​Dionisio Simone racconta la sua storia, nel “Giorno del Ricordo”

Il Consiglio regionale della Puglia celebrerà il Giorno del Ricordo, martedì 10 febbraio, con la testimonianza diretta di un protagonista dell’esodo giuliano-dalmata. In mattinata, alle 11, nella Biblioteca consiliare Teca del Mediterraneo (a Bari, via Giulio Petroni 19/a, Sala Matutinum), verrà presentato il volume di Dionisio Simone “Le parole nostre. Viaggio nella memoria di un profugo istriano”, pubblicato nel 2014 dalle Edizioni baresi Dal Sud.
Con il presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna e l’autore, interverrà il direttore dell’Ipsaic Vito Antonio Leuzzi, alla presenza degli studenti del Liceo Pedagogico Tommaso Fiore di Terlizzi.

Nel 1947, Dionisio Simone ha dovuto lasciare Pola, con gli oltre 250mila triestini e italiani di Dalmazia, dopo la tragedia delle Foibe e per la politica di Tito di slavizzazione dei territori al confine della federazione jugoslava. Da profugo, ha raggiunto la Puglia con la famiglia, risiedendo prima a Polignano, paese natale del padre, poi a Taranto e a Bari, dove vive. È stato docente di latino e greco nel capoluogo ionico, a Gioia del Colle, Conversano ed ha concluso l’attività nello storico liceo classico barese "Orazio Flacco".

Il suo è un libro particolare, non un romanzo, non un diario e nemmeno un saggio: é un dizionario dell’esodo, un vocabolario che parte da alcune parole in dialetto polesano, in ordine alfabetico, per sviluppare riflessioni e pensieri. Da Abandonàr, abbandonare. “Nel pensare alla nostra terra istriana e alla casa che abbiamo abbandonato, mi vengono in mente i versi della prima bucolica di Virgilio, che esprimono la tristezza del pastore Melibeo, costretto dalla guerra, come è capitato anche a noi, ad allontanarsi dai luoghi che amava: Nos patriae finis et dulcia linquimus arva, / nos patriam  fugimus. (Noi la terra dei padri lasciamo e i cari campi, noi fuggiamo dalla patria)". (fel)

Le parole nostre. Viaggio nella memoria di un profugo istriano” non è un vocabolario del dialeto polesan, ma, per dirla con la Ginzburg, il nostro “lessico famigliare”. Dal lessico parte un recupero memoriale che coniuga la microstoria personale con la macrostoria per aprirsi a suggestioni letterarie. Tenerezza e nostalgia si stemperano in una garbata ironia che dà levità ad un discorso sempre di notevole spessore culturale.

Dionisio Simone è nato a Pola.Profugo giuliano, ha lasciato la sua terra nel 1947, in occasione del grande esodo degli italiani dall'Istria, trasferendosi con la sua famiglia prima a Polignano a Mare, paese natale di suo padre, poi a Taranto e infine a Bari, dove vive attualmente e dove per trenta'anni è stato docente di Latino e Greco nel liceo classico "Orazio Flacco". In precedenza ha insegnato anche a Taranto, Gioia del Colle e Conversano (Liceo Ginnasio "D. Morea").

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