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Appalti truccati per una scuola e un impianto di trattamento rifiuti, chiuse le indagini: nell'inchiesta coinvolto l'ex assessore Caracciolo

Titolare dell'assessorato regionale all'Ambiente, si dimise dopo aver ricevuto l'avviso di garanzia: insieme ad altre otto persone, è accusato di concorso in turbativa d’asta, corruzione e falso

Turbativa d’asta, corruzione e falso in concorso: sono queste le accuse contestate dalla Procura di Bari a nove persone, tra cui il consigliere regionale ed ex assessore pugliese all’Ambiente Filippo Caracciolo, in relazione a due presunte gare truccate per la costruzione di una scuola a Corato e di un impianto per trattamento rifiuti ad Andria.

In questi giorni la Procura ha chiuso le indagini: nel febbraio 2018, in seguito alla notizia dell'inchiesta, Caracciolo si dimise. 

L’inchiesta ebbe origine da un altro procedimento su un presunto giro di tangenti in cambio di appalti dell’Arca Puglia, l'agenzia regionale che gestisce le case popolari, nell’ambito del quale l’ex dg Lupelli e l’imprenditore Massimo Manchisi hanno patteggiato la pena. 

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