Giovedì, 5 Agosto 2021
Cronaca Carbonara / Piazza di Carbonara Umberto I

Bari ricorda Gaetano Marchitelli. Emiliano: "Il filo della memoria non sia interrotto"

A Carbonara la cerimonia di commemorazione del 15enne ucciso per errore durante una sparatoria il 2 ottobre di 10 anni fa. L'appello di Emiliano: "se c'è qualcuno che ha visto qualcosa, racconti tutto. La città ha bisogno della verità per riprendere il proprio cammino e andare avanti

Gaetano Marchitelli aveva 15 anni. Andava a scuola e, la sera, lavorava come garzone in una pizzeria del suo quartiere, Carbonara. Anche quella sera del 2 ottobre 2003 Gaetano era lì, davanti a quella pizzeria. E lì fu ucciso, vittima innocente di una sparatoria tra clan rivali. Una storia terribile che si ripeteva, la sua, come quella di Michele Fazio, due anni prima, a Bari vecchia.

Da quella tragica sera sono passati dieci anni, e oggi, come ogni anno, la città ha ricordato quel ragazzino vittima innocente di mafia. In mattinata, in piazza Umberto a Carbonara, il sindaco Michele Emiliano ha deposto una corona d’alloro, vicino la lapide dedicata a Gaetano, nel corso di una commemorazione pubblica. Alla cerimonia sono intervenute autorità civili e militari locali, delegazioni di studenti degli istituti cittadini e i parenti delle vittime di mafia.

“Sono trascorsi dieci anni - ha dichiarato il sindaco di Bari - e provo sempre lo stesso stupore e lo stesso dolore. La storia di Gaetano Marchitelli è ben impressa nella nostra memoria anche perché, ad oggi, abbiamo la sensazione che giustizia non sia ancora stata fatta. Perché purtroppo spesso accade che durante il percorso processuale qualcuno si assuma delle responsabilità, sue certamente, ma che appartengono anche ad altri. Un dubbio questo, che deve essere sciolto non per desiderio di vendetta, ma per un fatto di giustizia, per evitare a qualcuno di prendersi gioco di noi credendo di poterla fare franca."

"Ci sono sempre margini in cui la verità non viene ricostruita - ha proseguito - ma noi abbiamo il dovere, il sogno di inseguirla. Questo modo di vivere mi ha sempre restituito grande conforto, e spero che lo stesso sentimento possiate viverlo anche voi. Non dobbiamo retrocedere di un millimetro dalle nostre posizioni, dobbiamo lottare per appropriarci di questa piazza, come di tanti altri luoghi spesso contesi dalla malavita, perché abbiamo un grande bisogno di proseguire nella nostra battaglia. Noi siamo qui, non abbiamo paura di raccontare come sono andate le cose. Allo stesso modo siamo al fianco di quanti stanno cercando di far emergere la verità nei processi che li vede impegnati nella ricostruzione dei fatti, come sta accadendo alla famiglia Mizzi. Perché la verità ha la capacità straordinaria di rendere accettabile anche il dolore. Lo sanno bene Pinuccio e Lella Fazio, che per primi l’hanno raccontata. Per questo io continuerò a venire qui, anche da semplice cittadino, visto che è la mia ultima commemorazione da sindaco. Ed è per questo che insisto col dire che se c’è qualcuno che ha visto qualcosa, racconti tutto. La paura c’è e ci sarà sempre ma si può affrontarla perché siamo in tanti. Mi auguro, dunque, che il filo della memoria e della verità non venga interrotto, la città ne ha bisogno per riprendere il proprio cammino e guardare in avanti. Solo in questo modo, anche chi oggi non conosce la storia di Gaetano, potrà in futuro mantenerne vivo il ricordo”.  

Nel pomeriggio la giornata commemorativa è proseguita a Palazzo di Città con l’incontro sul tema “La giustizia attesa. Il processo penale e le vittime innocenti delle mafie” al quale, oltre al sindaco e alla famiglia Marchitelli, hanno Apartecipato lessandro Cobianchi, coordinatore regionale di Libera, Geni Pontassuglia, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari, Sandro Alverone, colonnello della DIA - Direzione investigativa antimafia e il giornalista de La Gazzetta del Mezzogiorno Carlo Stragapede.

Nel corso dell'incontro però Pontassuglia ha espresso il suo rammarico per la scarsa partecipazione di pubblico: "E' davvero estremamente difficile avere la collettività dalla nostra parte: questa giornata era stata pubblicizzata moltissimo, su tanti organi di informazione, eppure oggi ci ritroviamo qui in quattro-cinque persone, oltre ai diretti interessati: questo è molto triste''. Secondo Pontassuglia, ''per combattere la mafia serve una sinergia tra le varie forze in campo'' e ''occorre sensibilizzare sopratutto i più giovani: io vado spesso nelle scuole a incontrare i ragazzi, ma oggi siamo in pochi''. ''Questo - ha concluso - è davvero molto triste''.

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