Cronaca

Dissesto idrogeologico, Legambiente mappa il territorio. Ma pochi Comuni rispondono al questionario

Solo 12 amministrazioni aderiscono all'indagine volta a monitorare le attività messe in campo per la mitigazione del rischio: non c'è Bari, insieme ad altri 24 Comuni. Esclusi perchè non considerati a rischio Noci, Locorotondo, Cellamare e Toritto

Un'Italia poco preoccupata di porre un freno all'eccessivo consumo di suolo, poco attenta problema del dissesto idrogeologico mentre i cambiamenti climatici amplificano gli effetti di frane e alluvioni. Un Paese sempre più fragile e insicuro: dal 2010 al 2016, stando alle stime del CNR, le sole inondazioni hanno provocato nella Penisola la morte di oltre 145 persone e l’evacuazione di oltre 40mila. Da non trascurare anche i danni economici causati dal maltempo che, solo nell’ultimo triennio (2013-2016, fonte Italia Sicura), ammontano a circa 7,6 miliardi di euro; lo Stato, ad oggi, ha risposto stanziando circa il 10% di quanto necessario, 738 milioni di euro. 

A fornire il quadro della situaizone italiana sono i dati di Ecosistema Rischio 2017, l’indagine di Legambiente sulle attività nelle amministrazioni comunali per la mitigazione del rischio idrogeologico, realizzata sulla base delle risposte fornite da 1.462 amministrazioni comunali, corrispondenti al 20% dei comuni classificati ad elevata pericolosità idrogeologica (7.145 secondo l’ultima classificazione stilata dall’ISPRA nel 2015). 

In Puglia sono solo 41 le amministrazioni comunali che hanno risposto al questionario di Ecosistema Rischio, circa il 18% dei comuni a rischio della regione (231 in totale, fonte Ispra). In provincia di Bari hanno aderito al monitoraggio solo 12 Comuni: Altamura, Bitritto, Cassano delle Murge, Corato, Grumo Appula, Modugno, Mola di Bari, Monopoli, Noicattaro, Rutigliano, Ruvo di Puglia, Santeramo in Colle. 

Non considerati a rischio, e quindi non interpellati per l'indagine, i Comuni di Noci, Locorotondo, Cellamare e Toritto. Nessuna risposta al questionario, invece, dai restanti Comuni, pur inseriti nella lista di quelli a rischio: Bari, Acquaviva, Adelfia, Alberobello, Binetto, Bitetto, Bitonto, Capurso, Casamassima, Castellana, Conversano, Gioia del Colle, Giovinazzo, Gravina, Molfetta, Palo, Poggiorsini, Polignano, Putignano, Sammichele, Sannicandro, Terlizzi, Triggiano, Turi, Valenzano.

Entrando nel merito dei dati pugliesi, si evince che nel 34,1% dei comuni pugliesi intervistati sono presenti abitazioni in aree a rischio idrogeologico, nel 26,8% interi quartieri, nel 36,6% attività produttive, nel 19,5% strutture commerciali e/o ricettive e nel 7,3% edificazioni nell'ultimo decennio.

Soltanto il 4,9% dei comuni ha intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo e in nessun caso si è provveduto a delocalizzare insediamenti o fabbricati industriali. Le delocalizzazioni delle strutture presenti nelle aree esposte a maggiore pericolo e gli abbattimenti dei fabbricati abusivi rappresentano una delle principali azioni per rendere sicuro il territorio. Quasi la metà dei comuni (46,3%) ha dichiarato di svolgere regolarmente un’attività di manutenzione ordinaria delle opere di difesa idraulica. Il 75,6% dei comuni ha recepito nel piano urbanistico le perimetrazioni contenute nel Piano per l’Assetto Idrogeologico al fine di stabilire i vincoli all’edificazione delle zone a rischio.

Migliore è la situazione per quanto riguarda l’organizzazione del sistema locale di protezione civile, fondamentale per salvare la popolazione ad evento già in corso. L’82,9% dei comuni si è dotato di un piano d’emergenza (il 61% lo ha aggiornato negli ultimi due anni), mentre pochi sono ancora i comuni che organizzano le attività informative (22%) e le esercitazioni (17,1%), fondamentali visto che i piani d’emergenza, per essere realmente efficaci, devono essere conosciuti dalla popolazione. Pochi, inoltre, i comuni che hanno predisposto sistemi di monitoraggio e allerta: sono soltanto il 29,3%.

“Le amministrazioni comunali – conclude Tarantini – hanno un ruolo strategico e determinante nelle attività legate alla gestione del territorio, quali la pianificazione urbanistica, gli interventi di delocalizzazione di abitazioni e di altri fabbricati dalle aree a rischio, l’adeguamento alle norme di salvaguardia dettate dalla pianificazione di bacino e la corretta manutenzione del territorio. Tutte attività che, se adeguatamente pianificate e supportate, porterebbero a una riduzione reale del rischio idrogeologico”.
 

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