Giovedì, 5 Agosto 2021
Cronaca

Terlizzi: il reparto di oculistica come studio privato, arrestati tre medici

Ai domiciliari il primario e due oculisti esterni alla struttura. Avrebbero utilizzato l'ospedale come una vera e propria clinica privata per operare pazienti seguiti dai due medici esterni

Avrebbero trasformato il reparto di Oculistica dell'ospedale Sarcone di Terlizzi in una vera e propria 'clinica privata', utilizzando la struttura pubblica per il ricovero e gli interventi su pazienti seguiti al di fuori del nosocomio. E' questa l'accusa che ha portato oggi all'arresto di tre medici da parte della Guardia di Finanza di Molfetta.

GLI ARRESTATI - Ai domiciliari con le accuse di abuso d'ufficio e falso ideologico sono finiti il primario del reparto, Antonio Acquaviva, di 56 anni, di Bari, e due oculisti esterni alla struttura: Giuseppe Fanelli, di 57 anni, di Bitonto e Vincenzo Mangione, 62 anni, di Corato.

LE INDAGINI - Le verifiche dei militari delle Fiamme Gialle, coordinati dalla Procura di Trani, erano partite dall'intento di accertare eventuali frodi ai danni del Servizio sanitario nazionale. Secondo quanto accertato dagli investigatori, grazie alla compiacenza del primario del reparto, i due medici esterni, Fanelli e Mangione, ottenevano di poter ricoverare e operare abusivamente i propri pazienti al "Sarcone", utilizzando le apparecchiature della struttura sanitaria pur non lavorando in ospedale. Il reparto é stato posto sotto sequestro con facoltà d'uso. I finanzieri hanno accertato l'esecuzione di oltre un centinaio di interventi nel 2012, fra marzo e luglio scorso, per un esborso per l'azienda sanitaria pari a circa 140.000 euro.

AGGIRATO IL PIANO DI RIENTRO - Confrontando le disposizioni contenute nel piano di riordino ospedaliero (che prevedeva per il reparto di Terlizzi la riduzione da dieci a due posti letto, trasformandolo in Unità operativa semplice) con quanto riferito dal personale sanitario–infermieristico e con i dati di ricoveri e cartelle cliniche, sarebbe emerso che quel reparto era stato trasformato in una clinica privata. Secondo l'accusa, il primario, Antonio Acquaviva, avrebbe disposto il ricovero di pazienti le cui patologie si sarebbero potute curare in day hospital, allo scopo di non ridurre appunto il reparto a Unità semplice. I pazienti erano tutti dei due colleghi di Acquaviva esterni all'ospedale. Le cartelle cliniche esaminate dai finanzieri sono risultate incomplete, mancanti delle firme dei medici che materialmente operavano, perché non potevano essere lì, mentre ad assisterli era personale ospedaliero.
 

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