Dalle “mille e una notte” sulla “fortuna” ai mille e uno lamenti all'ospedale

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

L'odissea di una 66enne barese, fratturatasi la mandibola durante una crociera

ad Abu Dhabi e abbandonata al suo destino da Costa, che non intende risarcirla

"Affascinanti deserti e mare blu: scoprite la penisola arabica a bordo di una nave completamente dedicata al relax in cui fin dal primo momento vi sentirete coccolati dallo staff di bordo e dove la cura di ogni dettaglio vi farà sentire come in nessun altro luogo". E' il promo con cui Costa pubblicizza, più che una crociera, la "crocierissima" denominata "Mille e una notte", sull'esclusiva "Costa Fortuna", e che ha convinto anche una 66enne di Bari, con il marito, a godersi quegli otto giorni indimenticabili. Peccato, però, che alla fine la signora non si sia affatto sentita coccolata e abbia desiderato ardentemente di trovarsi in qualsiasi altro luogo della terra: un'esperienza proprio indimenticabile, non per la vacanza da sogno ma per l'epilogo da incubo. Al punto che la donna ha deciso di chiedere i danni a Costa Crociere e per ottenere giustizia si è rivolta, tramite il consulente personale Filippo Leotta, a Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini.

La crociera "maledetta" inizia con l'imbarco l'11 marzo di quest'anno. Tutto bene fino al 16 marzo, quando la turista, durante un'escursione ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, organizzata da Costa, alle 11 del mattino cade sul selciato battendo violentemente il mento per terra. Visto anche il sangue che esce copioso dalla ferita, l'accompagnatrice del tour chiama l'ambulanza e i paramedici conducono a malcapitata e il marito al Pronto Soccorso del "Al Rahba Hospital": inizia un'odissea.

Il medico di guardia le applica dei punti e la sottopone agli accertamenti di rito che, purtroppo, evidenziano due vistose fratture alla mandibola. Nella struttura, però, non c'è il reparto "maxillofacciale" e quindi viene disposto il trasferimento della paziente in un ospedale attrezzato, l'Khalifa Hospital, sempre ad Abu Dhabi. Alle 16.30, dopo che è stato pagato il conto all'ospedale (quasi 900 euro), l'accompagnatrice del tour, che fino a quel momento si era trattenuta con i due coniugi, comunica loro che deve rientrare in nave ma aggiunge anche di non preoccuparsi perché li avrebbe presto raggiunti un altro addetto, portando loro anche del danaro e il cellulare, rimasti in cabina, e qualche capo di abbigliamento per l'eventuale ricovero. Di fatto, però, la coppia viene abbandonata al suo destino.

Dopo una lunga e snervante attesa di un posto letto libero nel nosocomio di destinazione, soli e in difficoltà nel comunicare per la comprensione quasi nulla sia della lingua araba sia della terminologia medica in inglese, alle 9 di sera la 66enne, in preda a dolori sempre più lancinanti, e il marito vengono trasferiti all'Khalifa, ma qui le cose vanno ancora peggio. L'ospedale richiede loro i passaporti, che hanno dovuto consegnare al momento dell'imbarco, e una cauzione di diecimila euro, che allo stesso modo non possono avere con sé: i due si vedono perduti. Per fortuna interviene in loro aiuto una giovane italiana, che casualmente si trova in quel momento in quell'ospedale, la quale, facendo la voce grossa, inizia a tempestare di telefonate i referenti di Costa sulla nave, che nel frattempo è salpata verso Dubai, l'agenzia che lavora in loco per Costa e l'assicurazione, Allianz: nel pomeriggio la signora e il marito hanno provveduto ad aprire il sinistro. Quasi a mezzanotte, dopo altre ore di attesa su una barella, arriva finalmente lo specialista che conferma la presenza delle due fratture e la necessità di un intervento chirurgico per ricomporle. Considerato che la crociera si sarebbe protratta per altri due giorni soltanto, la donna decide quindi di stringere i denti, di reimbarcarsi e di intervenire sulle fratture al rientro in Italia.

Le loro vicissitudini però non sono finite qui. A mezzanotte l'autista che lavora per agenzia referente in loco di Costa porta ai due coniugi i passaporti e "molla" tutto il bagaglio che avevano in nave (due valigie e svariate borse), anziché qualche capo di abbigliamento, come concordato: nessuno dalla nave si preoccupa che i due devono pur passare la notte da qualche parte. Sarà ancora la giovane italiana che li ha aiutati, dopo un'altra serie di telefonate con l'agenzia e la nave, a insistere perché l'autista li accompagni in un hotel e il giorno dopo li conduca a Dubai per reimbarcarsi. Dopo altri problemi anche in albergo, dove il receptionist inizialmente insiste per il pagamento della camera, la coppia può finalmente chiudere occhio per qualche ora e l'indomani, 17 marzo, alle 2 del pomeriggio, dopo un viaggio di un'ora e mezzo in autostrada, riesce a riguadagnare la "Fortuna" e a riprendere quel che resta della crociera.

Chiaramente delusi e amareggiati per il (mal)trattamento ricevuto, i due coniugi si sono rivolti a Studio 3A per far valere i loro diritti ed è stato richiesto il risarcimento dei danni morali subiti a Costa, la quale però, denegando anche l'evidenza, ha risposto picche, sostenendo di "aver prestato alla gentile ospite tutte le cure e l'assistenza del caso" (sic!): affermazioni che la giovane che ha aiutato la coppia è pronta smentire con una dichiarazione ufficiale. Molto probabilmente si andrà per le vie legali.

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