Uccise la figlia di tre mesi in ospedale: arrestato 29enne di Altamura

L'uomo, Giuseppe Difonzo, è accusato di aver soffocato la figlioletta, mentre si trovava solo con lei in una stanza del Giovanni XXIII, dove la neonata era ricoverata: sarebbe affetto dalla 'Sindrome di Munchausen'

L'ospedale pediatrico Giovanni XXIII

Avrebbe ucciso la figlioletta di soli tre mesi, soffocandola, mentre la piccola si trovava ricoverata nel reparto di Pediatria dell’Ospedale Giovanni XXIII di Bari. Con questa terribile accusa i carabinieri hanno arrestato oggi il 29enne altamurano Giuseppe Difonzo, eseguendo una misura della custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Bari Roberto Oliveri Del Castillo su richiesta del Simona Filoni, che ha coordinato le indagini svolte dai militari del Nucleo investigativo di Bari e della Compagnia di Altamura.

LA MORTE DELLA BAMBINA - I fatti risalgono alla notte tra il 12 e il 13 febbraio 2016. Secondo quanto ricostruito durante le indagini, il 29enne, trovandosi solo nella stanza di ospedale con la figlioletta, l'avrebbe soffocata, per poi allertare i sanitari quando era ormai troppo tardi per soccorrerla, dicendo che la piccola si era sentita male.

L'ALTRA ACCUSA DI VIOLENZA SESSUALE - Il 29enne era già detenuto in carcere dallo scorso aprile, con l'accusa di violenza sessuale aggravata commessa in danno di una minorenne, figlia di una amica di famiglia. Un episodio che, stando alle indagini, si sarebbe consumato proprio in concomitanza con il ricovero della figlioletta al Giovanni XXIII.

LE INDAGINI - Gli accertamenti sulla morte della bambina erano stati avviati su segnalazione degli stessi sanitari della struttura, considerate le circostanze anomale dell'episodio, poiché la piccola, al momento del decesso, si trovava in "condizioni ottimali di salute" e non presentava alcun problema. Sono così partite le indagini, coordinate dalla Procura, che si sono sviluppate attraverso l’audizione di numerose persone (primi soccorritori, medici, infermieri, familiari della neonato), il sequestro di documentazione relativa all’indagato e delle cartelle sanitarie della bambina, la perquisizione dell’abitazione dei genitori, accertamenti autoptici.

DOPO LA MORTE DELLA BIMBA: "MIRAVA A RISARCIMENTO"

I RIPETUTI RICOVERI DELLA NEONATA - Le indagini hanno consentito di accertare che la piccola, nei suoi tre mesi di vita era stata più volte ricoverata, per un totale di 76 giorni, fino al decesso avvenuto il 13 febbraio, durante un’ultima degenza all'ospedaletto di quarantotto ore. In occasione dei vari accessi, la piccola giungeva in ospedale sempre a causa di "riferite cianosi, difficoltà respiratorie, crisi dispnoiche", condizioni che però non venivano mai riscontrate durante i ricoveri. Unico episodo, quello avvenuto nella mattina dell'ultimo giorno di vita della piccola, quando la neonata era stata colta da una crisi respiratoria, "apparentemente" riconducibile ad inspiegabili motivi di salute, in assenza di problematiche cliniche di qualsiasi tipo, mentre in stanza era presente solo il padre della bambina. 

UN BIMBO DI TRE ANNI TESTIMONE DEI FATTI - Proprio di questo tentativo di soffocamento sarebbe stato testimone un bambino di tre anni e mezzo, che si trovava ricoverato nella stanza insieme alla piccola. Nel corso delle indagini, il bimbo è stato sottoposto ad ascolto protetto e ha confermato l’episodio mimando i gesti visti fare all’uomo. Il 29enne avrebbe cercato di distrarlo facendolo giocare con il suo telefonino, quindi si sarebbe avvicinato alla figlia premendo su fronte, bocca, collo e pancia. La bimba aveva quindi cominciato a stare male, e i medici l'avevano soccorsa. Più tardi, però, quella stessa notte, il padre sarebbe riuscito nel suo intento di ucciderla.

LA SINDROME DEL PADRE E I TENTATIVI DI UCCIDERE LA FIGLIA - I ripetuti ricoveri della bambina sarebbero dunque stati legati, secondo l'accusa, alle "diverse azioni aggressive e violente ordite ai suoi danni dal padre", fino all'episodio che ne provocò la morte. Il 29enne, secondo la Procura, sarebbe affetto dalla 'Sindrome di Munchausen' (ovvero un disturbo psichiatrico che spinge chi ne è affetto a fingere una malattia o un trauma psicologico per attirare l'attenzione su di sé) trasferita 'per procura' alla figlia dopo la nascita. Una circostanza che troverebbe riscontro nei ripetuti accessi al Pronto soccorso effettuati dallo stesso 29enne negli anni precedenti all'arrivo della bambina, prima cessati e poi ripresi a pochi giorni dalla nascita della piccola, con crisi questa volta attribuite alla figlia. Il 29enne avrebbe inoltre cercato di 'depistare' le indagini 'manipolando' la convivente - completamente estranea ai fatti - e prospettandole una versione diversa dei fatti avvenuti la notte dell'omicidio, anche cercando di far credere di non essere solo in stanza, circostanza poi smentita dagli accertamenti.

L'AFFIDAMENTO AI SERVIZI SOCIALI POI REVOCATO -  In realtà, la situazione familiare a rischio per la piccola era stata già segnalata al Tribunale dei minorenni. A dicembre, dopo il terzo ricovero della neonata, il primario di Neonatologia del Policlinico di Bari aveva segnalato un sospetto su possibili maltrattamenti. A gennaio la piccola fu affidata ai servizi sociali di Altamura per collocarla in una comunità. Il provvedimento, però, sulla base della relazione degli assistenti sociali, del curatore nominato dal Tribunale e delle dichiarazioni dei genitori, venne sospeso e poi definitivamente revocato a fine mese. Il Tribunale riaffidò così la bimba ai genitori, disponendo però visite domiciliari a partire dal mese di febbraio. Pochi giorni dopo, il 13 febbraio, la piccola morì.

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