Cronaca

No alle cure fuori dal carcere, ergastolano paraplegico in sciopero della fame

L'uomo, rinchiuso nel carcere di Bari, con una condanna per omicidio, sequestro di persona e rapina, per due settimane ha rifiutato il cibo e i farmaci salvavita. Alla base del gesto il no del tribunale di sorveglianza di autorizzare le cure al di fuori del penitenziario. Oggi la sospensione della protesta

Ha deciso di sospendere da oggi lo sciopero della fame Giuseppe Sanzone, l'ergastolano paraplegico detenuto nel carcere di Bari che da due settimane rifiutava cibo e farmaci salvavita.

Condannato all'ergastolo per omicidio, sequestro di persona, rapina e altri reati, l'uomo, che ha perso 17 chili, aveva intrapreso lo sciopero per protestare contro la decisione del tribunale di sorveglianza che gli nega le cure in una struttura esterna. La sua vicenda è stata raccontata dall'edizione odierna della Gazzetta del Mezzogiorno.

Giuseppe Sanzone, di Vittoria (Ragusa), è da sette anni su una sedia a rotelle per un intervento chirurgico sbagliato, a suo dire, nel carcere di Cagliari. Giovedì scorso ha avuto una crisi da disidratazione ed è stato salvato con un flebo. Sanzone ha oggi 66 anni, quando è entrato in carcere ne aveva 22. Attualmente, riferisce la 'Gazzetta', è detenuto nella sezione paraplegici del Centro diagnostico terapeutico (Cdt) della Casa circondariale di Bari. La condanna all'ergastolo è, fra l'altro, legata alla sua appartenenza alla banda che il 19 settembre 1988 sequestrò alla periferia di Milano l'imprenditore dell'acciaio Gianfranco Trezzi. L'imprenditore venne ucciso e il suo corpo tagliato a pezzi; la banda continuò a chiedere il riscatto anche dopo il delitto.

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