Cronaca Bari Vecchia / Corso Vittorio Emanuele II

I telamoni a Palazzo di Città, tanto belli quanto nascosti

Facevano parte dello storico palazzo della "Gazzetta del Mezzogiorno". Ora sono nell'androne dell'edificio che ospita il Comune. Ma perché non in piazza?

Un tempo reggevano uno degli edifici più belli della città. Lo facevano simbolicamente, ma è anche grazie ad essi che quel palazzo riusciva a sprigionare il suo splendore architettonico. Parliamo dei quattro telamoni che sostenevano la vecchia sede della Gazzetta del Mezzogiorno, in piazza Roma. Oggi, nello stesso posto, si trova un grattacielo a specchio. I rimpianti di quanti hanno ancora negli occhi le immagini del palazzo dismesso durante gli anni ’70 sono ancora tanti. Tutto è andato distrutto, ma i quattro telamoni sono stati conservati ed immessi nell’androne di Palazzo di Città. Un modo che forse non permette di valorizzare le sculture che ci riportano al mito di Atlante, colui che Zeus costrinse a tenere sulle spalle l'intera volta celeste per essersi alleato con chi stava guidando la rivolta contro gli dei dell'Olimpo.

Le statue sono in Comune, ma pochi ne sono a conoscenza. Un tempo si parlò di collocarle lungo via Sparano per cercare di valorizzare la strada, ma il progetto di restyling della via dello shopping barese è finito nel cassetto dei buoni propositi. L' idea dei progettisti era che la città, nel corso degli anni, potesse inglobare nelle proprie strade alcune sue opere d’arte rimaste senza una adeguata valorizzazione. E i telamoni avrebbero potuto rientrare di certo in questa categoria.

Del resto sarebbe anche un buon modo per farli conoscere. Ci fermiamo davanti al Comune

telamoni 1b-2

per chiedere ai passanti se conoscono le statue e cosa ne pensano. “Non sapevo li avessero sistemati qui dentro, me lo sta facendo notare lei – ammette Marco Florenzi, 63enne -. Mi ricordo il Palazzo della Gazzetta: era stupendo, peccato averlo demolito”. Per gli adolescenti l’argomento è tabù: “Passo spesso da qui, pensavo fossero resti archeologici – afferma Valerio, 18 anni -. Sono belli, ma credo che nessuno dei miei coetanei sappia nulla di queste opere”.

“Sono un appassionato di storia dell’arte – racconta Gino Caldarola, 59 anni -. Alcuni giorni fa ho portato i miei nipoti a far vedere queste opere di scultura, meravigliose per composizione, slancio e rifinitura. Mi domando perché siano state messe nell’atrio di un portone, piuttosto che in un museo?” Domanda che gireremo presto agli esperti del settore.

 

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