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"La nostra odissea covid tra 4 tamponi e isolamento", il racconto di una famiglia del Barese

Redazione

Un'odissea covid cominciata ad agosto e non ancora terminata:è la storia di una famiglia di Palo del Colle, formata da padre, madre e bimba di 20 mesi, che non è ancora uscita dall'emergenza coronavirus dopo che i due genitori sono risultati positivi.

La vicenda è scattata al rientro da una breve vacanza fatta con amici e parenti. Il 28 agosto scorso l'uomo viene convocato, assieme a moglie e figlia per effettuare un tampone, finendo poi in isolamento fiduciario in attesa del riscontro. Il giorno successivo l'uomo avrebbe ricevuto una mail in cui si chiedeva alla famiglia di mantenere l'isolamento fiduciario sino al 31 settembre: "Un palese errore" racconta il cittadino, assieme a "quello della data di nascita mia e della compagna, che erano le stesse" che lo spinge a chiamare il numero del Dipartimento Salute messo a disposizione sulla lettera.

I risultato del tampone vede l'uomo e la compagna positivi e la figlia negativa. Un secondo tampone, effettuato il 9 settembre, sancisce la guarigione della donna ma ancora una positività dell'uomo, confermata anche con un terzo tampone effettuato il 21 settembre scorso. L'uomo è in attesa di esito di un quarto test: "Non abbiamo mai ricevuto una telefonata -  denuncia l'uomo - per sapere lo stato di salute, considerando che io sono diabetico e iperteso, mentre la mia compagna è incinta con minacce di aborto e che necessitava di visita ginecologica e punture. Ad oggi siamo ancora in isolamento, la mia compagna è entrata nel 3° mese è ha urgente bisogno di una visita ginecologica e di una terapia adeguata in quanto è ha rischio di aborto, ma nessuno dice e fa qualcosa".

Non è però l'unico problema segnalato dal nucleo familiare, ma c'è anche la questione del conferimento della differeziata che avviene: "Faccio presente che abitando in un condominio, e che il conferimento della spazzatura avviene fuori dal nostro cortile, ero impossibilitato a seguire tale disposizione in quanto avrei trasgredito l’isolamento ed avrei potuto contagiare qualche condomino, di tutta risposta mi dice che l’operatore non può salire e prendere la spazzatura e che avrebbe chiesto al dirigente della ditta che si occupa del ritiro della spazzatura, se potesse far avvicinare l’operatore sotto il portone in modo tale che io potessi calare dal balcone la spazzatura. Al mio rifiuto, in quanto non era accettabile una cosa del genere e dopo tante discussioni arriviamo ad una conclusione e cioè, l’operatore quando arriva mi chiama ed io gli metto la spazzatura (rigorosamente in doppia busta) nell’ascensore" conclude il padre di famiglia.

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