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Quando il pomodoro è solidale: il progetto di inclusione di due associazioni contro il Decreto sicurezza bis

'Solidaria' di Bari e 'Diritti a Sud' di Nardò hanno rilanciato 'Sfruttazero', salsa di pomodoro realizzata con i prodotti dei campi coltivati da 30 braccianti, italiani e migranti africani

Un pomodoro 'inclusivo', per protestare contro le nuove leggi contro i migranti e in particolare contro la 'disumanità' del decreto Sicurezza bis approvato ieri dal Senato. Parliamo di Sfruttazero, il progetto lanciato cinque anni fa dalle associazioni 'Solidaria' di Bari e 'Diritti al Sud' di Nardò dedicato all'inclusione socio-lavorativa per la produzione e la vendita di salsa di pomodoro da coltivazioni agroecologiche.

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Iniziativa diventata bandiera di protesta contro il decreto del Governo Gialloverde: ""Di fronte alla disumanità che si fa legge - spiega l'associazione Solidaria in una nota - non possiamo fermarci, abbiamo il dovere etico e morale di resistere, di continuare a dissentire. Noi lo facciamo costruendo una filiera etica e solidale del pomodoro, lungo la quale nativi e migranti insieme si incontrano e si organizzano, programmano cosa, quanto e come produrre, vivono aspettative di vite e lavoro in comune, senza padroni".

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Un progetto che cresce di anno in anno: "Quest'anno abbiamo piantato 10mila piantine di pomodori - spiegano da Solidaria - lavorato circa 300 ore per irrigarle e curarle in agroecologia. Seguendo il contratto collettivo agricolo, abbiamo fatto otto contratti, di cui due con la durata di un anno per iniziare a destagionalizzare la produzione agricola, per permettere il rinnovo del permesso di soggiorno da umanitario a lavoro a causa del primo decreto sicurezza dell'ottobre 2018 che ha cancellato la protezione umanitaria" .

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