Assemblea Anci, il giorno del premier Renzi: "I sindaci? Non sono amministratori di condominio"

Il presidente del Consiglio è intervenuto nella seconda giornata del congresso alla Fiera del Levante: "Basta con il complottismo del 'tutti sono ladri'. I sindaci non cedano alla rassegnazione di chi sa solo lamentarsi"

Dopo l'elezione, ieri, di Antonio Decaro alla presidenza dell'Anci e la visita del Capo dello Stato, Sergio, Mattarella, all'assemblea dell'Associazione Nazionale Comuni Italiani è stato il giorno del presidente del Consiglio Matteo Renzi, sul palco della Fiera del Levante dopo gli interventi di numerosi ministri, tra cui Marianna Madia, Graziano Delrio e Stefania Giannini, nel corso della mattinata e del pomeriggio.

Renzi, preceduto da Decaro ("Chiediamo di liberarci dai vincoli normativi e dal blocco del turnover" aveva anticipato il neopresidente Anci),  ha parlato direttamente ai sindaci, affrontando numerosi nodi riguardanti richieste di allentamento della burocrazia, ma anche rilanciando l'orgoglio di un ruolo importante, al vertice di una comunità: "Non vengo a fare la solita storia dei primi cittadini importanti per il Paese. Se per la prima volta c'è n'è uno alla guida del Governo è un riconoscimento evidente alla funzione. I sindaci sono gruppo dirigente del Paese. Antonio Decaro è a capo di una città importante ed è una persona di livello. Il punto fondamentale - ha proseguito Renzi -  è che la consapevolezza che un sindaco possa essere oggi parte dirigente a livello nazionale è uno degli argomenti più dibattuti. Questo mestiere non è solo occuparsi delle piccole beghe quotidiane. Un sindaco non è un amministratore di condominio". Il presidente del Consiglio ha sottolineato anche l'importanza degli impiegati pubblici, spesso bistrattati e considerati dei fannulloni: "Dobbiamo rottamare la filosofia checcozaloniana di questo lavoro - ha spiegato scherzosamente il premier -. Queste persone devono tornare a sentire l'orgoglio di avere questo impiego". 

Il primo ministro ha parlato del rapporto tra Governo e Comuni, in vista delle riforme istituzionali che saranno votate nel Referendum del 4 dicembre prossimo, ma anche dei prossimi progetti di sviluppo economico: "Il patto dell'Agenda urbana lo firmeremo dopo.chi porta il Comune al dissesto non può essere considerato come i virtuosi. Il merito non è una parolaccia. Sulla base di questo presenteremo le misure per la competitività anche a Bari, ovvero industria 4.0, abbassamento Ires, minimi e partite iva. L'Italia ha un grande futuro e lo dico dopo due anni a Palazzo Chigi. È un Paese sottostimato e ha potenzialità straordinarie".    

Renzi ha poi proseguito sui temi di politica estera ed europea: "Il terrorismo internazionale non nasce sui banconi di Lampedusa ma nelle periferie di Bruxelles e Parigi. Quando penso ai bambini di Aleppo mi chiedo se non stiamo facendo troppo poco. Due anni fa ci dicevano che gli sbarchi nel Mediterraneo erano un problema solo nostro e che non eravamo capaci di gestire la situazione. È rimasto l'egoismo dei muri. Nella discussione, in apparenza lontana, sui prossimi fondi europei post-2020, dobbiamo mettere la regola che quei Paesi non in grado di rispettare gli impegni presi sull'immigrazione non dovranno avere finanziamenti privilegiati".

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Il premier ha poi concluso con un messaggio diretto: "Se l'Italia inizia a fare squadra in Europa, non ce n'è per nessuno. La parola che cambia il Paese è fiducia e bisogna riportarla tra la gente. Basta con il complottismo del 'tutti sono ladri'. Ci stiamo mettendo i il cuore per restituire al nostro Paese la credibilità. Auguro ai sindaci di essere capaci di non cedere alla rassegnazione di coloro che si lamentano. Tutti possono sbagliare, il fallimento non è un peccato"

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