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Il 28 gennaio gli infermieri si fermano

Il sindacato Nursind ha proclamato uno sciopero nazionale di 24 ore per venerdì 28 gennaio di tutto il comparto sanità

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

In questi due anni di pandemia gli infermieri hanno assicurato le cure necessarie a tutti gli ammalati di COVID, sia negli ospedali che sul territorio e a bordo delle ambulanze del 118, sostenuti dalle parole di affetto degli stessi ammalati di cui si sono presi cura, ma nel disinteresse della politica. Non una missione, ma una professione, quella di INFERMIERE, cui si accede dopo anni di studi universitari ed esami durissimi nelle facoltà di medicina. Non eroi per caso, ma professionisti capaci, preparati e votati alla difesa della salute dei cittadini, in forza del patto INFERMIERE CITTADINO, il giuramento di fedeltà pronunciato il giorno dell’abilitazione. Per questo gli infermieri non meritano di essere presi in giro. Gli infermieri scioperano perché credono che valorizzare la loro professione sia nell’interesse dei cittadini e che migliorarne le condizioni di lavoro migliorerebbe l’assistenza di tutti. Scioperano perché: 1. Il governo Draghi non ha voluto dare alcun segnale di vicinanza non solo agli infermieri ma a tutti gli operatori sanitari (ostetriche, OSS, professionisti sanitari), rifiutando di erogare le risorse stanziate da oltre un anno. Risorse che già da un anno sono erogate al personale medico, ma che vengono negate al restante personale sanitario e sociosanitario, nonostante siano le categorie più esposte. 2. Le condizioni di lavoro sono diventate inaccettabili: • siamo sottoposti a improvvisi e continui spostamenti di reparto; • ci vengono negate le ferie e quelle già autorizzate vengono bloccate, penalizzando fortemente la vita privata; • non è consentito il necessario affiancamento per i neoassunti; • montagne di ore di straordinario non pagate; • nessuna quarantena per i contatti stretti; • sempre sottorganico; • continuamente richiamati in servizio; • i più colpiti dall’infezione COVID-19; • i primi ai quali è stato imposto l’obbligo della vaccinazione. 3. Abbiamo gli stipendi tra i più bassi d’Europa. In Italia le competenze sono da laureati mentre la paga è da operai. 4. Il peso della responsabilità è sempre più gravoso. Ci sobbarchiamo a nostre spese l’assicurazione, la formazione obbligatoria e l’iscrizione all’ordine professionale. Non siamo eroi, siamo professionisti e rispondiamo direttamente per ciò che facciamo o non facciamo o per gli errori che commettiamo, ma gli applausi e le pacche sulle spalle non ci aiutano ad arrivare a fine mese dignitosamente. 5. Sempre meno giovani vogliono intraprendere la nostra professione e sono molti invece quelli che si accingono a lasciarla. Sempre più neolaureati migrano all’estero, attratti da condizioni di lavoro migliori e stipendi più alti. 6. Vogliamo poter dare ai nostri assistiti il meglio, ma per poterlo fare abbiamo bisogno di un corretto rapporto infermiere/pazienti (1 a 6 per i reparti ordinari) e di veder riconosciute e sviluppate le nostre competenze e poter avere una carriera che premi le competenze specialistiche. Il 28 gennaio gli infermieri pugliesi si fermeranno insieme ai colleghi delle altre regioni per CHIEDERE migliori condizioni di lavoro ed economiche a vantaggio di una sanità più efficiente e più equa per i cittadini. Il 28 gennaio, dalle ore 10.00 alle ore 12.00, gli infermieri terranno un sit-in di protesta davanti alla Presidenza della Giunta della Regione Puglia in via Lungomare Nazario Sauro n°33.

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