire ai galletti di partire direttamente dalla C. Decisivi saranno i prossimi giorni in cui sarà serrato il dialogo tra l'amministrazione comunale e la federazione.

Perché ripartire dalla D è la miglior soluzione

La strada che voleva percorrere Canonico avrebbe consentito al Bari di rimanere tra i professionisti. Il tutto sarebbe avvenuto nel totale rispetto delle regole, poiché i regolamenti federali in essere prevedono anche questo. Tuttavia, dal punto di vista etico sarebbe stata una soluzione infelice per almeno due motivi. Dal punto di vista dei baresi è meglio ricominciare con una società fondata da zero nella propria città piuttosto che essere sbeffeggiati e additati come usurpatori (oltretutto Canonico è notoriamente in buoni rapporti con Giancaspro e la cosa non è affatto ben vista). Non vanno dimenticate poi le ragioni dei tifosi del Bisceglie, che assieme alla squadra e alla città hanno raggiunto l'attuale categoria e sarebbero vittime di una tremenda ingiustizia. Storture tipiche del calcio moderno.

Come si ricomincia

A prescindere dalla categoria, sia essa la caotica Serie D o la Serie C, la Bari calcistica ha bisogno di ripartire da principi e persone sane. Dopo l'uscita di scena della famiglia Matarrese, infatti, la società di calcio del capoluogo pugliese è diventata terreno fertile per avventurieri in cerca di fortuna con i risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti. È importante che la nuova società abbia una governance costituita da persone senza un passato ombroso o poco chiaro, che ci sia trasparenza dal punto di vista finanziario con la possibilità di conoscere la situazione patrimoniale del club senza fare i salti mortali. Non dovrà poi mancare la capacità di programmare, avere una visione a medio-lungo termine che renda sostenibile il progetto di rinascita biancorosso.

Tifosi, occhio alle strumentalizzazioni

Passati in rassegna i prossimi step necessari a ridare una squadra di calcio alla città di Bari, è doveroso rivolgersi anche alla tifoseria biancorossa. Ormai è superfluo e quasi retorico sottolineare quanto i baresi amino il calcio e la propria squadra (prova ne è il gran numero di messaggi d'amore postati sui social da ex calciatori dei galletti). L'amore, però si sa, a volte rende ciechi e poco inclini alla ragione. Anche per questo in tanti si sono sentiti di sposare la linea comunicativa tenuta da Giancaspro che nel periodo in cui è iniziata l'agonia del Bari ha parlato di fake news e destabilizzatori, puntando il sito contro la stampa locale. E così le persone che hanno cercato di far luce su cosa stesse succedendo al Bari sono state additate in maniera dispregiativa come 'giornalai' quando non insultate pesantemente. Salvo poi ricredersi e trovarsi a fare i conti con un vero incubo. Forse è il caso di un esame di coscienza: nessuno ha da guadagnare con il male di una società come il Bari. Ciò che forse non è chiaro è che ora è in pericolo un intero settore con tanti progetti editoriali che potrebbero essere cancellati o fortemente ridimensionati visto lo scarso appeal delle categorie inferiori. In futuro, dunque, potrebbe essere utile approcciarsi alle notizie con più maturità e maggior spirito critico. Dietro una grande squadra di calcio deve esserci una grande città che poggi sulle solide basi della passione, della correttezza e del rispetto.

 

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