Cronaca Madonnella / Largo Luigi Giannella

Save the children, il "viaggio del palloncino rosso" fa tappa a Bari

Penultima tappa per la campagna nazionale di sensibilizzazione sul tema della mortalità infantile dell'associazione umanitaria, che lancia un allarme: "Nel Sud del mondo servono 3,5 milioni operatori sanitari in più"

Il pulmino rosso di Save the Children sul lungomare (foto ©Save the children)

E' approdata oggi  sul lungomare di Bari la penultima tappa del "Viaggio del palloncino rosso" di Every One, la campagna nazionale di sensibilizzazione sul tema della mortalità infantile promossa dall'associazione umanitaria Save the Children. Decine di bambini delle scuole primarie baresi hanno affollato largo Giannella, rigorosamente con un palloncino rosso in mano, simbolo dell'iniziativa.

A lanciare l'allarme sui numeri dell'emergenza sanitaria nel Sud del mondo, un'emergenza che riguarda soprattutto i bambini, è Filippo Ungaro, responsabile comunicazione di Save the Children:  "Servono 3,5 milioni di operatori sanitari in più nei Paesi del Sud del mondo, in particolare in Ciad e Somalia, - sottolinea Ungaro - dove muoiono ogni anno otto milioni di bambini, uno ogni quattro secondi, prima di aver compiuto cinque anni, a causa di malattie curabili: polmonite (18%), malaria (16%), diarrea (15%), oppure per complicazioni prima o dopo il parto".

Medici soprattutto, ma non solo. Anche ostetriche, infermieri, e volontari, da avviare al programma di formazione dei 'Care health workers', ovvero persone che, dopo aver partecipato ai corsi di formazione come quelli di 'Save the children', girano nei villaggi a diagnosticare le malattie più comuni, come il raffreddore o la polmonite; e a spiegare alle mamme le norme più semplici per la prevenzione: allattare il bambino per almeno sei mesi, ripararlo dal freddo con un cappellino, abbracciarlo per scaldarlo; e a dare altri consigli come lavarsi le mani per prevenire infezioni oppure non bere acqua sporca".

E per fare in modo che l'emergenza possa essere fronteggiata in maniera adeguata, è necessario che le istituzioni nazionali e internazionali si impegnino maggiormente nelle politiche di aiuto per potenziare il sistema sanitario e nella formazione di operatori sanitari nei Paesi più poveri del mondo.  "L'Onu - ha ricordato Ungaro - ha stabilito che tutti gli Stati debbano destinare almeno lo 0,7% del Pil alla cooperazione, e l'Italia dà solo lo 0,1%". "Il nostro paese - ha concluso - continua a destinare soldi per il salvataggio delle banche e per le spese militari, ma fa pochissimo per la mortalità infantile".

 

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