Cronaca

Ricatto a Berlusconi, Laudati: "Da Tarantini solo falsità"

Il procuratore di Bari, citato da Tarantini in alcune intercettazioni telefoniche, in una lettera ai giornali smentisce punto per punto i fatti raccontati dall'imprenditore a Lavitola. E chiede l'invio di un'ispezione ministeriale

Si dice "tranquillo" il procuratore di Bari Antonio Laudati dopo la pubblicazione di alcune conversazioni telefoniche tra l'imprenditore Tarantini e Lavitola intercettate dalla Procura di Napoli che sembrerebbero gettare ombre sul suo operato. Nelle sue telefonate a Lavitola, l'ex imprenditore della sanità barese fa riferimento all'inchiesta sul giro di escort a Palazzo Grazioli in corso a Bari, vantando di avere "agganci" in Procura tali da poter influenzare il corso dell'inchiesta. In una conversazione, in particolare, Tarantini cita Laudati come uno dei principali fautori dell'archiviazione dell'inchiesta, parlando anche di incontri tra i suo legali e il capo della Procura di Bari, in cui quest'ultimo avrebbe esplicitato la sua volontà di non far proseguire l'inchiesta. "Tutte falsità", replica il procuratore, che in una lettera inviata ai giornali smentisce punto per punto le dichiarazioni di Tarantini contenute nelle intercettazioni.

"Con gli avvocati di Tarantini (che ho incontrato un paio di volte nei due anni di permanenza a Bari e sempre su loro esplicita richiesta) - si legge nella lettera di Laudati - non ho mai parlato delle questioni riportate". "Ho letto che anche gli avvocati lo confermano, ne prendo atto; ma a prescindere dai contenuti dei colloqui tra Tarantini ed i suoi avvocati, i fatti riferiti al telefono dall'imprenditore barese a Lavitola, quando vengo tirato in ballo, non sono veri. Facilmente smentibili sotto il profilo puramente procedurale". "LA PRESUNTA ARCHIVIAZIONE DELL'INCHIESTA: leggo nelle intercettazioni pubblicate - afferma Laudati - che io avrei 'fallito l'archiviazioné. Quando sono arrivato a Bari, il 9 settembre 2009, Tarantini, era indagato dalla Procura per reati gravi, ma continuava ad essere una persona a piede libero che aveva presentato anche una richiesta di patteggiamento 'omnibus'". "Sono stato io - aggiunge - a disporre il fermo che ne ha comportato la custodia cautelare per quasi un anno. Subito dopo ho costituito un pool di magistrati e investigatori ad hoc per accertare tutte le responsabilità penali. In due anni sono stati aperti ben sette fascicoli a suo carico ed è stato richiesto ed ottenuto il fallimento delle sue società". "Tali comportamenti - sottolinea - a me appaiono incompatibili con l'obiettivo di archiviare le indagini o di favorirlo". "IL PRESUNTO RITARDO NELLE INDAGINI: leggo sempre nelle intercettazioni - aggiunge - di 'aver ritardato le indagini'. Nei numerosi procedimenti aperti a carico di Tarantini sono state richieste ed ottenute decine di misure cautelari solo a seguito di precisi e puntuali riscontri che gli investigatori hanno compiuto sulle dichiarazioni dell'indagato". "La tesi accusatoria - prosegue - ha trovato conferma nei vari gradi di giudizio (dal Riesame alla Cassazione), per un procedimento c'è già stata una condanna, per altri è stato richiesto il 'giudizio immediato', altri ancora sono in via di definizione".

E mentre Tarantini, interrogato ieri dal gip di Napoli, respinge le accuse di estorsione, sostenendo che quei soldi erano un "prestito" volontario del premier per aiutarlo a risollevarsi dalle difficoltà economiche, Laudati chiede l'invio a Bari di ispettori del Ministero della Giustizia che possano analizzare le carte e verificare la trasparenza del suo operato. "Se emergeranno ombre sul mio operato - assicura Laudati - chiederò al Csm di essere destinato ad un altro incarico".
 

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