Cronaca

Addio all'Uniba, l'ex rettore Petrocelli lascia in anticipo: "Non vedo futuro per il nostro sistema"

L'annuncio con un lungo post su Fb, in cui spiega le ragioni delle sue dimissioni esprimendo "sconcerto per una realtà governata ormai da formule e numeri". "Ma non abbandono l'impegno"

Annuncia le sue "dimissioni volontarie con ben cinque anni di anticipo" dall'Università di Bari, e con lungo post su Facebook, spiega le ragioni che lo hanno spinto a tale decisione. A dire addio all'Ateneo è l'ex rettore, Corrado Petrocelli.

I 40 anni all'Università e il rettorato

"L’Ateneo (il nostro ateneo, una grande università) è stato molto di più che il luogo di lavoro: è stata casa mia per oltre 40 anni", scrive Petrocelli ripercorrendo il lungo periodo trascorso all'Uniba, fino ai "sette lunghi difficili anni di rettorato", "un’esperienza indelebile", afferma l'ex rettore sottolineando che "molto di quanto è stato fatto non è bastato, molto volutamente dimenticato e quando non c’è non riconoscenza, per carità, ma neppure un parziale riconoscimento, l’amarezza è inevitabile".

Competizione esasperata e marketing: "Non vedo grande futuro per il nostro sistema"

Ma è allargando il discorso al sistema Università che Petrocelli esprime più a fondo le ragioni che hanno portato alle sue dimissioni. "E' inevitabile - scrive - lo sconcerto per una realtà governata ormai da formule e numeri, da richieste di montagne di adempimenti formali, una realtà in cui formiamo studiosi che non hanno spesso alcuna prospettiva all’orizzonte, ai quali si insegna che non è importante cosa ricercare e pubblicare, ma soprattutto dove, e come e in quanto tempo; in una realtà in cui la competizione è esasperata e selvaggia e si sviluppa già tra gli atenei e poi tra i dipartimenti e poi tra i singoli. E la scarsa disponibilità di risorse non aumenta la coesione e la solidarietà, ma suscita faide e rivalità feroci e i provvedimenti non vengono discussi per mettere a fuoco nuove esigenze, nuovi metodi, nuove iniziative magari interdisciplinari, ma ci si appiattisce con rassegnazione sull’applicazione più pedissequa della normativa, sul rispetto passivo di paletti e recinti, mentre il marketing diventa terreno di battaglia fra gli atenei (pur di conquistare una posizione in una qualsivoglia classifica) e gli studenti sempre più spesso sono visti non come parte integrante della comunità, ma come clienti, consumatori da soddisfare con servizi adeguati, da formare magari secondo percorsi iperspecialistici finalizzati a rispondere a questa o quella logica di mercato. Dentro una simile università, con tali prospettive mi trovo ormai a disagio (denuncio il mio disagio, non critico nessuno) e non vedo un grande futuro per il nostro sistema, se ormai incombe l’obiettivo di salvaguardare una élite di atenei e mandare gli altri in serie B".

L'impegno all'Università di San Marino

"Ciò non significa - conclude tuttavia Petrocelli - abbandonare l’impegno, la lotta cui non mi sono mai sottratto. Anzi: credo che l’esperienza di San Marino possa aiutare a credere che si può lavorare diversamente. E per la mia idea di università continuerò a battermi. Grazie dunque a tutti, grazie alla mia università a cui ho dato tutto me stesso senza risparmio, ma da cui ho avuto molto, molto di più. Cambia la formula, cambia lo status, ma l’impegno e la passione restano, più forti e radicati di prima".

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