Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Università e lavoro: a colloquio con il professor Visaggio

In mattinata abbiamo intervistato il presidente del CICSI Giuseppe Visaggio in merito alla facoltà d'Informatica di Bari, grande punto di forza nel panorama occupazionale nostrano

Circa due settimane fa sono emersi dei risultati in ambito occupazionale che fanno della facoltà d'Informatica di Bari il fiore all'occhiello nel mondo del lavoro post-laurea. Dai dati emersi da alcuni studi, infatti, si evince che orientativamente l'85% di ragazzi laureati in informatica entro sei mesi dalla conclusione del loro percorso di studi trovano lavoro nel proprio settore di competenza. Un grande dato che va decisamente controcorrente rispetto a quanto sta vivendo il nostro paese, alle prese con una sostanziale regressione in ambito economico e occupazionale. Per provare a saperne di più, questa mattina abbiamo incontrato il professor Giuseppe Visaggio, presidente del Consiglio Interclasse dei Corsi di Studio in Informatica(CICSI), che con grande soddisfazione aveva presentato tali dati alle aziende in un incontro tenutosi una quindicina di giorni fa. Al professor Visaggio abbiamo chiesto alcuni pareri sui dati in questione e anche novità relative ad alcuni progetti lavorativi in essere.

Prof.Visaggi, i dati che parlano dell'85% di studenti che trova lavoro entro sei mesi dalla laurea è secondo lei un dato, viste le concomitanti difficoltà del nostro paese, difficilmente superabile o pensa che sia ancora migliorabile?

A mio avviso l'obiettivo dev'essere sempre quello di migliorare e credo concretamente che tale dato sia decisamente migliorabile. Innanzitutto perchè la restante percentuale che non trova lavoro entro i sei mesi dalla laurea stenta a trovare lavoro anche dopo più tempo diventando, in parole povere, quelli che vengono scartati dal mondo del lavoro. Se si considera che circa il 47% annuo di richieste di personale da parte di aziende e imprese del settore resta inevaso nel nostro paese, si capisce che quel 15% restante è totalmente disallineato dal mercato e ciò ci può far dire che la formazione avuta è migliorabile. Inoltre, se si considera il dato europeo secondo l'Istat, la percentuale di laureati nel settore che restano inoccupati è pari al 3,06%: essendo noi attestati sul 15% è facile comprendere che siamo fuori dai parametri europei e, di conseguenza, possiamo ancora migliorare. Per farlo, però, abbiamo bisogno dell'aiuto degli studenti".

In un articolo uscito qualche giorno fa sulla Gazzetta del Mezzogiorno si legge che due aziende del settore, Exprivia e Links, non riescono a trovare laureati all'altezza. Questo inevitabilmente va in contrasto con quanto da lei detto nella presentazione dei dati visto che ha dichiarato che molti laureati entrano nelle squadre di grossi colossi come Hp, Microsoft o Ibm. Dov'è la verità?

Non so perchè Favuzzi (amministratore delegato di Exprivia, n.d.r.) abbia detto questo. Bisognerebbe chiederlo a lui, dovrebbe spiegarsi meglio. Anche perchè, per esempio, gran parte dei nostri laureati li accoglie proprio Favuzzi. Vorrei precisare, comunque, che quello che sostiene Favuzzi non è in contraddizione con quanto da me sostenuto: lui va sul mercato, fa i suoi colloqui e sostiene che non trova determinate caratteristiche nei candidati. Fatto sta, però, che poi le stesse persone vanno da altre aziende e vengono prese. Personalmente con Exprivia l'esperienza che ho, relativamente ai laureandi, è che tutti coloro che fanno stage lì storicamente restano poi a lavorarci. Solo un caso ha dato esito negativo. Questi sono i dati di fatto ma evidentemente Favuzzi ha standard più elevati dei miei e, di conseguenza, non tutti sono ritenuti idonei per lavorare in Exprivia.

Al professor Visaggio, poi, passiamo a chiedere di un interessante progetto, quello del 'Cloud computing': una piattaforma informatica disponibile in rete che permette alle aziende, senza modifiche di infrastrutture e software, di di innovarsi in modo rapido e conveniente visto l'abbattimento di costi derivante dall'utilizzo di strumenti gestiti, controllati, prodotti e messi a disposizione da terzi.

Siamo venuti a conoscenza di un interessante progetto portato avanti dalle Università di Bari, Foggia e del Salento che è quello dell'utilizzo del 'Cloud computing' applicato alle imprese. Può dirci quali sono i progetti attuati e in cantiere che utilizzano tale tecnologia e qual'è, dal punto di vista numerico di persone implicate, l'incidenza dell'Università di Bari nel progetto?

Per ciò che riguarda il dato numerico, posso dire che in pratica ha lavorato l'intera Università di Bari. I progetti totali sono cinque di cui alcuni già sperimentati e altri in via di definizione. Uno dei progetti già sperimentati è stato fatto sul mercato ittico, nella fattispecie a Manfredonia. Il funzionamento è il seguente: c'è una comunicazione bidirezionale fra il mercato e i pescherecci con il primo attore che comunica al secondo l'andamento di mercato in base alla domanda. I pescherecci, che possono già adeguarsi a tali richieste, comunicano a loro volta le quantità di merce a loro disposizione in modo tale da dare possibilità ai gestori del mercato di fare dei lotti ancor prima di avere a disposizione fisicamente la merce e di iniziare già a venderli, magari sul mercato nazionale. I pesci in eccesso e non ancora venduti all'arrivo dei pescherecci vengono poi immessi sul mercato locale. Inoltre, questo sistema permette un'altro tipo di ottimizzazione: se, infatti, il mercato si accorge di avere un'offerta di merce superiore alla domanda, tale merce viene venduta a un frammento di utenti che non comprerebbero mai pesce fresco come mense di studenti, ricoveri per anziani e così via. Attualmente, invece, il pesce in eccesso viene buttato. L'utilizzo di tali tecnologie, che sono in sperimentazione da circa un anno e potrebbero già essere industrializzate, sarebbero state impossibili da mettere a disposizione del settore ittico se non fossero state a basso costo e semplici da utilizzare per tali utenti. Il cloud computing, quindi, è funzionale a tale scopo perchè il pescatore paga solo per l'uso del sistema che è messo a disposizione da altri utenti e questi costi solo per l'utilizzo sono sostenibili. Stiamo sperimentando il sistema anche nel settore vinicolo: utilizziamo una tecnologia in grado di separare i vari tipi di vitigno al fine di avere un vino senza misture e, quindi, migliore in termine qualitativo. Al tempo stesso, il sistema ottimizza anche le tempistiche di produzione in quanto, avendo in rete tutti gli impianti disposti a collaborare nella produzione, è possibile sapere in modo più accurato tutti gli smistamenti della materia prima e, di conseguenza, non si corre il rischio di avere impianti bloccati oppure troppo carichi. Qui l'industrializzazione del sistema, però, la vedo più difficile rispetto all'ambito precedente in quanto, sembra incredibile, ma bisognerebbe convincere le cooperative a condividere gli impianti.

 

 

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