Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca San Pasquale

Omicidio Porro, la Corte d'Assise assolve Caracciolese

Il pm aveva chiesto 30 anni di carcere per il 28enne accusato di aver ucciso il collaboratore di giustizia Orazio Porro con un colpo di pistola alla testa il 25 marzo 2009. La Corte ha ritenuto valido l'alibi dell'imputato

La Corte d'Assise di Bari ha assolto Giacomo Caracciolese, accogliendo la tesi della difesa secondo cui il 28enne, accusato di aver ucciso con un colpo alla testa il collaboratore di giustizia Orazio Porro, avrebbe un alibi.

L'omicidio avvenne il 25 marzo del 2009 in pieno giorno, tra le bancarelle del mercato di via Nizza nel quartiere San Pasquale. Ad inchiodare Caracciolese furono le dichiarazioni di un cittadino extracomunitario, che si sarebbe scontrato con lui pochi istanti prima del delitto e lo avrebbe visto fuggire subito dopo l'agguato. Il pm inquirente, Elisabetta Pugliese, chiese quindi la condanna dell'imputato a 30 anni di carcere, non considerando valido l'alibi fornito dall'imputato.

La sentenza della Corte d'Assise ha invece ribaltato questa condanna, che  ha portato Caracciolese a scontare nel frattempo due anni di carcere. La Corte ha infatti assolto l'imputato "per non aver commesso il fatto", ritenendo valido il suo alibi: all'ora del delitto (le 13 circa) Caracciolese tornava dall'ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari con moglie e figlio. Questa tesi fu avvalorata anche dalla dichiarazione del primario del reparto che riferì che la visita era terminata alle 12.50.

Il pm ha annunciato che impugnerà la sentenza di assoluzione. Orazio Porro era stato scarcerato pochi giorni prima del delitto. Aveva deciso di collaborare con la giustizia dopo una condanna nel processo Borgo Antico sugli affari illeciti del clan Capriati. Secondo le indagini della Procura, a spingere Caracciolese a sparare sarebbe stata una vendetta personale. Porro avrebbe mancato di rispetto alla famiglia Caracciolese, che gestiva alcuni banconi al mercato rionale di San Paquale. Caracciolese fu fermato pochi giorni dopo l'omicidio perché ritenuto l'esecutore materiale.
 

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