Cronaca

Truffa alle banche, imprenditore e consulente fiscale arrestati a Molfetta

Presentavano false fatture per ottenere liquidità dalle banche: in questo modo sarebbe riusciti ad ottenere illecitamente più di 500mila euro. A far partire le indagini la denuncia di un istituo di credito che si era accorto del raggiro

Presentavano alle banche copie contraffatte di fatture attive, in modo da ottenere dagli istituti di credito degli anticipi di denaro su somme che, in realtà, non avrebbero mai incassato.

Attraverso questo meccanismo truffaldino, un imprenditore molfettese di 61 anni, D.R.C., insieme al figlio 30enne e con la complicità della consulente fiscale dell'azienda, T.G. di 50 anni, era riuscito ad incassare indebitamente dal 2010 ad oggi una somma pari a 533.847 euro.

Dopo complesse indagini condotte dalla Procura di Trani, il 61enne e la commercialista sono stati arrestati oggi dalla Guardia di Finanza con le accuse di associazione per delinquere, truffa, falsità in scrittura privata. Denunciato invece a piede libero il figlio dell'imprenditore.

"I documenti contabili - spiega una nota della Finanza - venivano modificati nei dati essenziali, in particolare nella banca d’appoggio, al fine di trarre in inganno gli istituti di credito i quali, vedendosi beneficiari di pagamenti che avrebbero dovuto effettuare le aziende “clienti” destinatarie delle fatture, peraltro di consolidata affidabilità trattandosi di S.p.A. conosciute a livello nazionale, ne anticipavano i relativi importi alla M. S.r.l. (ditta dell'imprenditore arrestato, ndr). Spesso, la stessa fattura alterata veniva inviata addirittura a più di due banche ed, in alcuni casi, si è accertato che le banche a cui venivano richiesti anticipi su una singola fattura erano addirittura tre, oltre quella che realmente ne aveva titolo".

A far scattare le indagini è stata la denuncia di un istituto di credito che, accorgendosi di come alle rispettive scadenze i creditori si rivelassero sempre insolventi, aveva contattato le aziende per ottenere spiegazioni. Al riguardo, le società interpellate avevano disconosciuto le fatture negando qualsiasi rapporto commerciale con l'azienda che aveva presentato i documenti contabili.

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