Tarantini-Lavitola, nelle intercettazioni i riferimenti all'inchiesta barese

In alcune intercettazioni telefoniche, trasmesse dalla Procura di Napoli ai magistrati di Lecce, l'imprenditore barese fa i nomi di alcuni magistrati impegnati nell'inchiesta sul giro di escort a Palazzo Grazioli. E parla anche dell'intervista a Libero in cui la D'Addario racconta di essere stata utilizzata inconsapevolmente per un complotto contro Berlusconi

In alcune intercettazioni telefoniche tra Gianpi Tarantini, arrestato ieri insieme alla moglie per estorsione a Berlusconi, e Valter Lavitola, direttore del quotidiano Avanti! anch'egli coinvolto nell'inchiesta come "intermediario" del ricatto, compaiono chiari riferimenti ad alcuni magistrati baresi.

L'ESPOSTO DI SCELSI - Nei testi trasmessi dalla Procura di Napoli a Lecce, che ha aperto un'indagine sull'operato dei pm di Bari, Tarantini parla con Lavitola dei magistrati impegnati nell'indagine sul giro di escort a Palazzo Grazioli. In una telefonata del 13 luglio scorso Tarantini parla con Lavitola di una notizia data da Repubblica quel giorno, secondo cui il sostituto procuratore barese Giuseppe Scelsi avrebbe presentato un esposto al Csm contro il procuratore Laudati, accusandolo di avere rallentato le indagini sulla vicenda escort.

L'INTERVISTA DI PATRIZIA D'ADDARIO - Pochi giorni dopo, 17 luglio, i due parlano dell'intervista rilasciata da Patrizia D'Addario a Libero, in cui la escort racconta di essere stata costretta a rendere pubblica la storia delle sue notti a Palazzo Grazioli, e di essere stata inconsapevolmente usata in un complotto contro Berlusconi. "Secondo me - risponde Tarantini - così come stava scritto su 'Il Fatto' oggi, è stato fatto per...per non chiudere le indagini, per non mandare l'avviso di conclusione, così non escono intercettazioni". "Che c'entra questo?" chiede ancora Lavitola. "Perché così - risponde Tarantini - riapre il caso, riapre l'indagine" (...) "l'ha fatto apposta Laudati questo, perché, si sono messi d'accordo, nel momento in cui riaprono l'indagine e non mandano l'avviso di conclusione, non escono pubbl...non diventano pubbliche...le intercettazioni". "Pure Nicola l'ha detto, pure Perroni l'ha detto oggi" aggiunge poi riferendosi ai suoi due avvocati difensori.

IL RIFERIMENTO AI LEGALI DI TARANTINI - Ai primi di luglio, in due telefonate Tarantini parla a Lavitola della strategia processuale e della preoccupazione per il contenuto delle intercettazioni telefoniche e del rischio che vengano pubblicate. In una telefonata con Lavitola, Tarantini dice di avere parlato con il suo avvocato Nicola Quaranta che a sua volta è andato "a parlare al capo". "Là c'é un problema grosso.....", dice Tarantini, che aggiunge di non poter parlare al telefono di queste cose. "...praticamente quelli...dove andasti tu a parlare...che io ti avevo detto vai...vai...controlla...hanno fatto un puttanaio....un putiferio.. hanno trascritto tutto, cosa che non dovevano fare..". "Le mie e le sue..e ...quello lui, il Capo stava cacato nelle mutande, ha detto ti prego aiutatemi...". "..allora - aggiunge - siccome questo dice che non sarà più...non se la può più tenere questa cosa finale, la deve per forza mandare.......e se và...". "Dice che non è quello che è uscito il mese scorso, due me....sei mesi fa, dice che sono terrificanti.....gli ha spiegato anche tutto gliele ha letto, si è molto aperto, gli ha detto tutto".

LA SMENTITA - A stretto giro dalla pubblicazione delle conversazioni telefoniche con Tarantini, arriva però la secca smentita del suo legale Nicola Quaranta, che in una nota prende le distanze dai contenuti delle intercettazioni. "E' invece evidente - afferma l'avvocato Quaranta in una nota - che il Tarantini abbia più volte 'utilizzato e strumentalizzato' nei suoi colloqui telefonici l'autorevolezza della mia figura professionale per dare credito e consistenza alle sue ipotesi nei confronti del suo interlocutore". "Il segreto professionale e l'aver già riferito tali circostanze alla Procura di Napoli - conclude l'avv. Quaranta - mi impongono di non approfondire pubblicamente la questione".

(Ansa)

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