Tendopoli per migranti, i residenti a Decaro: "Non siamo razzisti, ma vogliamo sicurezza per i nostri figli"

In un locale del quartiere Libertà discussione accesa tra un gruppo di abitanti della zona e il sindaco che ha garantito un "presidio delle forze dell'ordine h24". La protesta continua: "Non si possono lasciare decine di persone senza controllo"

La protesta delle mamme qualche giorno fa davanti al Comune

Clima teso, a tratti surriscaldato. Residenti del Libertà insieme a qualche genitore dell’istituto comprensivo Peroni-Levi hanno chiesto e ottenuto un altro confronto con il sindaco Antonio Decaro sulla costruzione in via Brigata Regina di una tendopoli provvisoria che consenta il soggiorno di 200 migranti dopo l’incendio di parte dell’ex convento Santa Chiara. Insieme al primo cittadino presenti anche l’assessore all’Ambiente Pietro Petruzzelli, la sua collega alle politiche giovanili Paola Romano e Vincenzo Brandi, responsabile della delega al Patrimonio.

In un locale del rione Libertà è andato in scena un serrato confronto che ha messo in luce la totale contrarietà da parte di un gruppo di residenti di realizzare questa struttura di accoglienza. “Non devono dirci di essere razzisti perché non è vero e non lo accettiamo – dichiara la mamma di un bambino che frequenta l’asilo posto a pochi passi dalla tendopoli - Vogliamo che il Comune metta in sicurezza la zona perché non si possono lasciare decine di persone senza controllo a pochi metri dalla scuola”.

“Queste persone non lavorano, vanno in giro per la città senza meta – aggiunge un’altra mamma -. Abbiamo paura per i nostri figli, il Comune ci deve garantire che non succederà nulla”. Altri residenti non ne vogliono sapere e chiedono che la giunta rimetta in discussione il progetto, cosa che Antonio Decaro non ha alcuna voglia di fare anche se ha garantito che la sistemazione dei migranti durerà al massimo 40-50 giorni e ci sarà un presidio fisso delle forze dell’ordine.

ll clima rimane sempre infuocato e la sensazione è che non si riesca mai a trovare un punto risolutivo fra le due esigenze. Rimane però sempre la percezione che una città come Bari, da millenni vocata all’accoglienza, stia venendo meno ad una caratteristica della sua anima che l’ha resa celebre nel mondo. Garantire l’accoglienza da chi scappa da miseria e guerra ha la stessa urgenza di presiedere alla sicurezza degli alunni della scuola, a prescindere dalla presenza di una tendopoli. Le due cose possono convivere. Le due cose devono convivere.

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